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Londra for dandies, il fascino vintage dell’eterna capitale

Alla scoperta delle Chad Olympiads, giochi “olimpici” in salsa british che spaziano dal lancio del sandwich al cetriolo alla corsa con il cocktail in mano. E che, quest’anno, hanno traslocato nel Sussex

di Stefano Salis


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4' di lettura

«L’immaginazione è una qualità che è stata concessa all’uomo per compensarlo di ciò che egli non è, mentre il senso dell’umorismo gli è stato dato per consolarlo di quel ch’egli è»: la frase, sempre molto più sottile di quello che a prima vista appare, e già e tanto, è del dio e vate riconosciuto dei dandy d’ogni ordine, grado e latitudine: naturalmente Oscar Wilde. E racchiude due elementi – immaginazione e senso dell’umorismo – senza i quali nessun dandysmo è ammesso e ammissibile e, probabilmente, senza i quali, nel giusto mix, si intende, si apparirebbe patetici o grotteschi. Ben consapevoli di tutto ciò, i nuovi dandy e gli eccentrici inglesi (popolo che dell’eccentricità ha fatto un tratto distintivo e decisivo dell’identità nazionale) sanno come vivere la loro giocosa eppure serissima (o viceversa) esperienza di vita.

Chap Olympics 2019, i giochi olimpici più dandy (e british) del mondo

E non mancano le occasioni per ribadirlo, anche pubblicamente, quando, complici il bel tempo, la voglia di stare insieme, un bel po’ di gin and tonic o di Pimm’s, ci si ritrova a godersi lo spettacolo d’arte varia di sé stessi, legantemente messi alla berlina. È capitato recentemente, per dire, con il rinnovato rito delle Chap Olympiads, le olimpiadi indette dalla rivista «The Chap» (fondata da Gustav Temple e bibbia del vero gentleman dei nostri tempi), che dopo anni di goliardate e champagne – tutti vestiti rigorosamente secondo le regole, denim bandito – in Bedford Square a Londra (non lontano da dove imperversavano quegli snobboni coltissimi del gruppo di Bloomsbury), quest’anno, lo scorso weekend, si è trasferito in campagna, nel Sussex, nell’ambito della Firle Vintage Fair.

Le competizioni? Si va dal lancio del disco – pardon del sandwich al cetriolo – alla battaglia a colpi di ombrello in bicicletta, dalla corsa con cocktail in mano senza perderne una goccia dal bicchiere, al tiro dei baffi posticci, fino, naturalmente, alla gara di riempimento sincrono, in coppia, di tazza di thè. Su bici. Buffoneria ed eleganza vanno di pari passo, mentre il picnic, sotto vapori di fumo da pipa e sguardi accigliati di anarco-dandy in monocolo impazzano. E qualche giorno prima, a luglio, chaps and chapettes avevano fatto una chicchissima sfilata, la «Grand Flaneur Walk», stavolta in pieno centro a Londra, per festeggiare i 20 anni della medesima rivista. Anche qui, non era mancato il tocco divertito, con tanto di manifesti in Savile Row, la via dell’alata sartoria londinese, che scandinavano «Give Three Piece A Chanche», canzonando l’inno pacifista di Lennon e Ono e rivendicando nuova vita per l’abito a tre pezzi.

Del resto, il fatto che eccentricità e dandysmo facciano spesso rima con vintage non è solo questione di “inattualità” di redingote nere con bottoni d’oro o di scarpe con le ghette. Si tratta – piuttosto – anche di rivendicare un mondo che, forse, non c’è più ma che non merita di scomparire del tutto. Ed è una tendenza che viene assecondata, sempre di più, dall’aria dei tempi, dai trendsetter e da chi, più scaltro nel marketing di altri, ha saputo cogliere quest tipo di fascino che attrae sempre più persone. L’errore, naturalmente, è il troppo posticcio: il post moderno ammette un certo grado di “falsità” e mix, ma qui sono tutti troppo smaliziati per tollerare la completa finzione. Ecco perché, allora, uno degli indirizzi più cool di Londra, da quando è stato aperto (nel 2017), è il lussuoso hotel «The Ned». Posso confermarlo per esperienza diretta: in piena City, rinato sopra un maestoso edificio di quel genio dell’architettura inglese che fu Sir Edward “Ned” Lutyens, l’hotel non sbaglia un colpo. Le stanze (sono 250, ovviamente di varie dimensioni), perfettamente contemporanee ma di ispirazione anni 20-30: tutto è stato ridisegnato appositamente, dalle lampade ai bicchieri del servizio in camera (e tutto è acquistabile), le radio, benché wi-fi, sono in puro stile. Spettacolo jazz ogni sera nell’ex androne principale della banca, ha ben nove possibili scelte di ristorazione (aperte a tutti), e tutte ottime: dall’italiano al californiano, dal british all’Asian-Pacific. Non mancano la spa, la terrazza per eventi privati, e la barberia vecchio stile. Imperdibile, in una parola. E lo stesso accade per lo storico – è stato il primo boutique hotel del mondo – The Blakes, nel bel mezzo di Kensington. Creato nel 1978, nato dalla fantasia, dalla creatività e dalla tenacia di Anouska Hempel (già bond girl e sacerdotessa del glamour), colpisce ancora per la sua facciata nera, che, a 10 minuti dal V&A, nel lussuoso e sonnolento quartiere (il Conran Shop e il Bibendum Restaurant, altri simboli di esclusività, sono a due passi), è ancora paradossalmente un bel colpo di colore. Per i suoi 40 anni ha rinnovato alcune suite (dovete essere pronti a camere a tema, per dire a me è capitata una con sofisticati richiami orientaleggianti e cineserie rigorosamente oro e nero), ha creato una spa, ha portato il ristorante al primo piano, lasciando il basement a un bar (Blakes Below) che, nel fine settimana, è ancora un ritrovo per modelle e popstar. Lo stile e il gusto estetico – dominato, nemmeno a dirlo, dal nero – sono tuttora un richiamo per gli eccentrici che, magari, vogliono godersi anche solo un pomeriggio di lettura nel giardino posteriore, con la bellissima cupola di ferro battuto a dominare la scena.

Infine, se poi volete sentirvi almeno una volta british, pur essendo rispettati nel vostro imprinting mediterraneo, prenotate una cena all’intramontabile Rules al Covent Garden e scegliete una sogliola di Dover, che viene cucinata secondo i sacri crismi.

E fate una prima colazione – anche se non volete la full english va bene lo stesso, ché tutto è eccellente, fidatevi – al bistrot di sapore francese The Colbert in Sloane Square. Piatti superbi a tutte le ore, ma la mattina insuperabile granola con yogurt greco e miele o, se ve la sentite, e lo consiglio vivamente, ecco il kedgeree, “classico” piatto inglese ma via India: pesce cotto sfaldato (salmone o smoked haddock), riso bollito, prezzemolo, uova sode, curry, panna e uva sultanina. Il classico esempio dell’eccentricità inglese. Qui dotata anche di una buona dose di immaginazione e di senso dell’umorismo, se passa, per talune guide, come tipico piatto scozzese!

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