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Lotta alla pirateria musicale: per le major vittoria in Italia contro CloudFlare

Su iniziativa dell’Ifpi il Tribunale di Milano obbliga a collaborare il principale strumento utilizzato dai siti per scaricare musica in maniera illegale

di Alessandro Longo

Ansa

3' di lettura

Colpito e affondato; almeno per ora. I discografici sono riusciti a ottenere una sentenza, la prima del suo genere, contro il principale strumento utilizzato dai siti e servizi pirata: CloudFlare. Il tribunale di Milano ha obbligato per la prima volta a collaborare questa società, usata da quei siti per sfuggire alle autorità.

Il risultato è stato ottenuto da Ifpi, l’organizzazione che rappresenta l’industria discografica nel mondo: ha coordinato l’azione intrapresa con successo contro CloudFlare da parte delle aziende associate in Italia (Sony Music Entertainment Italy s.p.a., Universal Music Entertainment Italy s.r.l., Warner Music Italia s.r.l.).

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A seguito di ricorso, e con il supporto locale di Fpm, il gruppo italiano antipirateria, e di Fimi, il gruppo nazionale italiano della rete Ifpi, il Tribunale di Milano ha emesso un provvedimento cautelare ordinando a CloudFlare di interrompere la fornitura di servizi agli utenti per l’accesso a tre siti BitTorrent in violazione dei diritti d’autore di cui Agcom aveva precedentemente ordinato il blocco online.

Sono siti che consentono di trovare file – musica, ma anche film, software - da scaricare poi su rete torrent. A CloudFlare sono stati concessi 30 giorni per implementare le misure tecniche per impedire agli utenti di accedere ai siti identificati tramite il suo servizio Dns pubblico: il mancato rispetto di tale termine comporterà una sanzione giornaliera di 10mila euro.

CloudFlare è inoltre tenuto a bloccare eventuali domini futuri da cui questi siti potrebbero operare.

«Accogliamo con favore la decisione del Tribunale, che rafforzerà ulteriormente il programma di blocco dei siti in corso svolto dall’Agcom in Italia, aumentando al contempo l'efficacia delle azioni esecutive attuate dai titolari dei diritti per proteggere i loro contenuti online - commenta il Ceo di Fimi Enzo Mazza -. Sentenza importante perché per la prima volta viene riconosciuto il ruolo di intermediario internet per Cloudflare, che finora era sfuggito a questa azione. In questo senso è anche una delle prime applicazioni della direttiva copyright, in vigore da novembre».

CloudFlare è un soggetto particolare, «è monopolista di un servizio di intermediazione, usato da quei siti – spiega Mazza -. Offre servizi che spesso vengono usati dai pirati per mascherare il proprio hosting provider. Una sorta di livello in più di sicurezza che li tutela da attività di notifiche di violazione. Inoltre ha un servizio di Dns resolver pubblico (1.1.1.1) usato dagli utenti finali per ovviare alle restrizioni imposte ai servizi Dns dei fornitori di connettività da parte delle Autorità. Possiamo dire che i Dns alternativi come il servizio 1.1.1.1 è sicuramente tra i primi mezzi utilizzati per superare le inibizioni».

«Di converso, CloudFlare non rispondeva alle ingiunzioni dei detentori di diritto d'autore per bloccare tali siti; ma nemmeno a quelle della magistratura o a quelle di Agcom, autorità garante delle comunicazioni». Adesso dovrà farlo, perché un tribunale glielo ordina «e potrà rivalersi, con sanzioni, sulla società italiana di CloudFlare, che quindi rischia grosso».

CloudFlare ha molti clienti, anche leciti, per tanti servizi che si fanno da intermediario tra un'azienda-sito e l'host (chi lo ospita); ad esempio servizi di sicurezza che servono a schermare i siti da attacchi cyber di tipo DdoS.

«Se CloudFlare collabora, per quei siti pirata non ci saranno alternative per nascondersi alle autorità. Altre aziende che offrono servizi simili, come Ovh, già collabora con noi», aggiunge Mazza.

«I servizi di CloudFlare rendevano possibile agli utenti l'accesso ai siti web in violazione del copyright che erano stati bloccati da Agcom, l’autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni. Questi siti sottraggono entrate ai servizi musicali licenziati e, in definitiva, a coloro che investono e creano musica. Ordinando a CloudFlare di interrompere l’accesso a questi siti, il Tribunale di Milano ha emesso un'importante sentenza che riteniamo invii un chiaro messaggio ad altri intermediari online, i quali a loro volta potrebbero essere soggetti ad azioni se i loro servizi venissero utilizzati per la pirateria musicale», aggiunge il Ceo di Ifpi.

Un successo, quindi, per l'industria del copyright, anche se l'impatto effettivo sulla lotta alla pirateria è ancora da stimare. Da una parte, è certo notevole che per la prima volta è stata definita la responsabilità di un soggetto come CloudFlare, che sosteneva di non essere tenuto dalle norme a rispondere di queste attività.

«La sentenza apre la porta ad altre su soggetti come offrono servizi simili, come Google», dice Mazza. Dall'altra, come detto è solo una istanza cautelare e CloudFlare molto probabilmente lotterà per non essere costretta a eseguire questi blocchi.

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