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Lotta ai diserbanti, Sfera Agricola produce con «residuo zero»

Tra gli obiettivi della società nuovi impianti in lazio e Lombardia per accelerare sulle esportazioni

di Gianni Rusconi

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(Agf Creative)

Tra gli obiettivi della società nuovi impianti in lazio e Lombardia per accelerare sulle esportazioni


3' di lettura

Gavorrano, maremma Toscana: qui c’è chi ha dichiarato guerra a diserbanti e metalli pesanti come il nichel; con un preciso obiettivo, raggiunto, quello di diventare un produttore a certificazione “residuo zero”. Luigi Galimberti, 47 anni, ad di Sfera Agricola, è un imprenditore con alle spalle l’esperienza di un’impresa edilizia chiusa a causa della crisi del 2008. La voglia di reagire, cambiando completamente settore, lo porta

a maturare l’idea di una serra innovativa per la coltivazione idroponica di ortaggi. Studia il modello di successo dei Paesi Bassi e sviluppa personalmente il piano di business, che prevede la costruzione di impianti su un’area di oltre 10 ettari. Oggi questa “factory” si estende per 13 ettari ed è, per estensione, la più grande nel suo genere nel Sud Europa. Il primo investitore a credere nella start up, costituita ufficialmente nel 2016, è stato il fondo

Oltre Venture; poi è arrivato il salto in avanti decisivo, con investimenti di complessivi 20 milioni, con la realizzazione dei bacini per il recupero dell’acqua piovana, la serra, l’acquisto del terreno, lo sviluppo del packaging e del marchio, i primi accordi con la Gdo.

Galimberti è un imprenditore con le idee chiare: ha iniziato con i pomodori – il Datterino Irresistibile, il primo nato di Sfera Agricola, è arrivato sul mercato a marzo 2018 – e ha capito di poter produrre anche insalate e basilico per assecondare le esigenze dei consumatori. «Ora – spiega al Sole 24 Ore – mi piacerebbe provare con un peperone dolce ad alto gusto, 100% italiano e nichel free, e con i cavoli, importanti per il loro valore nutritivo. Piano piano ci sposteremo verso i cibi funzionali per migliorare la vita dei consumatori». Produrre meglio con meno e quindi in modo sostenibile (per un kg di pomodori o insalata coltivati in serra servono solo due litri d’acqua, rispetto ai 75 di un campo aperto) è del resto la filosofia che anima Sfera Agricola nella ricerca di un modello, basato sulle tecniche idroponiche, che supera i confini del biologico. «La certificazione a residuo zero – precisa in proposito Galimberti – sta prendendo piede in tutto il Nord Europa e va oltre, perché nel disciplinare del bio è ammesso un contenuto di residuo chimico. Nel residuo zero è del tutto assente».

Al momento sono 15 le catene della Gdo clienti (fra cui Coop, Conad, Carrefour e Pam), la produzione è raddoppiata in un anno da 1,5 a 3 milioni di kg e il fatturato del 2019 è salito a quota 8 milioni, mentre per quest’anno (il primo a regime) le previsioni sono di ricavi per 12 milioni. Il tutto con 250 dipendenti in organico (di cui circa un terzo a tempo indeterminato) e tre brevetti depositati. L’avventura è però appena iniziata: sulla carta ci sono il progetto di una nuova serra da 20 ettari, l’affiliazione di piccoli proprietari di serre di dimensioni ridotte e l’ingresso in società di nuovi soci con vista sulla possibile quotazione in Borsa. «Durante le feste di Natale – dice Galimberti – ho lavorato al piano di sviluppo che vorrei sottoporre anche ad altri investitori istituzionali per la costruzione dei nuovi impianti tra Lazio e Lombardia. L’obiettivo del 2020 è duplice, lo sviluppo della nostra tecnologia e l’apertura ai mercati esteri. Abbiamo trattative in corso in Cina, Africa, Stati Uniti e soprattutto in Europa: pensare di vendere sistemi proprietari in Olanda un paio di anni fa poteva sembrare un'eresia, domani sarà realtà».

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