l’opera più cara

Louvre, il mistero del Salvator Mundi di Leonardo tutto in una didascalia

La mostra apre il 24 ottobre e l’opera potrebbe arrivare anche durante l’esposizione. Le coperture di Stato fino a 800 milioni di euro per le opere movimentate (prestate) scendono a 275 in assenza della tavola del Cristo benedicente

di Marilena Pirrelli


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3' di lettura

Il mistero avvolge ancora una volta il «Salvator Mundi». Il suo arrivo alla mostra del Louvre dedicata a Leonardo a conclusione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte che apre le sue porte il 24 ottobre continua a destare incertezza. Ma in realtà molti indizi fanno credere che il quadro è in viaggio da Abu Dhabi per Parigi, e probabilmente è già arrivato, e che la copertura assicurativa sia sostanziosa. Per la mostra dove vedremo 162 opere fra dipinti e disegni del genio da Vinci sono stati già staccati 220mila biglietti e la stima è che si arriverà a superare il mezzo milione, replicando il successo della mostra su Delacroix.

La capienza è di 7mila visitatori al giorno e anche per questo la Gioconda (che è vista da una media di 30 mila persone) non è stata spostata. Con l’arrivo in ritardo l’opera più cara al mondo, battuta in asta per 450,3 milioni di dollari da Christie’s nel novembre del 2017, potrebbe essere installata anche durante la mostra.

Il dubbio è tutto legato a un dettaglio per i visitatori, ma non così per gli storici dell’arte e per gli investitori: nella didascalia l’opera sarà descritta come autografa (cioè di mano di Leonardo) o attribuita a Leonardo (e le mani potrebbero essere state diverse)? I curatori del Louvre dovranno prendere una posizione rispetto al dipinto su tavola e questo ne cambierebbe il valore. Il contratto assicurativo di copertura privato è probabilmente composto da un pool di assicurazioni che potrebbe fare capo ai Lloyds di Londra, unici in grado di coprire simili valori. Anche se lo Stato francese si è esposto direttamente con un decreto che garantisce tutta la mostra di Leonardo.

Le coperture
Fonti autorevoli dicono che il ritardo è dovuto alla logistica burocratica, sebbene le relazioni diplomatiche culturali tra Francia e Arabia Saudita – il cui ministero della Cultura si dice sia l'attuale proprietario del dipinto – siano buone. Sembra che la logistica fosse pronta per far viaggiare il dipinto a Parigi, ma qualcosa è accaduto tra il 27 settembre e l'anteprima della mostra del 18 ottobre (quando ancora in una piantina della mostra l’opera appariva nell'ultima stanza, come parte di un triumvirato conclusivo di grandi opere - insieme alla «Sant’Anna» del Louvre e al «Cartone di Sant’Anna» della National Gallery sul muro adiacente alla versione Ganay del «Salvator Mundi» e i due studi di Windsor). Quel 18 ottobre con un’ordinanza del MInistère de l'action et des comptes publics è stato apportato un emendamento legislativo al decreto del governo francese del 27 settembre che indennizza i prestiti per la mostra su Leonardo.

Nell’emendamento si legge: «Dal 20 ottobre al 31 dicembre 2019 compreso, la soglia oltre la quale il danno è coperto dalla garanzia statale è fissata, per ogni sinistro, a 800 milioni di euro per il trasporto e per il soggiorno delle opere nel sito del Museo del Louvre. Dal 1° gennaio 2020 al 31 marzo 2020 compreso, tale soglia è ridotta a 450 milioni se il prestito “Salvator Mundi” concesso alla mostra Leonardo da Vinci è confermato entro il 1° gennaio 2020 compreso, o a 275 milioni di euro se tale prestito non è confermato». Insomma l'«ordine» di modifica consentirà al «Salvator Mundi» di essere coperto dalla garanzia di Stato in ogni caso, anche se arriva in ritardo, cioè anche se arriva a mostra in corso (chiuderà il 24 febbraio 2020) ed eventualmente se il prestito non arriva affatto la garanzia scende significativamente a 275 milioni di euro.

Un altro documento legislativo rivela che i negoziati per il prestito di «Salvator Mundi» continuano da più di un anno. Nel giugno 2018, il governo francese ha emesso un decreto di immunità dal sequestro del dipinto durante un periodo di prestito proposto fino al 3 marzo 2020. Il proprietario titolare dell’opera nel documento legislativo alla data era il Dipartimento di Cultura e Turismo, Emirati Arabi Uniti (UAE) e rivelava anche che il museo definiva il «Salvator Mundi» da 450 milioni di dollari come “attribuito a” Leonardo piuttosto che come un'opera autografa definitiva. Il termine “attribuito a” di solito si riferisce ad un'attribuzione fatta da un esperto, ma suggerisce che l'attribuzione non è stata confermata da un consenso accademico (almeno tre esperti studiosi dell’autore e di chiara fama). Insomma il mistero potrebbe risiedere tutto in quella che per molti è una semplice didascalia.

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