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Londra in crisi di pubblicità, ma è boom di studios

Crisi nera per i cartelloni in strada, a partire dallo storico cartellone di Piccadilly Circus. La quarantena da Covid spinge la tv: Sky, Netflix e Hollywood investono in stabilimenti propri nel Regno Unito

di Simone Filippetti

(Frank Gärtner - stock.adobe.com)

3' di lettura

LONDRA - Cromwell Road è una grossa arteria a sei corsie che taglia Londra dal centro fino all'aeroporto di Heathrow: all'altezza di West Kensington questa tangenziale cittadina è costeggiata da una decina di immensi cartelloni a led, si vedono da un chilometro di distanza. Sparano in tecnologia 4k la pubblicità della nuova stagione di The Crown, serie tv culto, che partirà il 15 novembre. Nel mondo di prima, ogni giorno milioni di auto scorrevano lungo la via. Ora però il traffico si è azzerato.

Quei cartelloni sono installati sulla parete del palazzo che ospita la sede di Clear Channel, il colosso mondiale della pubblicità all'aperto. Tra le tante vittime del Covid e della pesante recessione c'è proprio la cartellonistica: se la gente sta in casa, non esce e non viaggia, la pubblicità sulle strade non serve. E oggi tutte le grande agenzie di outdoor advertising sono in difficoltà: per il 2020 si stimava un giro d'affari di 40 miliardi di euro nelle grandi città europee. Nessuno ora fa più stime, mentre tutti i budget pubblicitari da parte delle aziende sono stati tagliati.

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L’iconico schermo a Piccadilly Circus

A Londra, l'emblema della crisi è lo storico “billboard” di Piccadilly Circus: il cartellone che occupa un intero palazzo, di fronte alla fontana di Eros, è forse l'affissione pubblicitaria più famosa del mondo, accanto a Times Square a New York. E' stata inaugurata nel 1908, con tanto di illuminazione pubblica, e il primo cartellone fu quello dell'acqua minerale francese Perrier. Solo due volte, in 110 anni di storia, è stato spento: la prima volta durante la Seconda Guerra Mondiale. E la seconda appena 3 anni fa per sostituire i vecchi 6 mega schermi con un nuovo e unico gigantesco schermo curvo a led da 11 milioni di pixel: è il più grande in Europa e la Ocean Outdoor, la società che gestisce l'immenso spazio di Piccadilly Circus, dove la Coca-Cola è una presenza fissa dal 1955, record di inserzionista, ogni incassava 30 milioni di sterline. Quest'anno nessuno sa sbilanciarsi.

Il paradosso Netflix: pubblicità in strada per stare in casa

L'unico grosso inserzionista che continua a spendere in giro per Londra è Netflix, la casa televisiva che produce appunto The Crown. Ironia della sorte, l'unica a tappezzare il Regno Unito di pubblicità all'aperto è la regina americana delle serie tv, che invita la gente a stare a casa. Per un'industria in crisi, un'altra è in boom: quella degli studi per le produzioni televisive: a Dagenham, estrema periferia est di Londra, zona depressa e derelitta, è appena sbarcato il gruppo americano Hackman Capital: il fondo, proprietario degli studios di Sex&TheCity e Sopranos, investirà 300 milioni di sterline per costruire gli EastBrook Studios. I futuri studios saranno grandi il doppio degli storici Pinewood Studios, che oggi sono un feudo di Disney e Netflix. Nella guerra degli studi, si è infilata anche Comcast: la controllata Sky si costruirà sempre a Londra i suoi capannoni per girare serie tv.

Studios di proprietà, asso nella manica

“Con il lockdown, la gente è stata molto di più davanti alla tv a guardare serie e film - osserva Andrea Scrosati, l'enfant prodige della tv italiana diventato il capo di Fremantle a Londra - questo ha portato a un boom per i vari Ott, ma il loro catalogo si è consumato più velocemente del previsto. E ora devono rimpolpare la loro offerta: per tenere gli abbonati occorre che ci siano sempre novità”. Ecco dunque l'effetto a monte sugli studios: servono strutture di proprietà per stare dietro alla domanda.

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