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Low Code o No Code? La programmazione per tutti conquista aziende e metaversi

Applicazioni e servizi creati anche da chi non ha competenze tecniche. L’approccio più estremo, il no-code ha già conquistato i mondi in tre dimension

di Luca Tremolada

3' di lettura

C’è una barzelletta che circola tra i Cio, cioè tra i responsabili dell'It: se decidi di spendere un milione di dollari in sofware, stai sicuro che te ne serviranno altri tre per pagare l'integrazione con i tuoi sistemi informativi. Di solito non fa ridere il Cfo, cioè i responsabile delle finanza. Ma è anche vero che quell’industria dell’It, molto artigianale e stretta sulla super-consulenza super-costosa che cala dall'alto e rimodella l'It è in via di trasformazione.

Una delle traiettorie, forse la più interessante, è quella legata al movimento low-code o no-code. Secondo uno studio di Gartner, entro il 2024, il 65% delle applicazioni saranno programmate con sistemi Low-Code, ed entro il 2030 il volume d'affari generato dal mercato Low-Code e No-Code sarà di 187 miliardi di dollari.

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Come funzionano i sistemi low-code

Ma di cosa parliamo? Sono piattaforme nate per alleggerire la mole di lavoro degli sviluppatori, automatizzando l'implementazione di elementi e processi che nel tempo si sono standardizzati. Ci sono da almeno cinque anni e non rappresentano una soluzione alternativa ma un modo di usare i dati e generare servizi It in azienda e per i clienti. Cosa vuole dire?

Immaginate di potere distribuire in azienda un numero finito di scatole di Lego con l'obiettivo di costruire una casa. Nascerebbe un numero finito di case, non tutte perfette ma alcune probabilmente davvero innovative. Non nasce come una soluzione alternativa, ci sono progetti che devono essere concepiti, sviluppati e distribuiti con integrazioni software e programmazione senza margini di errori.

L'approccio no code/low code nasce invece come un modo più semplice per coinvolgere più soggetti che non conoscono linguaggi di programmazione e così aumentare le potenzialità di innovazione tra dipartimenti.

Anche lo sviluppo del metaverso passa da linguaggi con approcci al coding semplificato soprattutto per permette a creators e utenti di modellare spazi, oggetti e servizi dei mondi virtuali. Attualmente tre piattaforme più popolari -Roblox, The Sandbox e Decentraland – sono per lo più costruite tramite sistemi di codifica semplificata o nulla.

Filippo Rizzante, CTO di Reply

La distinzione fra i due settori

In ambito business occorre però distinguere tra i due approcci. Il low-code prevede sviluppatori professionisti, system integrator esperti ed enterprise architect con ampie capacità tecniche. Quindi si concentra interamente sul riutilizzo, sull’ottimizzazione e sulla semplificazione di attività di integrazione. Le piattaforme no-code sono dei programmi che consentono di lavorare alla costruzione di web app, app mobile e siti web senza disporre di competenze specifiche di programmazione per lo sviluppo di software.

In ambito aziendale lo scopo degli utenti business consiste nel risolvere un problema di integrazione relativamente semplice ma senza necessariamente possedere alcuna capacità di sviluppo software o dover scrivere una sola linea di codice. Si tratta del cosiddetto scenario di “citizen-development”.

«Anche in Italia - spiega Filippo Rizzante , CTO di Reply - sta nascendo anche la figura del Citizen Developer, ovvero un utente finale “evoluto”, perché interno all'azienda ma esterno al team It, in grado di gestire modifiche a elementi grafici, contenuti o configurazioni in autonomia in un contesto sicuro e al tempo stesso validato dal dipartimento IT aziendale. Nei prossimi anni ci aspettiamo una sempre maggiore diffusione di queste figure all'interno delle aziende.

Gartner, prevede che entro il 2023, il numero di Citizen Developer nelle aziende sarà almeno quattro volte il numero di professionisti Ict, per questo motivo, abbiamo deciso di creare una azienda, Ki Reply, dedicata alle tecnologie Nocode/Lowcode, che ha proprio l'obiettivo di aiutare i nostri clienti ad identificare ed introdurre tecnologie che li aiutino a velocizzare il time to market tramite l'ottimizzazione dei processi riguardanti lo sviluppo software».

«Le piattaforme di sviluppo Low Code - aggiunge il manager del gruppo italiano di software - sono ambienti di sviluppo che coinvolgono trasversalmente la popolazione aziendale, e accelerano la velocità di programmazione degli sviluppatori professionisti, poiché riducono al minimo l'attività di coding. In Italia, ma come anche nel resto d'Europa, è la carenza di risorse tecniche specializzate uno dei principali fattori che porta a rallentare la delivery, aumentare il backlog e a ridurre il tempo impiegato nell'attività di innovazione richieste del proprio business».

Riproduzione riservata ©

  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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