procura di locri

Lucano, avviso di garanzia per truffa aggravata e falso ideologico

di Donata Marrazzo


Chi è Mimmo Lucano, sindaco di Riace simbolo dell'accoglienza

4' di lettura

La procura di Locri rincara la dose e notifica a Mimmo Lucano un avviso di garanzia per truffa aggravata e falso ideologico. È Xenia 2, nuovo filone d'inchiesta che allarga le indagini suei fondi per la gestione dei migranti nel borgo di Riace. Il provvedimento coinvolge altre nove persone e riguarda alcuni immobili affittati dalla cooperativa Girasole per l'accoglienza dei rifugiati: secondo il pm Ezio Arcadi alcuni appartamenti sarebbero stati privi di collaudo statico e certificato di abitabilità come previsto dal manuale operativo dello Sprar e dalle convenzioni stipulate con la Prefettura. Il Comune avrebbe comunque predisposto e sottoscritto le determine per l'assegnazione alla cooperativa delle somme per il pagamento degli affitti. In tutto 134mila euro.

Parzialmente abusive le casette degli asini per la differenziata
Al sindaco sospeso viene contestato di aver firmato una “falsa attestazione ove veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti esistenti nel territorio del Comune di Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico sanitarie”. Avrebbe indotto così in errore il ministero e la prefettura. Sigilli anche alla fattoria didattica e alle casette degli asini utilizzati per la raccolta differenziata nel centro storico: risultano parzialmente abusive.
Nella circolare del 9 ottobre che ha disposto la chiusura dello Sprar di Riace, il Viminale aveva assegnato al progetto per l'accoglienza di Lucano 34 penalità, anche per gli standard delle abitazioni. “Aspetti minori e formali del progetto”, secondo il consulente legale del Comune Gianfranco Schiavone che subito ha presentato ricorso al Tar. Ora si attende la decisione.

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La Cassazione non scalfisce la Procura
Il nuovo avviso di garanzia è arrivato a meno di 24 ore dal rinvio a giudizio di Lucano, deciso dopo sette ore di camera di consiglio dal gup di Locri Amelia Monteleone. Coinvolte nell'inchiesta altre 26 persone. L'11 giugno la prima udienza. Fra qualche giorno, invece, il 18 aprile, il tribunale del Riesame si pronuncerà sulla revoca del divieto di dimora a Riace per il sindaco sospeso. La Corte di Cassazione lo ha annullato con rinvio, smontando l'impianto accusatorio costruito dalla procura di Locri contro Lucano e il modello Riace. Lucano, sostiene in sintesi la Corte, non ha compiuto illeciti né ha posto in essere comportamenti fraudolenti. Neanche per l'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti e nemmeno il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (condotto con “finalità moralmente apprezzabili”. E in un caso per una “questione affettiva”). Motivazioni che però non hanno scalfito la procura.

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Lucano, «troppa convergenza tra politica e poteri forti»
Mimmo Lucano è evidentemente provato, ma resiste: «Mi sono abituato a questa pressione. E cerco di capire, di andare più a fondo, per difendere non tanto me, la mia persona, ma l'idea che rappresento. E delle chiavi di lettura in realtà le ho trovate. Mi spaventa questo sistema – dichiara – troppe convergenze tra politica e poteri forti. Troppa propaganda, Riace e la mia militanza come sindaco hanno dimostrato che si può fare accoglienza e integrazione, che intorno ai migranti possono nascere modelli di sviluppo innovativi, di riqualificazione delle aree interne. Ma con tentativi sempre più goffi si è distrutta quell'esperienza e il suo valore. La prefettura ha dimenticato di quando mi chiamava per accogliere con urgenza gli immigrati che non sapeva dove mandare? Io mi attivavo e trovavo un posto. Ora cercano i certificati di abitabilità, i collaudi statici. Ma – continua - la baraccopoli di San Ferdinando ce l'aveva l'abitabilità? E i caporali che ammassano i braccianti di colore nelle auto per portarli nei campi, pagati a 70 centesimi a cassetta, li hanno mai visti o quello è l'unico sistema d'accoglienza praticabile?».

Concussione (senza intascare un euro?)
Non ci può pensare Lucano che fra i reati che gli contestano c'è anche la concussione: «La realtà non è quella che descrive la procura. Avrei fatto fatture false. Io? Piuttosto mi sarei tolto la vita», afferma sfinito. Insomma, Mimmo ù curdu, come lo chiamano in paese, per la procura sarebbe a capo di un'associazione a delinquere che avrebbe commesso “un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio)”. Senza alcun vantaggio, però: nessun indebito arricchimento, come ha già rilevato il gip Domenico Di Croce.
«In questo processo non cercano solo la vittoria giuridica – conclude Mimmo Lucano – ma vogliono il consenso, i titoli sui giornali. Vogliono distruggermi come amministratore, come simbolo e come uomo. Ma io penso ai miei figli, a Roberto, a Eliana e a Martina che piange quando legge le notizie che mi riguardano. Per questo tengo duro, e per tutta la gente che ho intorno, anche se poi nelle aule dei tribunali non conta».

A Riace “Il povero Cristo” di Capossela
Ma fuori il tam tam è inarrestabile: la solidarietà a Lucano arriva da tutto il mondo. E Riace, modello di umanità e di accoglienza, lotta per non tornare un borgo fantasma. Tante sul web le campagne per la sua rinascita. In questi giorni i suoi vicoli e il mare sono stati il set del nuovo video clip di Vinicio Capossela, che ha coinvolto Marcello Fonte (interprete di “Dogman”) ed Enrique Irazoqui, il Gesù di Pier Paolo Pasolini in “Il Vangelo secondo Matteo”. A Mimmo Lucano è dedicato “Il povero Cristo”, nuovo singolo del cantautore in uscita nei prossimi giorni.

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