convegno di Aspen Institute Italia

Lorenzin: «Investimenti pubblici per sostenere la ricerca di base»

di Gerardo Graziola

(ANSA)

2' di lettura

La sanità del futuro non potrà prescindere dalla ricerca di base «che ha bisogno di investimenti pubblici». Ne è convinta Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, che in un intervento agli Aspenia Talks osserva come la ricerca di base non debba essere vista come un costo ma «come il più grande investimento che possiamo fare perché produce ricchezza, crea start up» consente all'Italia di sfruttare il suo potenziale in termini di know-how. «La nostra vita con finisce con l’Ema» afferma Lorenzin tornando sulla delusione per la mancata assegnazione a Milano dell'Agenzia per il farmaco ma, ricorda, «c’è molto altro da fare per sviluppare i tecnopoli italiani. La ricerca di base con il sostegno pubblico è inevitabile perché nessuno investe su nuovi antibiotici di cui abbiamo bisogno né sui vaccini, come il caso di Ebola con i suoi 10mila morti accertati ha dimostrato».

Il ruolo della tecnologia
Al convegno organizzato da Aspen Institute Italia si è affrontato anche il tema del ruolo della tecnologia per il futuro della salute e la sostenibilità dei sistemi di welfare e secondo Lorenzin la tecnologia può aiutare anche a sviluppare nuovi modelli organizzativi che consentiranno di risparmiare risorse da investire in nuove terapie e cure. Secondo il presidente di Aspen Italia, Giulio Tremonti, gli investimenti per innovazioni nella salute diventano sostenibili se vengono contabilizzati assieme ai benefici. A giudizio dell'ex ministro dell'Economia è un problema di «allineamento nel tempo e di intelligenza nella contabilità: se fai la contabilità nell'anno in cui investi è chiaro che hai un onere, se contabilizzi non solo gli investimenti ma anche i benefici di ritorno magari li allinei con i risparmi derivanti dalle nuove medicine». Secondo Carlo Cimbri amministratore delegato di Unipol, gruppo presente nel settore della tutela assicurativa della salute con Unisalute, bisogna diffondere una cultura della gestione collettiva delle risorse per evitare che alle cure sanitarie accedano un domani solo i ricchi. La presenza dei privati nel settore osserva ancora Cimbri facilita l'erogazione di servizi a costi corretti, lo stesso interesse che ha lo Stato.

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