letteratura

Louis-Ferdinand Céline e gli scrittori del suo tempo

Da Gallimard una miscellanea di saggi curata dal grande studioso dell’autore francese Henri Godard

di Riccardo Bravi

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(Gettyimages)

Da Gallimard una miscellanea di saggi curata dal grande studioso dell’autore francese Henri Godard


2' di lettura

Se da un lato la produzione di Louis-Ferdiand Céline – soprattutto nella forma dei pamphlets – viene recepita come una ripugnante e virulenta pletora di matrice razzista destinata a scavare in un continuo crescendo di detonazioni sempre più instabili la fossa a qualsiasi essere umano che abbia richiami diretti o non con l'ebraismo, dall'altro lato la materia linguistica viva dei suoi romanzi – cominciando con le avventure di Bardamu, ma anche di altri personaggi, in Voyage au bout de la nuit – non riesce proprio a non costituire fonte di studio vuoi di riflessione critica sia in Francia che in Italia (si veda infatti per quest'ultima la recente riedizione einaudiana di Normance e di Pantomima per un'altra volta, riunite per la prima volta in un unico volume, Torino, Letture Einaudi, 2020, pp. 592, euro 26,00, pref. di Massimo Raffaeli).

Il funambolo di Genet danza sul filo della morte

Partorita dal famoso curatore della filologia celiniana, Henri Godard, la fresca miscellanea di saggi uscita da poco per le edizioni parigine Gallimard, Céline et Cie. Essai sur le roman français de l'entre-deux-guerres. Malraux, Guilloux, Cocteau, Genet, Queneau, Paris, Gallimard, 2020, pp. 224, euro 21,00, vuole avere l'ambizione di affiancare l'opera del medico francese con altri scrittori del suo tempo evidenziando le convergenze che andrebbero a costituire quei tratti di originalità – stilistici e non ideologici, obbligandoci ad interrogarci sul valore che noi attribuiamo alla creazione artistica, la quale ci permette di riconoscerne l'ampiezza là dove le ragioni morali potrebbero invece contribuire ad allontanarcene – tali da ascriverne le tangenze in una visione tutto sommato coerente di un cinquantennio di romanzo francese.

L'innovazione di questo ordito plurimo risiede nella comune adesione di abbandonare i vetusti modelli tradizionali del romanzo ottocentesco – nelle sue declinazioni da Balzac a Tolstoj – per impiantarne uno tutto nuovo, sostituendo ai soppalchi psicologici e sociologici un'altra dimensione dell'esperienza umana. Due vie si aprirebbero di conseguenza per rinnovare questo modello: si tratta in primis di sostituire a queste conoscenze psicologiche o sociologiche l'interrogazione esistenziale sulla natura dei legami intrattenuti dall'uomo con la morte, come fondamento dell'illusione romanzesca, e dunque sul senso della vita; oppure, in un secondo momento, prendersela con questa stessa illusione, giocandoci, minandone le fondamenta, contrastarla fino a che essa stessa non prenda consistenza.

Due tendenze

Insieme a Céline – in cui queste due tendenze erano ben visibili, soprattutto nel Voyage – altri due scrittori non esitarono ad imitare le gesta di questa quête esistenziale, influenzati ambedue dalla tragica esperienza della guerra del ‘14: Malraux nel '33 con la Condition humaine e Guilloux due anni dopo nel Sang noir. Genet e Cocteau seguiranno con il sovvertimento caricaturale dei personaggi dei loro atipici romanzi – anzi: delle loro «poésies de roman» – questo tentativo di anticipare gli schemi del Nouveau Roman, al quale si avvicinerà ancor più Raymond Queneau operando la medesima rivoluzione celiniana di cui anche gli altri si riveleranno fedeli seguaci: quella di sostituire il linguaggio letterario a quello più spavaldo dell'argot.

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