VERSO LA MANOVRA

Lotta all’evasione, nel decreto fiscale mancano 3,5 miliardi (su 7)

La strada è ancora lunga per arrivare ai 7,2 miliardi di maggiori entrate da lotta all’evasione indicati dal Governo nella Nota di aggiornamento al Def. Dalla bozza del decreto legge fiscale collegato alla manovra il conto non arriva a superare 3,5 miliardi di euro

di M. Mobili e G. Parente


Conte a sindacati: lotta a evasione unico modo per ridurre tasse

3' di lettura

La strada è ancora lunga per arrivare ai 7,2 miliardi di maggiori entrate da lotta all’evasione indicati dal Governo nella Nota di aggiornamento al Def. Dalla bozza del decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio e circolata in questi giorni con la doppia stretta sulle compensazioni per imprese e cittadini e il giro di vite su accise e carburanti, nonché il contrasto al gioco illegale e la riapertura della rottamazione, il conto non arriva a superare 3,5 miliardi di euro.

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Al conteggio mancano ancora le stime di maggiori entrate sul fronte della lotta al gioco d’azzardo così come le minori spese sulla revisione degli affitti della pubblica amministrazione, ma difficilmente le norme attualmente indicate nella bozza riusciranno a far salire l’asticella dei recuperi dall’evasione fiscale fino ai fatidici 7,2 miliardi indicati nella Nadef. Certo è che il menù delle opzioni per contrastare l’evasione sarà sicuramente ancora molto ampio e che qualche carta il Governo dovrà ancora giocarla e renderla nota. Ma altrettanto vero è che lo stesso Governo dovrà misurarsi con l’effetto spesso invasivo e depressivo che questi strumenti di lotta all’evasione finiscono per produrre sul sistema produttivo e sui consumatori. Lo stesso slogan di un ritorno delle «manette agli evasori» potrebbe avere come primo effetto quello di frenare possibili investitori dall’estero e non tanto gli evasori.

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Secondo i tecnici che lavorano al decreto, poi, l’ipotesi del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, di recuperare fino a 5 miliardi dalle indebite compensazioni non appare al momento realistica. Il conteggio della ragioneria sulla possibilità di utilizzare i crediti d’imposta (Iva, Ires, Irpef, addizionali eccetera) 10 giorni dopo la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, si ferma a un recupero in termini di minore spesa per le casse dello Stato di 1,084 miliardi per il 2020 e a 878 milioni a regime dal 2021.

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Qualche chance in più di recuperare risorse, invece, potrebbe arrivare dall’altra stretta sulle compensazioni che nella bozza del decreto passa sotto la voce «Efficientamento della riscossione». Secondo la bozza del decreto chi ha già una somma iscritta a ruolo, non rateizzata, non rottamata e su cui non ha presentato ricorso, e ha maturato un credito d’imposta ad esempio per mutui prima casa, spese mediche o bonus ristrutturazioni eccetera si vedrà ridotto direttamente dalle Entrate il suo credito della somma iscritta a ruolo e non ancora pagata. Una sorta di “pignoramento” del 730 o della precompilata che per la Ragioneria al momento sembra garantire 467,6 milioni di euro.

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Il conto finale sulle compensazioni sale fino a 1,8 miliardi se si aggiungono anche i 288 milioni che il Fisco si attende di recuperare dal contrasto alle frodi con l’utilizzo dell’accollo del debito d’imposta di un altro soggetto vietando possibili pagamenti con le compensazioni.

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L’altro pilastro del decreto fiscale è il capitolo che permetterà di incassare circa un miliardo e mezzo dalla caccia alle frodi su accise e carburanti: si va alla gestione in regime di deposito fiscale degli impianti strategici di stoccaggio di prodotti energetici per autotrazione mediante sistema informatizzato (massimo 200 milioni l’anno) alla presentazione in forma telematica del Das nella filiera distributiva dei carburanti (fino a 910 milioni l’anno) e ai distributori nel settore energia elettrica e gas naturale (140-300 milioni per il gas e 50-70 per l’energia).

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Il settore dei giochi al momento contribuisce per poco più di 81 milioni di euro tra proroga delle gare per bingo e scommesse e obbligo del registro unico. Ma il potenziale potrà essere superiore in termini di gettito per lo Stato e potrebbe arrivare con la legge di bilancio.

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Chissà poi che un aiuto sui saldi finali del decreto non arrivi un po’ a sorpresa dalla rottamazione delle cartelle. Anche se il Governo è per il no ai condoni, la norma con cui si riaprono i termini della rata di luglio (si potrà pagare a fine novembre) in Parlamento potrebbe essere utilizzata come grimaldello per ampliare platea, condoni e gettito.

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