nozze tra borse

Lse-Deutsche Boerse: dalle disgrazie della fusione alle opportunità per l’Italia

di Alessandro Plateroti

(Reuters)

3' di lettura

La fusione tra due grandi Borse come Londra e Francoforte non è un'operazione semplice. Sulla carta non sembra diversa dalle altre fusioni che negli ultimi 10 anni hanno riscritto la mappa dei mercati globali, ma la sua complessità sembra avere caratteristiche mai riscontrate finora: più dei nodi di governance, degli aspetti legali e finanziari, o soprattutto degli improvvisi ostacoli antitrust che sembrano impedire ora le nozze, è anche la mancanza di supporto politico europeo il vero ostacolo dell'operazione.

Dopo un anno di negoziati (un record) e a fusione già approvata formalmente dai soci dei due mercati (e dalle rispettive autorità nazionali di vigilanza), l'ambizione di creare una Super Borsa capace di competere su azioni, bond e derivati con i colossi americani e asiatici si è bloccata sulla base di valutazioni non solo tecniche: quando la fusione fu annunciata nel marzo 2016, nessuno pensava seriamente che il referendum sulla Brexit avrebbe separato Londra dall'Europa. Non solo è successo, ma a complicare politicamente l'operazione ha contribuito poi l'incomunicabilità delle parti nelle condizioni del divorzio: con Londra e Bruxelles ai ferri corti, la fusione sembra essere finita tra incudine e martello.

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Ma già prima dello stop dell'antitrust Ue, era stata proprio l'Italia a porre la questione delle incognite post-Brexit all'attenzione degli inglesi. Il presidente della Consob Giuseppe Vegas, chiese esplicitamente a Donald Brydon, presidente del London stock exchange group, di coinvolgere Consob in qualsiasi iniziativa strategica post Brexit che avesse impatti sul mercato italiano e su tutta la galassia delle società collegate a Borsa Italiana (Monte titoli, Cassa di compensazione e garanzia e Mts, il mercato dei titoli di Stato) saldamente controllate dalla Borsa di Londra. Mts in particolare, visto che il Mercato italiano dei Titoli di Stato è considerato un'eccellenza a livello mondiale.

Non a caso, proprio Mts figura con Euroclear al centro delle obiezioni antitrust. Per dare il Disco verde alla fusione, la Commissione ha richiesto infatti lo stralcio del clearing e dell'MTS e a queste condizioni é saltato tutto. «Londra non intende privarsi di MTS - spiega Bepi Pezzulli, presidente di SELECT MILANO, un comitato che punta a riportare in Italia parte delle attività cedute agli inglesi -. Quando nel 2007, il LSE group acquisì Borsa Italiana, l'asset strategico non era la Borsa di Milano, bensì MTS, Cassa di Compensazione e Monte Titoli, cioè l'infrastruttura del mercato. Questo perché il mercato dei titoli di stato e il clearing hanno la funzione di consentire la gestione del rischio sistemico e lo sviluppo del mercato bancario».

In parole semplici, si tratta di attività che hanno la stessa valenza strategica di settori quali difesa ed energia: i tentativi di fusione tra borse si infrangono sempre sul mercato dei derivati e la relativa attività di clearing.

Già prima di Brexit, il comitato Select aveva avviato negoziati diretti con Lse e le autorità inglesi per trasferire il mercato dell'euroclearing a Milano. «Milano, a differenza di Francoforte e Parigi - conclude il presidente di Select Milano - non compete contro Londra e non ne minaccia il ruolo. Al contrario, é complementare con essa e può fornirgli una piattaforma nell'Eurozona per risolvere il tema Brexit».

E con lo stop alla fusione con Francoforte, Pezzulli è convinto che l'Italia abbia ora un'occasione irripetibile per riconquistarsi un ruolo sui mercati finanziari. Londra mercato globale, Milano mercato regionale? «L'Eurodistretto a Milano - dice Select - é oggi un passo più vicino». Ma inglesi permettendo.

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