commissione in bilico

Brexit, Londra non nomina il commissario Ue, Bruxelles apre una procedura di infrazione

La Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione contro Londra dopo che il governo inglese ha deciso di non nominare un commissario. Intanto il candidato francese Breton ha superato l’audizione all’Europarlamento, bocciato (per ora) l’ungherese Varhelyi

di Beda Romano


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Il commissario designato dalla Francia, Thierry Breton, durante l’audizione all’Europarlamento

3' di lettura

A due settimane da un atteso voto di fiducia, l’entrata in carica della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen rimane in bilico. Ieri l’esecutivo comunitario ha annunciato di avere aperto una procedura di infrazione contro il Regno Unito dopo la decisione del governo inglese di non inviare a Bruxelles un proprio rappresentante. Nel frattempo, il Parlamento europeo ha sentito tre nuovi candidati commissari. Due sono stati promossi, mentre all’ungherese Oliver Varhelyi è stato chiesto di rispondere a nuove domande, questa volta per iscritto.

La speranza della signora von der Leyen è di entrare in carica il 1° dicembre, dopo un voto di fiducia il 27 novembre. Gli ostacoli però non mancano. In procinto di lasciare l’Unione, Londra ha annunciato che non invierà un proprio rappresentante a Bruxelles. Mentre l’esecutivo comunitario ha aperto una procedura di infrazione, i Ventotto stanno cercando una soluzione per eventualmente permettere alla nuova Commissione di vedere la luce anche in assenza del commissario inglese.

La Commissione Juncker ha inviato una lettera di messa in mora al governo britannico dandogli tempo fino al 22 novembre per rispondere ai quesiti. I tempi stretti, ha spiegato l’esecutivo comunitario sono dettati dal fatto che «la nuova Commissione deve entrare in carica il più velocemente possibile». Scaduto il termine, Bruxelles dovrà decidere se inviare un’opinione ragionata. Dietro alla scelta della Commissione Juncker, vi è il desiderio di cautelarsi contro eventuali ricorsi giudiziari nel caso i Ventisette decidano di permettere l’insediamento dell’esecutivo presieduto dalla signora von der Leyen senza il commissario britannico.

Intanto, il Parlamento ha sentito in audizione nuovi candidati commissari dopo le tre bocciature delle scorse settimane. L’ungherese Varhelyi, responsabile del Vicinato, è stato accusato di legami troppo stretti con il premier nazionalista Viktor Orbán. Pur ottenendo la promozione piena, la candidata rumena Adina-Iona Valean, a cui sono stati affidati i Trasporti, è stata invece criticata per una preparazione limitata nel suo campo. Più semplice è stata l’audizione del francese Thierry Breton a cui però alcuni deputati hanno rimproverato possibili conflitti d’interesse. Incaricato di seguire il mercato unico, l’industria, la difesa, lo spazio e il digitale, l’uomo è stato fino a poco tempo fa presidente del gruppo internazionale Atos.

Durante l’audizione, il candidato francese ha assicurato che sarà «radicale» nel gestire l’eventuale rapporto con aziende in cui ha lavorato in passato, tagliando i legami, evitando di essere coinvolto nelle decisioni ultime e chiedendo ad altri commissari di essere presenti in eventuali colloqui troppo delicati. «Lo dico alto e forte, la mia unica bussola sarà la difesa dell’interesse europeo», ha affermato l’ex ministro delle Finanze. Ha portato all’attenzione dei deputati certificati a conferma della vendita del suo portafoglio azionario.

Il portafoglio più delicato, al di là della questione dei conflitti d’interesse, è proprio quello del francese Breton. Pur difendendo la recente bocciatura da parte di Bruxelles della fusione Siemens-Alstom, questi ha aperto la porta a una (controversa) revisione del diritto della concorrenza. «Bisogna valutare senza tabù quanto le politiche europee debbano cambiare per via della nuova rivoluzione digitale e dei nuovi equilibri geopolitici».

Ad Oliver Varhelyi, responsabile del Vicinato, è stato rimproverato il suo legame con il premier Orbán, anche se l’attuale rappresentante dell’Ungheria presso l’Unione ha assicurato che lavorerà «nell’interesse dell’Europa, senza accettare istruzioni da qualsivoglia Paese», ricordando ai parlamentari di essere stato in passato un funzionario europeo. Parlando di recente, il primo ministro aveva spiegato che il commissario ungherese avrebbe fatto l’interesse del suo Paese.

Come detto, mentre l’ex ministro francese e la candidata rumena hanno ottenuto la promozione piena, il candidato ungherese dovrà rispondere a nuove domande, questa volta per iscritto. La richiesta è giunta dai Socialisti, dai Liberali e dai Verdi, in un contesto politico segnato anche da tensioni di politique politicienne, ossia di piccolo cabotaggio politico. Le risposte ai nuovi quesiti dovranno giungere entro lunedì. Se i parlamentari non dovessero essere soddisfatti, ci sarà una nuova audizione, rafforzando i rischi di un nuovo rinvio dell’entrata in carica della nuova Commissione.

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