Cinema e Media

Lucisano: la mia ricetta per battere Netflix

Lo storico produttore romano celebra i 20 anni del cinema Andromeda e lancia la sua sfida alle piattaforme digitali: «Per batterle dobbiamo creare sale con poltrone confortevoli, impianti audio e video all’avanguardia e spazi di aggregazione anche per bambini»

di Cristina Battocletti

Notte prima degli esami

2' di lettura

Fulvio Lucisano, classe 1928, è un produttore e imprenditore, protagonista da 60 anni del cinema italiano. Fondatore della società di produzione cinematografica Italian International Film e della Lucisano Media Group, è stato presidente dell’ANICA dal 1998 al 2001. Nel 2009 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera. Ha accompagnato molti film di successo da «Il grande cocomero» (1993) a «Fantozzi - Il ritorno» (1996), da «Notte prima degli esami» (2006) al recentissimo «Aspromonte». Vive per il cinema e di cinema e soprattutto si batte per prolungare, rafforzare, rendere inestirpabili le sale cinematografiche. Il suo cinema Andromeda a Roma festeggia ora i 20 anni di vita e per celebrare un compleanno così importante, vista la moria delle sale cinematografiche, si doterà di un’altra sala, che va ad aggiungersi alle otto già presenti, tutte accessibili ai portatori di handicap.

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Come crede che le sale cinematografiche possano salvarsi con l’arrivo delle piattaforme grazie a cui si può usufruire della visione dei film da casa?
Bisogna dotare le sale di confort che la televisione per quanto grande sia non è in grado di fornire. Per esempio, avere un impianto stereo e proiettori che possano calare lo spettatore in un’atmosfera irripetibile. Le nostre sale all’Andromeda sono dotate di sistemi innovativi. Le poltrone poi devono essere comodissime, molto distanziate in modo che nessuno debba alzarsi per far passare un altro spettatore. Deve esserci un parcheggio attrezzato in modo che non debba essere causa di rinuncia al cinema il fatto di non sapere dove lasciare l’auto. E bisogna riportare le sale, che ormai sono tutte in periferia, in centro città.

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Per competere con la televisione bisogna dotare i cinema di aree comuni multifunzionali, di servizi accessibili a tutti. All’Andromeda abbiamo dedicato uno spazio ai bambini, abbiamo aperto un sushi bar plastic free e una piccola libreria. Per farlo abbiamo dovuto togliere un fast food che era molto redditizio, ma non rispondeva alla nostra idea di cinema come luogo di aggregazione.

Davanti all’entrata ho affisso una frase di Jack Valenti, storico presidente dell’MPAA - Motion Picture Association of America: «La magia di trovarsi accanto a uno sconosciuto, compagno di un’avventura per un’unica sera, si ripropone da tre generazioni… ed è una magia che non morirà mai».

L’Andromeda è nel quartiere Primavalle di Roma. Chi lo frequenta?
La gente di quartiere,  è praticamente l’ultima sala rimasta nella zona. Ho cercato di puntare sui matinée con le scuole e quando arrivano i bambini spesso conoscono il film meglio del proiezionista.

Bisogna riportare i giovani al cinema. In Francia fino ai 16 anni non pagano l’Iva e infatti ci sono 250 milioni di spettatori, quando in Italia difficilmente superiamo i centomila. Soprattuto sbagliamo la programmazione estiva, perché in Francia e in Spagna le sale sono sempre piene anche a luglio o agosto? È necessario cambiare strategia.

Lei ha una lunga esperienza da produttore. Come vede le sorti del cinema italiano?
«Aspromonte» sta andando molto bene, è stato affidato a un piccolo distributore. Purtroppo in Italia ci si dedica poco o niente al film d’autore. E poi comincerei a fare meno commedie e più film d’azione. Sbarriamo le porte alle produzioni straniere che invece aprirebbero il portone dell’internazionalità alle nostre pellicole.

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