Meccanica in Borsa

Lu-Ve amplia la base produttiva. Scommessa sugli Stati Uniti

Nuovi impianti e acquisizioni consentono di aumentare i ricavi esteri che hanno raggiunto il 78,8% del totale. Il rischio della guerra commerciale: la società è fiduciosa perchè dice di non operare in settori colpiti dai dazi

di Vittorio Carlini


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6' di lettura

Puntare sullo sviluppo del business negli Stati Uniti. Poi: espandere ed ammodernare la base produttiva. Ancora: proseguire negli investimenti in tecnologia ed innovazione di prodotto, soprattutto per ricercare maggiori efficienze energetiche e mantenere l’offerta in linea con le sempre più stringenti norme a tutela dell’ambiente. Sono tra i focus del gruppo Lu-Ve, il cui titolo in Borsa è sottile e l’investitore fai-da-te deve trattarlo con prudenza, a sostegno della propria attività.

I dati di conto economico
Già, la propria attività. Quest’ultima, nei primi nove mesi del 2019, ha confermato l’andamento al rialzo. I ricavi reported sono saliti a 284,728 milioni in aumento del 26,1% rispetto allo stesso periodo del 2018. A parità di perimetro il fatturato, dal canto suo, è cresciuto del 7,3%. Più articolato, invece, il discorso riguardo alla redditività. Su questo fronte, dove gli ultimi dati disponibili sono quelli al 30 giugno scorso, da una parte il Mol è salito; ma, dall’altra, l’utile netto reported è sceso. In particolare: l’Ebitda consolidato è stato pari a 20,3 milioni (erano 17,1 milioni un anno prima)mentre il Mol ricorrente si è assestato a 25,4 milioni (+40,3%). Il profitto netto, invece, è calato a 6 milioni contro i 6,6 milioni della prima metà del 2018. Un andamento, quest’ultimo, che preoccupa?

Lu-Ve, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, risponde negativamente. La dinamica, viene spiegato, è l’effetto di eventi una tantum: dai costi per l’operazione d’acquisizione di “Al Air” fino agli oneri di start up degli impianti in Polonia e Cina. In tal senso, al netto delle voci non ricorrenti e anche senza considerare il contributo della stessa “Al Air” (consolidata a partire dal maggio 2019), l’utile netto al 30/6/2018 risulta comunque in rialzo rispetto a dodici mesi prima.

Domande & risposte

Crescita internazionale
Di là dai singoli numeri di conto economico, il risparmiatore è però interessato a conoscere le strategie di sviluppo aziendali. Un focus della società, per l’appunto, riguarda gli Stati Uniti. Il gruppo, a ben vedere, non da oggi ha diversificato e rafforzato la sua presenza all’estero. Nella prima metà dell’anno il peso del mercato domestico sul giro d’affari complessivo, nonostante le vendite in Italia siano salite del 14,5%, è diminuito al 21,2%. Non solo. Paesi come la Germania, primo Stato per l’export aziendale cui seguono la Polonia e la Repubblica Ceca, rimangono essenziali. Analogamente ad altri mercati quali la Cina e l’India.

Ciò detto, però, la società vuole giocare una carta importante sul tavolo americano. Negli Usa, va ricordato, l’azienda ha acquisito lo scorso esercizio il 100% di Zyklus. Nel 2018 i ricavi del gruppo “Made in Usa” si erano assestati intorno a 10 milioni di dollari. Alla fine dell’esercizio in corso dovrebbero raggiungere i 15-16 milioni. La volontà di Lu-Ve, anche grazie all’avviato ampliamento dello stabilimento di Jacksonville (circa 5 milioni d’investimento), è di allargare il portafoglio dei prodotti venduti nel mercato locale. Soprattutto nelle applicazioni della refrigerazione per, in un secondo momento, passare a quelle del condizionamento. Insomma il gruppo, sfruttando anche il ritardo tecnologico delle societàUsa nella refrigerazione, punta ad accelerare la propria crescita in America. Un tassello importante nell’espansione internazionale del gruppo.

Il rischio della “trade war”
Sennonché il risparmiatore, proprio con riferimento, all’internazionalizzazione di Lu-Ve realizza il seguente ragionamento. La guerra dei dazi voluta dalla Casa Bianca contro la Cina ha indotto il rallentamento del Pil globale. Si tratta di un contesto in cui il business delle società meccaniche che puntano sull’export può essere impattato negativamente, compreso quello di Lu-Ve. La società rigetta la preoccupazione. Dapprima il gruppo ricorda di non essere presente in settori, quali ad esempio l’automotive, influenzati dai dazi. Anzi: l’espozione al comparto alimentare, viene spiegato, è un’arma contro la volatilità del Pil globale. Non solo. La diversificazione geografica, oltre che la presenza in varie applicazioni, consente da un lato di rendere più resiliente il business; e, dall’altro, di controbilanciare l’eventuale rallentamento di un settore con la crescita in un altro. Infine, come mostra il portafoglio ordini che al 30/9/2019 è duplicato rispetto all’anno prima, la società dice di essere in crescita e di acquisire nuova clientela.

Gli impianti produttivi
Fin qui alcune considerazioni rispetto ai conti e all’internazionalizzazione del business. Altro focus del gruppo, però, è l’espansione e ammodernamento della base produttiva. Nella prima metà dell’anno, tra le altre cose, è stata avviata la produzione nel nuovo impianto in Polonia. Poi, da una parte, si è avuto il completamento del trasferimento della fabbrica a Tianmen in Cina; e. dall’altra, è prossimo l’avvio della costruzione di un altro impianto a Jacksonville negli Usa (la cui inaugurazione è prevista nel luglio 2020). Senza dimenticare, peraltro, l’avvio dell’allargamento in India della fabbrica della controllata Spirotech. In generale gli sforzi comportano investimenti in conto capitale intorno a 47 milioni. Denari in parte già spesi e in parte no. Nel 2019 i Capex previsti sono circa 25 milioni. Di questi 12-15 milioni sono in manutenzione. Il resto è finalizzato per l’appunto all’espansione. Nel 2020, invece, i Capex complessivi dovrebbero essere 18-20 milioni. I dati, quindi, mostrano l’impegno sulla base produttiva.

Ma non è solo la crescita organica. Il 30 aprile scorso Lu-Ve ha completato l’acquisizione del 65% di “Al Air”. Una mossa che è seguita allo shopping, nel 2018, di Zyklus con cui la multinazionale tascabile italiana è sbarcata negli Usa. Certo, ora il gruppo ha un approccio più prudente ed opportunistico nell’M&A. Verranno colte solo eventuali occasioni: acquisizioni bolt-on soprattutto negli Usa o Germania. Ciò detto, però, il risparmiatore sottolinea che l’M&A porta in sé il rischio d’esecuzione. Una condizione che può impattare, ad esempio, sulla marginalità di Lu-Ve. La società non condivide il timore. Il gruppo afferma che il track record mostra la sua capacità d’integrare efficacemente le nuove realtà. Spirotech, acquisita nel 2016, ha oggi un Ebitda margin oltre il 20%. Zyklus, spiega sempre l’azienda, ha raggiunto la marginalità del 16-17% contro l’iniziale 12%. È vero, dice Lu-Ve, il rapporto tra Mol e ricavi di “Al Air” è attualmente del 9,3%. E, tuttavia, il gruppo è confidente in 1-1,5 anni di portare l’indicatore in linea con quello aziendale. In generale, quindi, la società afferma di non essere preoccupata su questo fronte e ribadisce che le sue acquisizioni sono accrescitive della redditività.

Dall’M&A all’innovazione tecnologica e di prodotto. Qui, tra gli altri, sono rilevanti soprattutto due aspetti: l’efficienza energetica e la conformità con le norme a tutela dell’ambiente. Riguardo al primo fronte la società ha realizzato soluzioni proprietarie che permettono, ad esempio, negli scambiatori di calore la modulazione dell’energia fornita e assorbita in funzione della temperatura esterna. Inoltre, attraverso l’Internet delle cose, sono stati sviluppati sofisticati sistemi di controllo in remoto. Con riferimento, invece, al secondo aspetto deve ricordarsi che nel settore in cui opera Lu-Ve diverse sono le leggi per un business maggiormente eco-compatibile. In tal senso il gruppo ricorda, in anticipo sull’ingresso della normativa Ue per la riduzione dell’inquinamento da fluidi refrigeranti, di avere sviluppato già nel 2004 un impianto di refrigerazione che sfrutta fluidi naturali. In particolare la CO2 che non è inquinante nei circuiti chiusi. Non solo. La società sottolinea, ad esempio nel raffreddamento di grandi motori ad altissima potenza (“power gen”), i suoi sforzi anche per ridurre le emissioni acustiche. Insomma: l’evoluzione hi-tech è un atout essenziale al fine della stessa crescita.

Indebitamento
Infine: l’indebitamento finanziario netto. Qui, al 30/6/2019, il rosso della Posizione finanziaria netta era di 151,8 milioni. Un dato che si confronta con i 75,7 milioni di un anno prima. L’incremento del debito netto, inevitabilmente, fa storcere il naso al risparmiatore. Il gruppo non condivide il disappunto. Dapprima Lu-Ve ricorda di essere impegnata in un piano di crescita che implica rilevanti Capex sia per gli impianti che per l’M&A. Inoltre l’azienda sottolinea l’impatto meramente contabile dell’Ifrs 16 . A fronte di ciò il gruppo afferma che, già solamente al netto dell’esborso per lo shopping di “Al Air” e dell’applicazione dell’Ifrs, il debito finanziario netto risulterebbe inferiore a quello del 30/6/2018. Non solo. Lu-Ve ricorda che, anche grazie ai flussi di cassa, il “Net debt to Ebitda” alla fine del 2019 è previsto scendere intorno a 3 volte. Per poi nel 2020, al netto di eventuali acquisizioni, calare a circa 2 volte.

Ciò detto quali, invece, le prospettive della redditività a fine 2019? Il gruppo prevede l’Ebitda e l’Ebitda margin, sia considerando “Al air” sia a parità di perimetro, in miglioramento rispetto al 2018.

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