Politiche comunitarie

Lotta al cancro Ue: per vino e salumi più duro l’accesso ai fondi per la promozione

Unione Italiana Vino: tra i criteri per l'accesso ai fondi l'allineamento dei settori ad alcuni documenti strategici, tra cui il piano comunitario Beca (Beating Cancer)

di Giorgio dell'Orefice

(ahirao - stock.adobe.com)

2' di lettura

Primo pesante scricchiolìo per il vino italiano ed europeo per effetto dell'offensiva antialcol in atto da mesi prima con l'iniziativa dell'Organizzazione mondiale della sanità (che punta a ridurre genericamente i consumi di alcol del 20% entro il 2030) e ora con il piano comunitario di lotta al cancro approvato la scorsa settimana dalla Commissione speciale del Parlamento Ue il Beca (Beating cancer).

Il vino è finito suo banco degli imputati, come da tanti largamente previsto, insieme a un altro comparto importante per il made in Italy alimentare quello delle carni rosse e delle carni lavorate (come i salumi).Questi settori sono finiti adesso nel mirino nell'ambito del documento per l'accesso ai fondi di promozione orizzontale dei prodotti agricoli europei che possono contare su un budget di 176 milioni di euro l'anno.

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«Bruxelles ha inserito – rileva l'Unione italiana vini – tra i criteri per l'accesso ai fondi l'allineamento dei settori ad alcuni documenti strategici, come il Farm to Fork e il piano comunitario di lotta anticancro. In sostanza i produttori di vino, di salumi e in generale di carni rosse e lavorate avranno meno chance di essere ammessi alle graduatorie del bando per la promozione in ambito comunitario. Si iniziano così a subire gli effetti del Beca , in primis sulle politiche di competenza agricola. A nostro avviso – aggiungono all'Uiv – la decisione di adottare i criteri del piano anticancro per l'approvazione dei progetti rappresenta un segnale allarmante oltreché giuridicamente non sostenibile».

Secondo l'associazione guidata da Ernesto Abbona va inoltre rilevato sul piano politico «che alcuni Paesi, e tra questi non c'è l'Italia, si sono astenuti dal voto in quanto hanno espresso dubbi sul fatto che testi non giuridicamente vincolanti come il Farm to Fork e il Beca (che è stato approvato dalla Commissione speciale per la lotta al cancro ma non ancora dall'Europarlamento), entrino a gamba tesa sulle politiche di promozione».

L’Unione italiana vini, quindi, chiede che nessun prodotto venga escluso dagli aiuti alla promozione e richiama quindi l'attenzione del ministero delle Politiche agricole su questo dossier, che si fonda «su un pregiudizio originato da assunti opinabili dal punto di vista scientifico e che rischia ora di provocare un effetto valanga per il vino e per il made in Italy dell'agroalimentare».

Sulla stessa lunghezza d'onda dell'Uiv anche l'associazione europea dei produttori di vino, il Comité vins (Ceev) secondo cui «pur non eliminando la possibilità di accedere ai fondi, i sub-criteri delineati dalla Commissione europea rappresentano un freno all'ammissione dei progetti relativi ai prodotti vinicoli. Una volta di più – ha concluso il Ceev – sta passando il concetto del vino come prodotto intrinsecamente dannoso, a prescindere dalle modalità di consumo».

E sullo sfondo c'è una partita ben più importante quella del budget specifico dedicato al vino e diretto alla promozione all'estero. Una partita che rispetto ai 176 milioni in gioco con la promozione trasversale (e per tutti i Paesi) vale oltre 300 milioni di euro l'anno solo per l'Italia.

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