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Cambiamento climatico, cittadini e imprese rimandati sui temi “green”

Due ricerche presentate da Engie nel corso di un forum ad hoc mettono in fila il vissuto e la sensibilità di imprese e cittadini rispetto all’inquinamento e alla decarbonizzazione

di Celestina Dominelli

Energia, la transizione green porterà più occupazione in Europa

3' di lettura

Nel giorno in cui gli studenti di tutto il mondo scendono in piazza per il terzo sciopero globale in difesa dell’ambiente per il “ Fridays for Future”, raccogliendo l’invito alla mobilitazione contro il cambiamento climatico lanciato dalla giovane attivista Greta Thunberg, un primo verdetto già c’è. E non è particolarmente lusinghiero per cittadini e imprese italiane, rimandati a settembre quanto a sensibilità “verde” . A documentarlo sono due indagini, realizzate da Euromedia Research e Politecnico di Milano e presentate oggi nel capoluogo lombardo da Engie Italia, braccio “italiano” del colosso francese leader di mercato nella transizione a zero emissioni di CO2, in occasione del Forum “Più per meno CO2”.

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Le analisi presentate al Forum Engie
Due analisi che mostrano sostanzialmente la stessa immagine: alta consapevolezza, almeno in linea teorica, ma, soprattutto sul fronte delle imprese, una certa resistenza a introdurre dei cambiamenti nell’organizzazione aziendale per migliorare la propria performance energetica se non in ossequio alla presenza di obblighi normativi e al tempo di ritorno degli investimenti.

Il peso delle bufale nell’opinione pubblica
Dalla ricerca di Euromedia Research, fatta su un doppio campione (cittadini e imprese), emerge che i primi mostrano consapevolezza (77%) e interesse (76%) rispetto ai cambiamenti climatici. Dai successivi approfondimenti dell'indagine, si scopre che l’82,3% associa correttamente gas serra a riscaldamento globale. Colpisce, però, un dato su tutti: nonostante il parere quasi unanime della comunità scientifica, ancora un 13% ritiene la minaccia del surriscaldamento globale un allarme infondato (terrorismo psicologico o bufala).

Aziende rimandate sul fronte della decarbonizzazione
E le aziende? Secondo la ricerca Euromedia, l’86% delle intervistate dichiara di essere sensibile al tema, ma ben l’83% non misura le emissioni di CO2 della propria attività. Il 40% delle imprese afferma poi di aver adottato interventi per migliorare l’efficienza energetica (illuminazione a led per il 24%, fotovoltaico per il 20%). Il campione delle aziende interpellate è diviso a metà tra chi è consapevole dell'impatto che i cambiamenti climatici avranno sul proprio business (48%) e chi non lo è (45%). E ancora, ben il 70% delle aziende non ha produzione energetica da fonti rinnovabili e non prevede azioni a compensazione delle proprie emissioni. Il 74% delle aziende, infine, ad oggi non ha orientato acquisti verso prodotti o servizi a basso impatto ambientale.

La fotografia del Politecnico di Milano
Se poi si guarda alla fotografia scattata dal Politecnico di Milano sul fronte aziendale, le conclusioni non sono molto differenti: le 245 intervistate che hanno partecipato al sondaggio hanno difficoltà a fornire dati sulle pratiche di decarbonizzazione. A rispondere, infatti, è solo un quinto del campione. E, anche se le imprese interpellate dichiarano una sensibilità tendenzialmente alta per il tema della decarbonizzazione e ritengono che il commitment aumenterà nel breve termine (3-5 anni), si nota che a mettere in campo misure concrete di riduzione delle emissioni sono soprattutto quelle incluse nel meccanismo Ets (Emission Trading System). In sostanza, a investire sono soprattutto le aziende vincolate a obblighi normativi. Accade, in sostanza, quanto si era verificato 5-10 anni fa sull’efficienza energetica: la maggior parte delle imprese non ha una forte consapevolezza né personale e strumenti ad hoc se non obbligata dalla normativa. Ma, come per l’efficienza energetica, un potenziamento ulteriore delle politiche potrebbe senz’altro rafforzare lo sviluppo della sensibilità sul tema e la messa a terra di misure concrete.

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