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Lotta all’evasione, la fattura elettronica spinge il gettito extra: 4 miliardi nel 2019

di Marco Mobili, Giovanni Parente


Fattura elettronica: cosa cambia dal 1° luglio

4' di lettura

Quattro miliardi in più di Iva a fine anno con la fatturazione elettronica. Sono in molti sia al Mef sia nell’amministrazione finanziaria a essere convinti che si tratti di un risultato alla portata. A testimoniarlo sono i numeri del gettito Iva di questi primi sei mesi del 2019: proiettando a fine anno l’andamento delle entrate dell’imposta sul valore aggiunto per gli scambi interni, pari a più di 350 milioni al mese finora, l’Iva farebbe registrare un maggior gettito molto vicino ai 4 miliardi di euro, se non addirittura superiore. Aiutata in questo anche dalla “vecchia” comunicazione dei dati delle liquidazioni, con cui il Fisco può chiudere il cerchio monitorando i versamenti.

Se il risultato sarà confermato, il Governo vedrà di fatto raddoppiate le previsioni di entrata attribuite alla digitalizzazione delle fatture emesse e ricevute in tutte le transazioni di beni e servizi. Sui saldi di finanza pubblica, infatti, la fatturazione elettronica a fine 2019 era stata cifrata per 1,9 miliardi di maggior gettito sottratti all’evasione fiscale. Senza contare l’effetto deterrente sulle indebite compensazioni, ossia sull’utilizzo di crediti Iva inesistenti o non spettanti: a inizio anno le Entrate hanno “bloccato” quasi 700 milioni di euro che altrimenti sarebbero stati utilizzati per abbattere altre imposte dovute.

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PER APPROFONDIRE: L’intreccio gettito-obblighi

L’effetto sui conti pubblici
Più in generale, l’e-fattura può portare una boccata d’ossigeno anche per far quadrare i conti a fine anno, tra saldi concordati con Bruxelles e manovra di bilancio (si veda il servizio a pagina 2). Una conferma della crescita del gettito Iva è arrivata dal bollettino delle entrate diramato ieri dal dipartimento delle Finanze sui primi 5 mesi del 2019 (gennaio-maggio) e sull’andamento dei versamenti degli F24 registrati a metà giugno. Secondo il bollettino, infatti, l’Iva sugli scambi interni continua la sua corsa al rialzo (+4,6%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, facendo registrare un maggior gettito di 1,924 miliardi.

Eppure il debutto dell’e-fattura è stato accompagnato da tanto scetticismo e da una lunga scia di polemiche, frutto anche delle disavventure dell’amministrazione finanziaria dell’autunno 2017 con la trasmissione dello spesometro. A pochi mesi dal debutto del 1° gennaio per tutti gli scambi tra privati (B2C e B2B), sulla fatturazione elettronica tra privati è piombato, poi, lo stop del Garante della privacy. Rilievi dell’Authoritycon risposte a tempo di record da parte del direttore delle Entrate, Antonino Maggiore, chiamato a dirigere la macchina operativa del Fisco proprio in quei giorni di confronto e scontro (soprattutto con le associazioni di categoria) sulle nuove fatture online. Respinte al mittente le continue richieste di proroghe, aprendo soltanto a una moratoria sulle sanzioni, la fatturazione elettronica è ormai una realtà degli adempimenti tributari del Fisco italiano con cui imprese, professionisti e intermediari si confrontano quotidianamente.

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Il flusso di dati
Anche in questo caso parlano i numeri del primo semestre 2019. Al 2 luglio scorso il numero di file passati dal Sistema di interscambio (Sdi) hanno oltrepassato di oltre 6 milioni il miliardo di fatture con uno scarto del 2,8 per cento. Le partite Iva coinvolte, cosiddetti “cedenti” sono 3,3 milioni di soggetti e sul canale telematico sono transitato mille e 510 miliardi di imponibile Iva. Le deleghe per i servizi di fatturazione elettroni a inizio luglio sono oltre quota 8,2 milioni.

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Anche il livello di gradimento delle imprese sta crescendo. Da uno studio del Politecnico di Milano presentato il 27 giugno scorso oltre metà delle imprese dichiara benefici sul processo di ricezione delle fatture elettroniche e il 30% ha ottenuto dei miglioramenti anche in fase di invio. Fra le opportunità per le imprese lo studio rileva in particolare la possibilità di accedere a nuovi flussi di dati utilizzabili per migliorare i processi aziendali, digitalizzare altri documenti e dare impulso all’adozione di strumenti digitali nelle transazioni fra imprese.

Modelli precompilati dal 2020
E i servizi per le imprese e i professionisti potrebbero anche raddoppiare. I dati a disposizione dell’Agenzia arrivati nel 2019 con la fatturazione elettronica e con l’invio telematico di scontrini e ricevute (dal 1° luglio 2019 per gli operatori Iva con volume d’affari superiore a 400mila euro e dal 1° gennaio 2020 per tutti gli altri) costituiranno la base dati per far decollare la fase 2 della digitalizzazione degli adempimenti Iva. Dall’anno d’imposta 2020, infatti, l’Agenzia potrà recapitare le bozze dei registri Iva che il contribuente, anche tramite il suo intermediario; potrà verificare ed eventualmente integrare le bozze di comunicazioni di liquidazione periodica Iva, con relativo servizio di elaborazione del modello F24 e pagamento online, nonchè la bozza di dichiarazione Iva.

Non solo. La disponibilità dei dati relativi alle fatture elettroniche e ai corrispettivi telematici consentirà, inoltre, ulteriori semplificazioni in termini di eliminazione di alcuni adempimenti comunicativi a carico dei soggetti che attualmente trasmettono i dati necessari ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata.

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