SIDERURGIA

Lucchini torna protagonista con le ruote per i treni della Cina

di Matteo Meneghello

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3' di lettura

Compra in chili e vendi per pezzi. Un insegnamento del padre che Giuseppe Lucchini ha fatto proprio, in particolare negli ultimi anni, facendo vivere alla storica famiglia dell’acciaio italiano un altro giro di giostra da protagonista nella siderurgia, dopo l’uscita di scena con la cessione ai russi di Severstal. La nicchia presidiata oggi è la produzione di ruote per treni, realizzata nello stabilimento Lucchini Rs di Lovere (Bg). «Questa però è sider-meccanica - precisa il figlio di Luigi Lucchini - . Non è per essere puntigliosi, ma la differenza è sostanziale». Lucchini Rs integra know how siderurgico e lavorazioni meccaniche («è uno stabilimento complesso» sospira il presidente) per produrre ruote ferroviarie vendute in tutto il mondo. Una differenza che si legge nell’ultima riga del conto economico: decine di milioni di utili negli ultimi anni, e marginalità da azienda farmaceutica; anche il 2017 si chiuderà con un fatturato di oltre 400 milioni e un ebitda di circa il 15%.

Qui,sulle rive del lago d’Iseo si compra a chili e si vende in pezzi. Si crea valore. «Mio papà mi ripeteva sempre: dai dignità al pezzo, deve servire allo scopo per cui viene acquistato. Il rottame si compra a peso, ma il prodotto si vende a pezzi». Giuseppe Lucchini oggi si divide tra Brescia, dove cura gli interessi di Sinpar, la cassaforte di famiglia e le rive del lago d’Iseo: dopo essersi lasciato alle spalle la città e le carte finanziarie, qui si può tuffare in quel manifatturiero puro che è alla base della storia industriale della sua famiglia e di tante altre in Italia. La palazzina uffici di Lovere ha tutto il fascino della storica sede del primo Novecento, stretta tra il lago e l’abitato di Castro, abbarbicato sulla collina. È difficile immaginare un’acciaieria in questo contesto, a pochi metri da strade che a una prima impressione sembrano il paradiso dei ciclisti, impegnati nella conquista di una piccola «classica» della zona: il giro del lago d’Iseo, dalla sponda bresciana a quella bergamasca. Eppure l’acciaieria, che ha 150 anni di storia è ben visibile camminando sul lungo-lago, è integrata nel paesaggio. Le vecchie generazioni la conoscono ancora come la «ferriera», o come l’«Ilva». La famiglia Lucchini l’ha rilevata negli anni Novanta, poi è passata a Severstal quando tutto l’impero dell’acciaio della famiglia bresciana è passato di mano. Ma nel 2007 i Lucchini l’hanno ricomprata. Alexei Mordashov, leader di Severstal, aveva dichiarato che di questo gioiellino, pur riconoscendone le qualità, non sapeva bene che farsene. «I russi ragionano in termini di fatturato e volumi - spiega Lucchini -. Noi conoscevamo bene il valore dell’azienda: l’abbiamo rivoltata come un calzino, puntando su qualità e premium price».

Viaggio nello stabilimento di Lovere

Viaggio nello stabilimento di Lovere

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Come nell’automotive, anche in questo settore ci sono segmenti diversi, e Lucchini Rs è riuscita, grazie a investimenti mirati - 7 milioni per un nuovo trattamento termico e 10 milioni per la linea di sgrossatura degli assili nel solo ultimo anno - a lasciarsi alle spalle i concorrenti ceki, cinesi, coreani, russi. «Le capre mangiano l’erba in basso - spiega Lucchini -, le giraffe le foglioline in alto». Ma in alto le foglie sono poche, e allora non si deve restare nel giardino europeo, ma andare nel mondo a vendere le ruote. Lucchini ha avuto da subito l’intuizione di cercare il mercato cinese, e oggi è leader nel principale mercato dell’alta velocità. «La Cina - spiega Lucchini - è la nazione che più ha investito in produzione e utilizzo di materiale ferroviario per Av, è il più grosso produttore di treni Av e ha il network più esteso». Chi vince Cina vince dappertutto e Lucchini Rs oggi ha l’85% del mercato cinese ed è presente nell’after market con unità operative in tutta Europa, oltre che in Sudafrica. Ora ha messo un piede anche negli Usa, dove si prevedono nel medio periodo investimenti sul ferroviario per medie distanze.

Ogni ruota di Lucchini montata sui treni in tutto il mondo viene prodotta esclusivamente a Lovere. L’acciaieria fonde il rottame e realizza un lingotto, della forma di un tondone, che viene poi fatto a fette, quindi scaldato e poi stampato. È in questa fase che, incandescente, inizia ad assumere le sembianze di una ruota. A questo punto viene lavorata a freddo, e poi temprata. «Il cuore del problema è, a parte la colata, il trattamento termico - spiega Lucchini -. È uno dei fattori che ci garantisce competitività, perchè non è possibile copiare la nostra ricetta: ce l’ho io, e la conosco solo io». Terminata la rifinitura le ruote le si possono persino chiamare per nome («è tutto tracciato, siamo in grado di risalire alle caratteristiche della lavorazione sia in magazzino che in esercizio» spiega Lucchini), e venderle per quello che valgono. Non certo per quello che pesano.

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