Studio italiano

Long Covid, dal tipo di variante sintomi persistenti diversi

Dopo la guarigione il 76% dei 428 pazienti coinvolti nello studio ha riportato il perdurare di almeno un segno clinico

I dati dei vaccinati al 25 marzo 2022

2' di lettura

Le diverse varianti del virus SARS-CoV-2 possono dare origine a sintomi diversi nel cosiddetto Long Covid, come sono definite le conseguenze a lungo termine che si presentano in alcune persone guarite dalla malattia. È quanto si evince dallo studio italiano di Università di Firenze e Azienda ospedaliero universitaria Careggi, che sarà presentato in aprile al Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive, a Lisbona (Eccmid 2022).

Per tre quarti almeno un sintomo persistente

«Si è trattato di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto molte professionalità diverse», ha detto all’Ansa il coordinatore della ricerca, Michele Spinicci, dell’Università di Firenze. Il 76% dei 428 pazienti coinvolti nello studio ha riportato almeno un sintomo persistente dopo la guarigione: i più comuni sono stati fiato corto e fatica cronica, seguiti da problemi di sonno, alla vista e cervello annebbiato.

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La gravità della malattia fattore chiave

I dati mostrano che le persone che avevano contratto il virus in forma più grave, necessitando quindi di immunosoppressori o di ossigeno durante il ricovero, avevano maggiori probabilità di presentare una forma di Long Covid. «Questa associazione non ci sorprende, anche se - commenta il ricercatore - sappiamo che sintomi persistenti possono essere riportati anche da soggetti che hanno avuto forme di Covid-19 più lievi».

Donne molto più suscettibili agli strascichi

Inoltre, le donne sono risultate molto più suscettibili agli strascichi del virus, il doppio rispetto agli uomini. «Questo dato è stato riportato anche in altri studi, ma al momento non esiste una spiegazione univoca», osserva Spinicci. «Ci sono ipotesi riguardo a possibili differenze nell’intensità della risposta immunitaria all’infezione tra uomini e donne. D’altra parte - aggiunge - sappiamo che anche nella fase acuta il virus si comporta in modo diverso tra i due sessi, esponendo gli uomini ad un maggior rischio di evoluzione negativa».

Cosa cambia in base alle varianti

Confrontando i sintomi delle persone che si sono ammalate nel 2020 (quando era dominante la forma originale di SARS-CoV-2), con quelle infettate nel 2021, quando invece circolava maggiormente la variante Alfa, i ricercatori hanno trovato differenze significative: nel secondo gruppo risultavano più comuni sintomi come dolore muscolare, insonnia, cervello annebbiato e ansia o depressione, mentre erano diventati meno frequenti la perdita dell’olfatto, la difficoltà di deglutizione e i problemi all’udito. «È la prima volta che sono stati messi in relazione i sintomi del long Covid con le diverse varianti» e lo studio, conclude Spinicci, «dimostra che dobbiamo fare di più per aiutare i pazienti anche nel lungo periodo».

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