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Losanna, costruito il primo embrione umano su chip

È un primo passo verso la possibilità di guidare lo sviluppo delle cellule staminali per ottenere tessuti e organi per sperimentare farmaci e, in futuro, per i trapianti

di Francesca Cerati


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Costruito il primo embrione umano su un chip: è un insieme di cellule staminali, capaci di auto-organizzarsi grazie alla tecnica che mima l'ambiente naturale in cui è immerso l’embrione, messa a punto nel Politecnico di Losanna dal gruppo di Matthias Lutolf.

Descritta sulla rivista Nature Methods e condotta dall’italiano Andrea Manfrin, la ricerca è un primo passo verso la possibilità di guidare lo sviluppo delle cellule staminali per ottenere tessuti e organi per sperimentare farmaci e, in futuro, per i trapianti.

Il campo dei “body on a chip” ha già ottenuto risultati importanti, e sono diversi i laboratori che ci lavorano. Il fatto di ingegnerizzare micro cuori, micro polmoni e fegato per poi combinarli in un sistema monitorato, ha lo scopo di imitare il modo in cui il corpo umano risponde ai farmaci.

L’obiettivo è quello di contribuire a ridurre il prezzo dei farmaci e il tasso di fallimento (che è del 90%) che le aziende farmaceutiche devono affrontare nello sviluppo di nuovi farmaci. I composti farmacologici sono oggi testati in laboratorio usando cellule umane e poi sugli animali. Ma nessuno di questi metodi replica adeguatamente come le molecole influenzano gli organi umani.

Al Mit, per esempio, hanno messo a punto una piattaforma microfluidica che collega tessuti ingegnerizzati che riproducono fino a 10 organi: il sistema potrebbe così rivelare se un farmaco che è destinato a trattare un organo potrà avere effetti negativi su un altro.

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