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Lord, guru ed ex «polli» del Mirror, l’insolito team di Johnson per la Brexit

Iper-conservatori eccentrici, guru della comunicazione, ex giornalisti (di sinistra) diventati spin doctor dei Tory. Boris Johnson ha assemblato una squadra abbastanza inusuale per il suo obiettivo primario, la Brexit. Ecco qualche nome

articoli di Alberto Magnani e Nicol Degli Innocenti


Primo giorno di Boris Johnson e primo scontro con Ue

5' di lettura

Al suo debutto come premier, Boris Johnson ha attirato le critiche di avversari e alleati con una squadra di governo sbilanciata su Brexiteer e esponenti radicali del partito. I suoi detrattori, però, dovrebbero dare uno sguardo anche al team di consiglieri e consulenti radunati da Johnson a Downing street. Il colpo d’occhio non ha nulla a che fare con quello dell’esecutivo. È molto peggiore, o migliore, a seconda della vicinanza a Johnson e al suo proposito di una hard-Brexit « senza se e senza ma » entro il 31 ottobre 2019.

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Al momento si parla prevalentemente di posizioni che devono ancora essere confermate, ma lo scenario è quello di una squadra che mette insieme esperienze diversissime (e non necessariamente in armonia fra di loro). Si va da diplomatici navigati come lo sherpa europeo David Frost a Lee Cain, direttore della comunicazione, che in una vita precedente lavorava nel quotidiano progressista Daily Mirror e inseguiva i deputati di destra travestito da pollo.

Nel cerchio dei «consulenti» spuntano invece diversi dei ex machina della Brexit, anche se non si capisce se in positivo o in negativo: ad esempio David Cummings, il superconsigliere di Johnson con una lunga serie di battaglie referendarie alle spalle.

Il «governo di guerra» per la Brexit
La prima linea è rappresentata dalla squadra di governo assemblata da Johnson a ridosso della sue nomina a leader dei Conservatori e primo ministro britannico. Il rimpasto voluto da Johnson ha stravolto la formazione ereditata da Theresa May, complici le uscite spontanee di ministri in rotta di collisione con la politica dell’ex sindaco di Londra, nonché ex ministro di quello stesso governo. In particolare Johnson ha decretato la nascita di un team di sei ministri che si dedicherà in maniera più approfondita alla finalizzazione della Brexit, affibbiandogli un nome suggestivo: War cabinet, cabinetto di guerra, come quelli istituiti dai suoi precedessori durante prima e seconda guerra mondiale.

Rispetto ai tempi di Churchill, però, i nomi sono un po’ cambiati. Fra i membri ci sono Michael Gove, ministro dell’Ambiente sotto il governo May e oppositore della Brexit no-deal, nominato da Johnson capo del Gabinetto e cancelliere del Ducato di Lancaster; Dominic Raab, ministro dimissionario della Brexit ai tempi del governo May, tornato in pista come Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth; Sajid Javid, ex managing director di Deutsche Bank e astro nascente del partito, insediato come cancelliere dello Scaccchiere al posto di Philip Hammond; Geoffrey Cox, Procuratore generale per l'Inghilterra e il Galles evvocato generale per l'Irlanda del Nord, noto soprattutto per la stroncatura al deal siglato da May con l’Europa; Stephen Barclay, ministro della Brexit sotto al precedente governo, uno fra i superstiti nel nuovo esecutivo Johnson; Jacob Rees-Mogg, l’ultrà della Brexit indicato da Johnson come leader della Camera dei Comuni (la figura che fa da raccordo fra governo e parlamento).

Dopo una carriera nelle banche di investimento, la sua ascesa politica si è svolta tutta negli ambienti più a destra del partito conservatore. Rees-Mogg è noto come «membro del XIX secolo» per l’abbigliamento retrò e una linea politica che ammicca alle radici - molto - conservatrici del partito: euroscetticismo, ostilità ai diritti gay e alla protezione ambientale, pollice di ferro sull’immmigrazione e difesa strenua del libero mercato.

I consulenti di Boris a Downing street
Gli oppositori di Johnson, però, si allarmano soprattutto per la scelta dei vari advisor che dovranno affiancarlo nel processo di divorzio dalla Ue. La figura più controversa è proprio Dominic Cummings, consulente politico, stimato dai Brexiteer come una delle eminenze grigie dietro al referendum del 2016 (e disistimato per lo stesso motivo dai suoi avversari, che tra l’altro lo accusano di avere solo un buon fiuto per le cause già vinte). Direttore della comunicazione nella campagna per il Leave del 2016, Cummings ha iniziato a salire agli onori della cronaca negli anni ’90 per la sua attività in Business for sterlin, un gruppo sfavorevole all’ingresso del Regno Unito nell’euro.

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Non era amato da David Cameron, il premier che ha indetto e perso il referendum sulla Brexit («È uno psicopatico») e si è guadagnato diverse antipatie anche fra altri esponenti del partito. I rapporti con la Ue sono affidati a David Frost, già emissario della Brexit a Bruxelles, osteggiato da alcuni Brexiteer perché accusato di manomettere i loro piani di divorzio dall’Europa. Frost aveva già fatto da consigliere a Johnson nel suo periodo da ministro degli Esteri, e ora torna al lavoro con un focus più specifico sulla Brexit. La comunicazione di Downing street va a Lee Cain, ex giornalista, già assoldato da Johnson per la sua campagna per le leadership dei Tory. Prima di gestire la comunicazione per Johnson e altre iniziative di area conservatrice, inclusa la campagna per il Leave del 2016, Cain ha lavorato per il quotidiano di centrosinistra Daily Mirror.

Il suo ex editore gli ha creato qualche imbarazzo rivelando che quasi un decennio fa Cain era solito travestirsi da pollo per interpretare il «Mirror Chicken», un volatile antropomorfo inviato dal giornale aridicolizzare i leader conservatori. Lo si può vedere in una foto mentre svolge il suo ruolo con l’ex premier David Cameron. Nikki Costa diventa direttrice degli affari legislativi, lo stesso ruolo ricoperto sotto il governo May. Dopo le dimissioni si era guadagnata una certa fama tra i cronisti inglesi su Twitter, dova era solita spiegare le complicazioni procedurali della Brexit. Eddie Lister, capo dello staff di Johnson quando era sindaco di Londra, arriva a Downing Street nello stesso ruolo. Gli altri nomi in lizza riservano - ulteriori - sorprese. La direttrice del Number 10 Policy Unit, un ufficio di policy maker che fornisce consulenze al premier, sarà Munira Mirza: direttrice esecutiva del dipartimento Cultura al King’s College e vicesindaco con responsabilità sempre su Cultura e istruzione dal 2008 al 2016, a fianco dello stesso Johnson.

La curiosità è che Mirza ha alle spalle la militanza in una forza un po’ diversa dall’orientamento del governo attuale, il Partito comunista rivoluzionario: una piccola formazione trozkista che si sarebbe dissolta nel 1997. In quegli anni «Boris» lavorava come commentatore politico per alcune testate conservatrici, dopo aver alimentato la sua fama di penna anti-europea negli anni della corrispondenza da Bruxelles per il Times e il Daily Telegraph. All’epoca vergava pezzi intinti nello scetticismo classico di Londra per le istituzioni europee. Oggi potrebbe firmare il trionfo (o il dramma) della storia che ha iniziato a scrivere allora.

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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