Il risiko dei listini

Lse, ok all’operazione Refinitiv In gioco il futuro di Borsa spa

Piazza Affari possibile contropartita per spianare la strada all'acquisizione. Dubbi antitrust su Mts; Euronext interessata a Elite e al mercato delle Pmi

di Antonella Olivieri


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(REUTERS)

4' di lettura

La Borsa di Londra fa un altro passo in avanti sull’acquisizione di Refinitiv, che potrebbe aprire nuovi scenari per Borsa italiana, dal 2007 parte del gruppo basato nella City. L’assemblea dell’Lseg ha infatti ieri dato l’ok, con oltre il 99% di voti a favore, all’acquisizione da 27 miliardi di dollari dell’ex divisione dati di Thomson-Reuters. L’acquisizione, carta contro carta (14,5 miliardi è il valore dell’equity, il resto è debito), rappresenta una pietra miliare per l’Lseg, che capitalizza in Borsa 24,5 miliardi di sterline, perchè comporterà uno spostamento del baricentro del business dall’exchange industry più tradizionale ai dati, dai quali è previsto arriverà il 70% di ricavi della nuova realtà. Per arrivare al traguardo - comunque nella seconda metà dell’anno prossimo - l’operazione dovrà però passare al vaglio delle autorità regolamentari e antitrust. E in questo contesto c’è chi non esclude che Borsa italiana possa diventare “merce di scambio” per superare gli ultimi ostacoli.

Certamente dall’aggregazione risulterà diluito il peso di Piazza Affari che, coi suoi addentellati, da quando è stata acquisita nel 2007 ha contribuito a più della metà degli utili del gruppo. Con l’acquisizione di Refinitv, infatti, i ricavi dell’Lseg passeranno dai 2,1 miliardi di sterline del 2018 a 6,8 miliardi di sterline dell’entità combinata. Si ridurrà il peso dei ricavi originati in Uk, dal 40% attuale al 23% prospettico, mentre aumenterà il peso del Nord America dal 28% al 40%.

Brexit o non Brexit, il quartier generale resterà a Londra, mantenendo l’organigramma di vertice, con il presidente Don Robert e il ceo David Schwimmer, mentre l’ad di Refinitv, David Craig, continuerà a guidare la socità dei dati e entrerà nel comitato esecutivo dell’Lseg. L’azionariato sarà composto per il 37% dagli attuali azionisti di Refinitiv, che avranno però meno del 30% dei diritti di voto. Refinitiv fa capo oggi per il 45% a Thomson-Reuters e per il 55% da una cordata capitanata dal fondo Usa Blackstone, che ha rilevato il controllo poco più di un anno fa, cui partecipano anche il fondo pensione canadese Canada pension plan investment board e il fondo sovrano di Singapore Gic. Il consorzio Blackstone, che diventerà il maggior azionista con una quota intorno al 20%, e Thomson Reuters avranno diritto a nominare tre membri nel board del nuovo gruppo finchè manterranno una quota pari ad almeno il 25%.

Secondo alcuni osservatori la cessione parziale o totale di Borsa italiana - che è valutata fino a 4 miliardi - potrebbe aiutare a finanziare l’operazione. Il nuovo gruppo nascerà infatti con un rapporto net debt/Ebitda di 3,5 volte rispetto all’1,7 attuale (Moody’s ha messo sotto osservazione il rating per un possibile downgrading), ma il management di Lseg conta di ridimensionarlo a un livello di 1-2 volte nell’arco di 24-30 mesi, senza parlare espressamnete di cessioni. Dall’operazione Lseg si aspetta di ottenere un tasso di crescita dei ricavi del 5-7% all’anno per i primi tre anni, un margine Ebitda del 50% nel medio periodo, un aumento degli utili per azione superiore al 30% nel primo anno (e in incremento ulteriore negli anni successivi), sinergie sul lato dei costi per oltre 350 milioni di sterline all’anno e di oltre 225 milioni di sterline all’anno sul lato dei ricavi.

Sotto il profilo Antitrust, secondo gli addetti ai lavori, una sovrapposizione critica potrebbe esserci nei mercati del reddito fisso rivolti agli investitori istituzionali, segmento nel quale Refinitiv opera con Tradeweb e Mts di Borsa italiana con Bond vision che, per capirsi, è la piattaforma utilizzata da Banca d’Italia e da altre Banche centrali per attuare politiche di quantitative easing. Ma è sull’intero Mts che c’è preoccupazione da parte delle autorità italiane perchè si teme un ridimensionamento del mercato all’ingrosso dei titoli di Stato. Qualche settimana fa infatti il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera ha detto che si sta seguendo con attenzione l’evoluzione della vicenda Lseg/Refinitiv perchè «Mts come piattaforma è strategica per l’Italia».

Sui mercati finanziari Roma ha anche la possibilità di esercitare il golden power nei confronti di soggetti extracomunitari. Con la Brexit, l’intero gruppo, prossimo ad avere un primo azionista Usa, diventerebbe “extracomunitario”.

Alla finestra c’è già Euronext, il listino federativo delle Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Dublino e Oslo, che è interessato alla partita per estendere la sua rete. Al momento è in lizza per la Borsa di Madrid, per la quale si è fatta avanti anche la Borsa di Zurigo. Se Euronext non riuscisse nell’impresa, che la impegnerebbe per almeno un anno sull’integrazione del mercato spagnolo, potrebbe virare rapidamente su Piazza Affari, che suscita l’interesse della federazione delle Borse soprattutto per il circuito Elite e l’Aim, dato che il progetto sarebbe quello di promuovere le pmi italiane sulla propria piattaforma comune di negoziazione europea. Di Mts Euronext è già stata azionista in coabitazione, prima che Borsa Spa ne rilevasse il controllo portando il mercato dei titoli di Stato sotto il cappello dell’Lseg.

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