Mercato dell'arte

Londra, le icone dell’eros nell’incanto di Sotheby’s

di Gabriele Biglia

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Jacques Loysel, La Grande Névrose, white marble, circa 1896


3' di lettura

Il nudo come soggetto artistico ha attraversato tutte le epoche, dalle Veneri paleolitiche alte pochi centimetri come la Venere di Willendorf, dai seni prominenti e abbondanti, il più antico capolavoro della storia della scultura (Vienna, Naturhistorisches Museum), ai celebri Kouros, giovani greci ignudi scolpiti nel marmo nel 600 a.C., sino alle opere d'arte dei giorni nostri, come gli scatti di Nobuyoshi Araki o i dipinti di Lucian Freud.
Sotheby's ha deciso di puntare sull'erotismo con l'originale incanto «Erotic: Passion & Desire» che si terrà il 16 febbraio a Londra. Una vendita che condurrà i collezionisti in un viaggio attraverso i secoli, proponendo una serie suggestiva di opere su carta e su tela, oltre a sculture, fotografie e oggetti realizzati in diverse tecniche e materiali, partendo dalle antichità romane agli esemplari di arte erotica giapponese, indiana e persiane, alle opere dei grandi artisti della prima metà del Novecento come George Grosz, Pablo Picasso, Man Ray, Egon Schiele, Gustav Klimt, fino a Anthony Gormley e Marc Quinn.

I nudi in asta

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Che abbia simboleggiato la fertilità come nell'antichità o abbia racchiuso la perfezione e la bellezza di Dio nell'Uomo come nei disegni e nelle sculture di Michelangelo, il nudo ha incantato o scandalizzato. Platone nel Simposio indicò la metà superiore del corpo umano come sede dell'amore-Agape, la parte nobile, mentre l'inferiore come sede dell'amore-Eros, carnale e negativa. Per quanto possa sembrare incredibile, la nostra epoca non è poi così lontana dalla mentalità controriformista che aveva imposto di coprire le nudità nell'affresco del Giudizio Universale sulla parete interna della Cappella Sistina.

Poco più di vent'anni anni fa, nel 1994, l'immagine di una tela, dipinta oltre un secolo prima, nel 1866, riprodotta sulla copertina di un romanzetto uscito nelle librerie francesi, fu capace di creare tanto scandalo da portare un gruppetto di signori e di signore a richiedere al tribunale di bandire la scandalosa immagine dalla pubblicazione. Il quadro riprodotto era «L'Origine du monde» di Gustave Courbet (1819-1877), che l'anno successivo, nel 1995, avrebbe nuovamente suscitato scalpore facendo il suo ingresso nelle collezioni pubbliche francesi, nel celebre Museo d'Orsay.

La scabrosa tela, il cui ultimo proprietario fu lo psicanalista Jacques Lacan, è un superbo pezzo di pittura, unico quadro a raffigurare il sesso femminile, commissionato in origine dal nababbo ottomano Khalil-Bey per decorare la propria dimora al 24 di Boulevard des Italiens.
Ma basterebbe ricordare la “bufera” scoppiata sul museo Maxxi di Roma a seguito dell'esposizione, nel 2014, di una scultura dei fratelli Jake e Dinos Chapman, tra i più importanti artisti nel panorama internazionale, appartenenti alla Young British Artists, opera entrata a far parte della raccolta museale nel 2010, fatta velocemente rimuovere dalla direzione.

Il 16 febbraio saranno 107 i lotti a passare sotto il martello, tra cui un busto in marmo raffigurante Pan, divinità per metà uomo e per metà mezzo caprone, del II secolo a.d. (stima: 40-60.000 sterline); un incantevole e sensuale marmo di Jacques Loysel del 1896 «La grande Névrose», esposto all' Exposition Internationale Universelle di Parigi del 1900 ( stima: 120-180.000 sterline); una gouache su carta di Egon Schiele del 1917, a simboleggiare il complesso rapporto dell'artista viennese con il sesso (stima: 180-250.000 sterline); un raffinato disegno erotico di Gustav Klimt, datato 1914-1915 (stima: 120-150.000 sterline).
Naturalmente non mancano in catalogo le donne di Picasso, vittime sovente del suo sadismo sessuale. Due i disegni erotici su carta del pittore spagnolo: un piccolo disegno a matita del 1971 «Nude», stimato 120-180.000 sterline, ed un «Nu couché» del 1972, valutato 60-80.000.
Il pezzo forte dell'incanto è un letto a barca, scolpito in mogano, vero oggetto del desiderio, proveniente dal celebre Hotel de la Paiva sugli Champs-Elysés a Parigi, un “bateau-lit” che fu commissionato dalla cortigiana Esther Lachmann, nota demi-mondaine della capitale francese della seconda metà dell'Ottocento. Il letto, successivamente, divenne uno degli oggetti d'arredo più scenografici de La Fleur Blanche, noto bordello parigino frequentato dall'alta società e luogo di ispirazione di Henry de Tolouse-Lautrec (stima 500-800.000 steriline).

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