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Londra, non ci sono salumieri: P&V li forma e assume in Sicilia

L'azienda palermitana Prezzemolo&Vitale è pronta ad aprire un nuovo punto vendita nella capitale britannica e ha ottenuto la Sponsor licence per portare lavoratori che lì non si trovano dall'Italia

di Nino Amadore

Punto vendita. Uno dei negozi dell'azienda palermitana Prezzemolo&Vitale a Londra

3' di lettura

Sono pronti ad aprire altri negozi a Londra ma c’è una grande difficoltà: non si trova personale qualificato e in particolare salumieri. È la condizione in cui si trova, in questo momento, il Gruppo siciliano Prezzemolo &Vitale, azienda palermitana che prende il nome da Giuseppe Prezzemolo e Giusy Vitale, presente nella capitale britannica ormai da tempo con quattro punti vendita e alle prese con una domanda crescente di prodotti italiani di qualità. Il progetto, proprio nei giorni scorsi, ha fatto passi avanti con l’ottenimento della Sponsor licence cioè l'autorizzazione, obbligatoria dalla Brexit in poi, per l'assunzione di personale straniero in territorio britannico.

Sono in programma più di 20 assunzioni nell’immediato futuro da impiegare sia nei punti vendita già aperti sia in nuovi punti vendita di cui è programmata l’apertura: i nuovi assunti si andrebbero ad aggiungere ai circa 60 addetti che già lavorano nei punti vendita londinesi. In particolare i punti vendita Prezzemolo & Vitale di Borough, Notting Hill, Wimbledon, Chelsea sono a caccia di talenti a diversi livelli di specializzazione e formazione: staff per i banchi di salumeria e formaggi, assistenti sala eventualmente anche da formare a cui è richiesta una minima competenza e un buon inglese e che avranno oltre a formazione e benefit un lavoro a tempo pieno.

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«La licenza è un percorso lungo e complesso, ottenerla comporta mille controlli, è giusto così. Siamo orgogliosi di contribuire alla crescita, al lavoro e alla diffusione di cultura italiana ma soprattutto amiamo l'idea di supportare giovani nella realizzazione del sogno di una carriera a Londra» racconta José Prezzemolo, responsabile delle risorse umane nell’azienda di famiglia mentre i fratelli Salvatore e Vincenzo sono impegnati in altri aspetti del gruppo, presente a Palermo con sette punti vendita. L’azienda dà lavoro complessivamente a 250 persone con un giro d'affari di 45 milioni. L’obiettivo, spiegano dall’azienda, adesso è trovare personale capace di tenere alto il nome dei negozi, uno staff di eccellenza che conosca e ami il buon cibo italiano, che sia capace di raccontarlo e venderlo al pubblico inglese - che non è fatto solo di Italiani. La formazione all’interno di Prezzemolo&Vitale è un fattore chiave: «Noi selezioniamo sia personale con esperienza sia senza e la selezione avviene sulla base dei curriculum ricevuti – dice José – . Abbiamo anche provato a contattare alcune scuole alberghiere per provare ad avviare una collaborazione finalizzata all'inserimento dei ragazzi che in quelle scuole imparano cose che possono tornare utili anche nella gestione dei nostri reparti perché vi è la conoscenza dei prodotti: dall'ortofrutta all'enogastronomia». Nei punti vendita italiani è utilizzato, tra le altre cose, il tirocinio formativo: con un tasso di successo dell'80%, si è rivelato per questa azienda un formidabile strumento di formazione e reclutamento al lavoro perché «consente di verificare che vi siano veramente le attitudini a quel tipo di lavoro – dice ancora José –. Riteniamo sia molto utile che per un periodo di tempo non vi siano oneri ulteriori per l'azienda, tipo tasse e contributi, perché ciò consente di fare un investimento nella formazione dei lavoratori».

L’azienda sta intanto pensando di investire sulla formazione. L’idea è di fondare una vera e propria Academy che abbracci diversi piani del mondo alimentare: comunicazione, vendita, commerciale, e che dia un livello di specializzazione alto per dare l’opportunità di avvicinarsi all’azienda “da dietro le quinte” e all'azienda la possibilità di trovare figure su misura. «Non condividiamo quello che ha detto recentemente Alessandro Borghese: non è solo “sul campo” che si impara un mestiere, e non sempre la formazione puoi farla lavorando – dice Giusy Vitale –. Il mondo enogastronomico si è evoluto e ha bisogno di un nuovo livello di formazione».

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