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Londra hub internazionale per il design made in Italy

Una città che vale come un Paese: con un milione di persone impiegate nel settore creativo e mille studi di design che gestiscono commesse in tutto il monso. L’export di arredo italiano verso la UK vale oltre un miliardo di euro

di Giovanna Mancini

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5' di lettura

Che Londra sia piena di italiani non è certo una novità. Ma fa un certo effetto, in questi giorni, camminare per le vie di alcuni quartieri – in particolare a South Kensington e Chelsea, lungo Brompton Road, a Mayfair, oppure a Clerkenwell – e sentire parlare la nostra lingua quasi quanto l’inglese.

Del resto, è la settimana del design a Londra e le aziende del made in Italy sono a pieno titolo protagoniste di un evento, il London Design Festival, che in nove giorni attira in città oltre 580mila visitatori da tutto il mondo. La manifestazione, giunta alla sua 17esima edizione, assomiglia più al Fuorisalone di Milano che non al Salone del Mobile, ovvero è soprattutto una grande piattaforma di iniziative culturali, mostre e dibattiti, diffusa in 11 distretti cittadini, anche se comprende al suo interno quattro piccole fiere commerciali a cui prendono parte brand del settore.

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Le aziende italiane dell’arredo-design sono presenti in massa, piccole e grandi, queste ultime organizzate nei propri showroom con diverse iniziative, pronte a incontrare la grande comunità londinese del design e dell’architettura: un migliaio di studi di progettazione tra i più importanti al mondo, che dai quartieri generali della capitale britannica controllano e gestiscono i più grandi sviluppi immobiliari internazionali, dai Paesi Arabi al Far East, dall’Europa agli Stati Uniti. È qui dunque, nell’hub globale di Londra, che i brand italiani cercano di intercettare e conquistare le più prestigiose e redditizie commesse contract su scala globale.

Se alla Design Week di Parigi si va soprattutto per presidiare il mercato “locale”, francese (che è comunque il primo per esportazione), al London Design Festival si partecipa per proiettarsi su scala globale, spiega Giorgio Gobbi, amministratore delegato del gruppo Italian Design Brands, che sintetizza così la differenza fondamentale tra l’appuntamento di Milano, con il Salone, e quello di Londra: «Milano e l’Italia sono i luoghi in cui il design viene prodotto, Londra quello in cui viene applicato. Bisogna esserci, perché è qui che si vende».

Ma non solo: Londra, da sola, vale quanto un intero Paese. «é una delle città con il maggiore potere d’acquisto al mondo – osserva Roberto gavazzi, amministratore delegato di Boffi Group –. C’è una concentrazione incredibile di ricchezza pazzesca, con persone influenti di ogni nazionalità che hanno qui una seconda casa, oppure mandano i figli a studiare, soprattutto dall’area del Commonwealth, ma anche dagli Stati Uniti, dall’Asia e dal medio oriente». Negli ultimi anni inoltre - prima che il referendum sulla Brexit nel 2016 mettesse un freno all’ondata di investimenti - la capitale inglese è stata il centro di uno sviluppo immobiliare incredibile, con progetti di riqualificazione urbana unici in Europa. «Londra è un centro propulsivo pazzesco – conferma il ceo di Moroso, Damir Eskerica –. La città stessa è diventata un brand, con i sui mille studi di architettura che per il 75% lavorano su progetti internazionali».

Per questo tutti i principali brand italiani dell’arredo e del design si sono organizzati con una presenza strutturata e capillare nella capitale inglese, aprendo, ampliando o aggiungendo flagship store monomarca, corner shop all’interno dei principali multimarca specializzati in design, ma anche filiali commerciali e mettendo in piedi team dedicati al canale del progetto e del contract.

«La Gran Bretagna è il quarto mercato internazionale per le nostre imprese dell’arredamento e dell’illuminazione», spiega il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini. L’export dall’Italia ha superato gli 1,16 miliardi di euro nel 2018 e ha registrato un’ulteriore crescita dell’1,5% nei primi quattro mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (dati Centro studi Fla). Non una crescita roboante, se confrontata a quella che aveva caratterizzato il Paese tra il 2012 e il 2017, ma comunque positiva, considerati i volumi importanti e il momento di incertezza un po’ su tutti i mercati internazionali.

Purtroppo, la Brexit ha già fatto sentire uqualche effetto: dal 2017 gli investimenti immobiliari – che avevano trainato anche le vendite di arredo-design italiano – sono rallentate, così come i consumi degli stessi cittadini britannici, spiegano dal centro studi di Fla. «Il vero impatto, se ci sarà, lo sentiremo soltanto tra un paio d’anni – osserva Orsini – e molto dipenderà da quali saranno le modalità della Brexit, ma certo la situazione ci preoccupa e ci aspettiamo una frenata, sia per una possibile contrazione dei consumi sul mercato interno, sia per le difficoltà che le imprese si troveranno ad affrontare in termini burocratici». FedelegnoArredo sta progettando iniziative a supporto delle aziende, soprattutto per le questioni doganali, inoltre sarà necessario mettere a punto accordi commerciali come avviene per i Paesi extra-europei più important, dagli Stati Uniti alla Cina, fino ai paesi del Mercosur.

I brand di fascia alta sono meno preoccupati: «Credo che l’impatto sarà soprattutto per i prodotti di fascia media – dice Gobbi – e in ogni caso la nostra presenza nel Regno Unito ha un valore soprattutto come hub per il mercato mondiale, quindi non credo che il nostro gruppo subirà effetti rilevanti». Anche per Boffi, al momento, la Brexit rimane sullo sfondo: «C’è stato un rallentamento del mercato contract negli ultimi anni – riflette Gavazzi – ma probabilmente è fisiologico, dopo il boom precedente, e in ogni caso è molto dinami co il settore dei piccoli progetti di qualità e alto livello, in cui noi continuiamo a fare lavori interessanti. È un mercato più selettivo, con numeri meno grandi ma comunque importante». «L’industria inglese del design cresce a ritmi del 10% l’anno - osserva Eskerica – più del settore bancario o di quello tecnologico. Brexit crea certamente incertezza sul mercato residenziale, a cui il design-arredo è legato, e la paura di perdere quel cappello internazionale di cui la città ha beneficiato. Ma noi come Moroso siamo ben posizionati sul mercato inglese: abbiamo lavorato per mettere radici solide nel Paese e ora siamo preparati a trovare nuovi canali e modalità per presidiare il mercato anche in questa fase».

Londra resta comunque un mercato strategico, su cui le aziende continuano a investire. E non solo per gli studi di architettura presenti: l’industria della creatività dà lavoro a circa un milione di persone nella sola città di Londra, spiega Ben Evans, direttore e co-fondatore del London Design Festival, che dal 2007 al 2018 ha contribuito all’economia locale con un valore aggiunto di quasi 490 milioni di sterline. Evans si dice molto preoccupato per gli effetti della Brexit sul settore del design: uno degli ultimi a essere riconosciuti dal governo come industria economica vera e propria, e uno dei primi che sarebbe colpito da un freno a quel flusso migratorio che tanta parte ha avuto nello sviluppo del design londinese, caratterizzato da una grande multiculturalità e contaminazione. Secondo il Design Council Design Economy Report 2018, l’economia del design ha generato nel 2016 un valore aggiunto lordo di 85,2 miliardi di sterline in tutto il Paese, il 7% del’valore aggiunto di tutta la UK e una cifra equivalente alla dimensione di settori come la distribuzione, i trasporti, l’hospitality e l’alimentare. Nella sola Londra, che genera il 28% di tutta la design economy britannica, si contano 23.600 aziende di design.

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