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Lucia Calamaro e il rimpianto di un ritorno

Della drammaturga romana è in libreria per i tipi di Einaudi «Nostalgia di Dio»

di Alberto Fraccacreta


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Fotografia di Guido Mencari -www.gmencari.com

3' di lettura

Quattro personaggi in cerca di Autore (con la A maiuscola). Questa potrebbe essere la sintesi estrema di Nostalgia di Dio (Einaudi, pp. 112, € 11), pièce densa filosoficamente di Lucia Calamaro, drammaturga romana impostasi sulla scena con La vita ferma e L'origine del mondo.

Il titolo — criptocitazione di un importante saggio di Max Horkeimer, La nostalgia del Totalmente Altro, esattamente come una criptocitazione potrebbe essere la tirata nichilista di Francesco («questo campo da tennis, esiste? E questa città che circonda il campo da tennis... “è”, con l'accento?»), da La nausea di Sartre — è eloquente: a Francesco, appunto, «sportivo dubbioso su tutto», Simona «maestra single», Alfredo «prete esistenzialmente provato» e Cecilia «antropologa vitale» manca qualcosa.

È Dio, l'ulteriorità del loro stesso esistere. Il bisogno non sembra tanto concettuale, quanto fisiologico, legato a una mancanza personale, a un tumulto psicofisico quale proiezione esterna: Simona vuole essere mamma, Francesco vorrebbe tornare a vivere con Cecilia che a sua volta cerca un'improbabile stabilità interiore attraverso la smania di registrare i suoni, Alfredo prova a dribblare i suoi dubbi.

Questo desiderio di risolvere la propria situazione è mancanza di Dio, errare verso un non raggiunto compimento umano. Non essere mai nel luogo, agognare una patria. Ecco perché il monologo inziale di Simona — zigrinato di versi e prosa, com'è l'intera opera — è venato di un'intuizione teologica: Dio bambino crea l'uomo. «O forse no, forse mi sbaglio./ Forse lo crea rallentandosi, con molta cautela. Meticoloso, concentrato,/ scrupoloso come un bambino di prima elementare quando scrive;/ il naso incollato al foglio,/ quella penna, quella matita/ strette come se fossero un'arma/ e lui concentrato/ lento, attento e preoccupato, di non ferire il foglio». Dio è il fanciullo, la casa, la tradizione perduta: un'età della vita, increspata di struggente rimorso, in cui era possibile osservare le cose con innocenza.

I quattro personaggi cominciano così un pellegrinaggio serale in sette chiese, ognuno tarmolato dalle proprie idiosincrasie e sfumati sarcasmi («Alfredo Che poi io quello che cerco in realtà nelle chiese è il marmo nella sua forma più stanca, un marmo arreso, accogliente perché ci si è appoggiata distrattamente nei secoli la mano de Dios... Francesco Maradona. Alfredo Ma che Maradona, sempre a pensare allo sport... la mano vera del Dio vero. Che poi è un'ipotesi della quale io ho estremamente bisogno... almeno credo»).

Lo stile paratattico di Calamaro cresce fino agli scambi serrati tipici degli agoni del teatro greco: ci si immerge in un clima onirico in silhouette con le notazioni sempre più stringenti di Simona («perché io non so che mi succede ma è come se fossi Maria, di colpo è come se la capissi, se lei fossi io, è come se ogni donna che partorisce in Occidente, nell'attimo esatto in cui partorisce, fosse Maria») e l'aria trafitta di Francesco, forse i personaggi più nebulosi e insistenti della pièce.

Lucia Calamaro, nella descrizione dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria e dal Teatro Metastasio di Prato, ha scritto molto opportunamente: «Nostalgia di casa. Questo potrebbe essere l'altro titolo di questo spettacolo, in quanto per me, la casa sono gli affetti, e gli affetti sono l'unica dimensione rimasta che mi rapporti al sacro. Nel bene voluto, risiede il mistero. È nel legame, nel bisogno dell'altro, la meraviglia. [...] Ogni volta che torno a casa, io mi sento come se tornassi all'infanzia. Ma non a una fase qualunque dell'infanzia, ma alla fase dell'onnipotenza, quella dei primissimi anni».

Nostalgia di Dio è quindi l'estremo rimpianto di un ritorno: all'infanzia, al piccolo, all'onnipotente umile, agli affetti. Ma anche, in interiore homine, a una trascendenza.

Lucia Calamaro, Nostalgia di Dio, Einaudi, pagine 112, € 11

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