grandi mostre a londra

Luce domestica su Rembrandt

Una selezione di 35 opere del maestro olandese, alla Dulwich Picture Gallery, esplora l’importanza dell’illuminazione ambientale per l’attività dell’artista

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Molti hanno celebrato il 350esimo anniversario della morte di Rembrandt. Nessuno può competere con le oltre 300 opere nella mostra di quest’anno del Rijksmuseum trionfalmente intitolata “Tutti i Rembrandt”.

La Dulwich Picture Gallery di Londra non ci prova neanche, ma festeggia l’evento nel suo modo consueto, puntando sulla qualità invece della quantità e soprattutto aggiungendo un percorso iluminante e un’interpretazione nuova.

La mostra si chiama “Rembrandt e la luce” e in poche stanze e una selezione di 35 mirabili opere dai maggiori musei del mondo esplora l’importanza della luce per l’artista olandese, focalizzandosi sul periodo dal 1639 al 1658. La ragione è che in quei 19 anni Rembrandt aveva potuto lavorare in condizioni che lui considerava perfette: aveva acquistato la sua “casa ideale” nella Breestraat su un canale nel centro di Amsterdam, con grandi finestre che facevano entrare la luce.

Una delle sale della mostra ricostruisce lo studio di Rembrandt all’ultimo piano della casa, con la grande finestra, gli scuri e la tenda bianca utilizzata per indirizzare e diffondere la luce. Qui il maestro insegnava ai suoi allievi come dipingere in diverse condizioni di luce – forte e smorzata, diretta e diffusa, alba e tramonto, sole e candele. Nel consegnare un quadro a un committente nel 1639, Rembrandt si era raccomandato di «appenderlo in una luce forte e dove si può osservare da lontano, così potrà brillare al meglio».

Rembrandt utilizza la luce non solo per creare effetti drammatici ma anche a fini narrativi. La luce crea l’atmosfera e racconta la storia, viene utilizzata per guidare lo sguardo di chi osserva il quadro. Nella scena della “Negazione di Pietro” dal Rijksmuseum, lo sguardo va subito al santo, illuminato dalla lampada a olio di una ragazza, il viso colto nel momento della terribile realizzazione che la profezia di Gesù si è avverata e ha negato per tre volte di conoscerlo. Poi lo sguardo passa all’unica altra fonte di luce nell'angolo: Cristo portato via dai soldati, che si volta verso Pietro con lo sguardo addolorato.

L’oscurità prevalente in “Filemone e Bauci” dalla National Gallery di Washington, racconta la storia di Ovidio della coppia di vecchi che hanno ospitato due viandanti condividendo con loro il magro pasto e lentamente, gradualmente, si accorgono che sono Mercurio e Giove, due dei sotto mentite spoglie, illuminati dalla luce.

Con un intervento poco ortodosso ma efficace, Dulwich ha reclutato Peter Suschitzky, direttore della fotografia celebre per la serie Guerre Stellari, che ha illuminato ogni stanza in modo diverso per sottolineare l’importanza della luce nelle opere di Rembrandt e la teatralità delle sue messe in scena. A ogni quadro aggiunge note tecniche, come se fosse una scena di un film.

«Rembrandt amava il teatro, che definiva “un dipinto parlante” e considerava i dipinti come un palcoscenico con noi come spettatori -, spiega Jennifer Scott, direttrice della Galleria e curatrice della mostra -. La luce nei suoi quadri ha un forte impatto emotivo e anche cinematico».
In una sala lo spettatore è invitato a osservare un quadro – “Cristo e Maria Maddalena”, dalla Royal Collection – mentre la luce nella stanza cambia dalla quasi totale oscurità alla piena luce del giorno, per vedere come modifica l’effetto e la nostra percezione della scena, sottolineando l’impatto emotivo per Maddalena, che passa dal buio alla luce rendendosi conto di chi ha di fronte.

Il riposo nella fuga in Egitto dalla National Gallery of Ireland a Dublino è l’unico quadro notturno dipinto da Rembrandt. Il punto focale è la fiamma al centro, e osservandola i nostri occhi scoprono tutte le figure intorno al fuoco e possono individuare i colori e le ombre, gradualmente come si addice a una scena contemplativa.

L’ultima stanza è dedicata ai ritratti di persone conosciute e amate, illuminate da una luce calda e intima. La sala finale opta per l’effetto più drammatico, facendo risaltare i quadri su uno sfondo nero.

Rembrandt's Light
Fino al 2 febbraio 2020
Dulwich Picture Gallery

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