arredo design

Luci da esterno che fanno il verso alla Luna

di Fabrizia Villa


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3' di lettura

Se esistesse un premio Compasso d’Oro per la più suggestiva luce outdoor di tutti i tempi, non c’è dubbio che a riceverlo per pubblica acclamazione sarebbe la Luna, perfetta, misteriosa e cangiante come poche lampade sanno esserlo.

Illuminazione outdoor, questione di atmosfera

Illuminazione outdoor, questione di atmosfera

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A mezzo secolo dal primo allunaggio, che si celebrerà in tutto il mondo il prossimo 20 luglio, saranno in molti a rendere omaggio al satellite che risplende di luce riflessa. Tra i tanti, anche Royal Botania, che con Lunar, un semplicissimo disco di marmo arabescato di Carrara traslucido in cui si cela una striscia Led integrata, trasforma le venature naturali della roccia in una magica superficie lunare. L’atmosfera, per le notti più calde dell’estate, è assicurata, come per chi sceglie Amanita di Mariana Pellegrino Soto per Oluce, elegante segna-percorso da esterni che, con i suoi cerchi sovrapposti, ricorda il fascino effimero di un’eclissi di luna.

E se quelli di Armstrong e Aldrin sono stati grandi passi per l’umanità, c’è chi ha deciso, proprio con la luce, di contrassegnare i piccoli passi dell’uomo. Si chiama, infatti, Step la lampada segnapasso per esterni realizzata per Ethimo dal designer Niccolò Grassi. In terracotta, nei colori terracotta naturale, terra rossa, fango, muschio, è adatta a lampadine a risparmio energetico e perfetta per integrarsi con l’ambiente. Rispecchiare il calore e la solarità del paesaggio italiano è la filosofia che guida le scelte di Ethimo, brand specializzato nello spazio outdoor che quest’anno ha presentato due nuovi prodotti per far luce all’esterno. Entrambe firmati dal designer veneziano Luca Nichetto, sono Pharos, reinterpretazione degli storici lampioni in ghisa, elementi tipici e comuni nello scenario urbano delle più importanti città europee nell’Ottocento, e la lanterna dal mood contemporaneo Lucerna.

Una sorta di mimesi con la natura è il punto di arrivo della prima collezione di lampade per outdoor realizzata da Enzo Catellani per Catellani & Smith, che esce allo scoperto con Medousê, una sfera in vetro verde o trasparente dalla superficie irregolare, Syphasera – composta da sottili steli in ottone verniciato nero dalle estremità luminose realizzate in vetro opalino – e More, composizione di forma irregolari che sembra spuntare dal suolo come una siepe luminosa.

Vuole essere un’assenza più che una presenza O, progetto di Elemental per Artemide. «Un tentativo di conciliare le esigenze dell’ambiente naturale e urbano», spiega Alejandro Aravena. È nata così una luce, un semplicissimo cerchio, che quando non si usa diventa quasi impercettibile, e quando si utilizza, lo si fa solo nel momento in cui è necessaria, grazie ai sensori che la attivano “on demand”. L’effetto, benché immateriale, è scultoreo, come lo è quello delle lampade per esterni firmate da Michael Anastassiades per Flos, entrambe evoluzioni di due progetti indoor del designer cipriota. IC Outdoor è un gioco d’equilibrio: uno stelo di ottone satinato, combinato con tre tipi di pietra lavica e un marmo travertino imperiale per la base; sorregge in cima, come fosse in equilibrio, una sfera in vetro che sporge sulla terminazione inclinata del bastone. La precarietà si nasconde anche nel nome, che evoca quell’Identification Code con cui il Dipartimento inglese all’immigrazione classifica i Paesi e le origini degli immigrati che sostano sul suolo britannico, identità in bilico come una sfera su un piano inclinato. Stesso materiale per le basi del secondo progetto outdoor di Anastassiades, Captain Flint, un’elegante struttura tubolare a cui è sospeso un diffusore conico orientabile in otto step.

Supera i confini tra interno ed esterno un’altra lampada iconica, Twiggy Grid di Marc Sadler per Foscarini, nelle versioni da terra e da sospensione. Ispirata al segno che una canna da pesca traccia curvandosi, restituisce un’immagine flessibile e resiliente. La versione da esterno è modificata nel paralume, con una superficie a intreccio che ha valore funzionale, ma che allo stesso tempo crea un dialogo con i classici elementi che si trovano in giardini e terrazzi: reti, cancelli, piante rampicanti.

Un altro intreccio, questa volta realizzato in materiale plastico stampato a iniezione, distingue Kabuki, lampada a piantana disegnata da Ferruccio Laviani per Kartell e realizzata anche per l’outdoor. Nella versione a sospensione, appare come una grande nassa che crea un divertente girotondo di luci; un moderno esotismo che ritroviamo in Cell, di Matteo Ugolini per Karman, che ricalca nella struttura e nello spirito le antiche lanterne cinesi, gabbie di luce realizzate con un sottile filo d’acciaio bronzato e realizzate sia da tavolo sia da sospensione.

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