aziende al tempo del covid

Luisa Spagnoli pronta a riaprire i negozi e nella sede produttiva si applica il distanziamento da settimane

Vaporizzatori verticali per la sanificazione dei capi e igienizzazione continua dei camerini in tutti i punti vendita, a iniziare da quello storico di Milano in Galleria Vittorio Emanuele

di Giulia Crivelli

default onloading pic

Vaporizzatori verticali per la sanificazione dei capi e igienizzazione continua dei camerini in tutti i punti vendita, a iniziare da quello storico di Milano in Galleria Vittorio Emanuele


6' di lettura

Nicoletta Spagnoli, bisnipote della fondatrice del marchio Luisa Spagnoli, è amministratore delegato dell’azienda umbra, da sempre specializzata in abbigliamento da donna. Il lockdown ha modificato i ritmi produttivi (anche se lo stabilimento di Perugia non si è mai del tutto fermato) e naturalmente quelli commerciali, perché la distribuzione retail è da sempre un pilastro del modello di business di Luisa Spagnoli. A giorni però le boutique riapriranno e, spiega Nicoletta Spagnoli, sono state prese precauzioni che vanno oltre i protocolli di sicurezza e puntano a ripristinare, in ogni persona, il desiderio di uscire di casa, visitare un negozio, acquistare, in un’atmosfera accogliente e allo stesso tempo sicura.

Come vi siete preparati / vi state preparando alla riapertura dei negozi?
I nostri negozi riapriranno nel pieno rispetto di tutte le norme per la sicurezza sanitaria dei Clienti e dei nostri dipendenti. I negozi e i magazzini sono stati sanificati da un’azienda qualificata, che ci ha rilasciato un certificato di sanificazione. Tutto il personale è stato dotato di un kit di sicurezza giornaliero composto da 2 mascherine e guanti monouso. Abbiamo predisposto gel igienizzante, per i clienti e personale, sia all’ingresso del negozio che sul banco cassa. Tutti i negozi sono stati dotati di vaporizzatore verticale per la sanificazione dei capi. I camerini e gli abiti verranno sanificati più volte al giorno e ad ogni utilizzo. Sono state intensificate le pulizie quotidiane con detergenti igienizzanti e sanificanti per superfici. Abbiamo inoltre redatto un documento, sul quale è stata fatta formazione specifica al personale, per il rispetto delle misure di protezione e prevenzione e per la regolamentazione dell’accesso dei clienti e dei fornitori. Abbiamo inoltre ripensato all’accoglienza della clientela e ai servizi all’interno dei negozi. Nelle boutique più grandi metteremo a disposizione un’area per le vendite private con un camerino ad uso esclusivo, su prenotazione. Il nostro cerimoniale di vendita è sempre stato molto curato, il personale è già abituato ad accogliere la cliente in maniera esclusiva, ora però dovrà esserlo ancora di più. La commessa dovrà mantenere delle distanze di sicurezza durante le prove dei capi e dovrà attenersi a dare indicazioni e consigli a distanza. Per questo motivo, abbiamo preparato dei video da mandare a tutte le nostre venditrici e store manager per formarle a questo nuovo approccio di vendita. Abbiamo previsto anche dei servizi, mi lasci dire di “personal stylist” da remoto, effettuati dalle nostre responsabili, con l’obiettivo di agevolare la clientela nella fase decisionale per accorciare anche i tempi di permanenza all’interno del negozio. Per le Clienti affezionate abbiamo pensando a dei servizi speciali “su misura”, che prevedono per esempio la consegna dei capi direttamente a casa, in questo caso la cliente potrà provare in tranquillità i capi e decidere cosa tenere o meno, restituendo il resto.

Siete rimasti in contatto con i clienti in qualche modo?
Per noi è sempre stato importante stare vicino alle nostre clienti e ascoltare i loro consigli. Grazie a questi fattori abbiamo stabilito un rapporto basato sulla fiducia e sulla fedeltà. Durante il lockdown non abbiamo mai smesso di comunicare, per stare vicini anche a distanza, con l’intento di allietare le loro giornate. Abbiamo creato contenuti sui social per intrattenerle, con tematiche differenti: dai video sulla storia del costume, agli appuntamenti trasmessi in diretta dal nostro account instagram, che spaziavano dalla lezione di cucina con Benedetta Parodi ai consigli di stile delle influencer. Quando riapriremo, le clienti troveranno un mio messaggio personale ad accoglierle, una lettera di speranza, un inno al coraggio ed alla vita, per ricominciare più unite e forti di prima.

Dal punto di vista produttivo siete (stati) completamente fermi o avete chiesto una deroga, come previsto dai provvedimenti del Governo?
Abbiamo chiesto una deroga per tornare a lavorare, nel rispetto delle norme di sicurezza, in forma ridotta con una ventina di dipendenti. Aspettare ancora avrebbe compromesso gravemente la situazione. La moda è un’industria stagionale, riparte ogni sei mesi con nuove collezioni che vanno preparate, presentate, vendute e quindi consegnate. Non ripartire significava mettere a rischio l’intera filiera e favorire la concorrenza straniera, che ha sempre tenuto le fabbriche aperte e non ha mai smesso di produrre.

Quali misure avete adottato per tutelare i lavoratori?
Luisa Spagnoli è stata tra le prime aziende a chiudere i punti vendita presenti in Italia ancor prima che il Governo annunciasse il lockdown. Abbiamo messo in smart working impiegati e dirigenti e fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. La nostra sede di Perugia dispone di oltre 34mila metri quadrati di struttura. A pieno regime ne usiamo 15mila. In questo modo possiamo garantire un distanziamento che permette a tutti di lavorare in massima sicurezza. L’azienda è stata sanificata, ogni giorno ai dipendenti viene presa la temperatura e viene consegnato un kit con tutti i dispositivi di protezione. Nei prossimi giorni saranno sottoposti a test sierologici, per verificare l’eventuale immunità o che non sia in corso l’infezione. Nonostante questo, avendo ancora tutti i negozi chiusi, abbiamo preferito tornare ad operare in numero ridotto, applicando turnazioni e lasciando lavorare chi può in smart working.

A proposito dei negozi, avete chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti?
La chiusura prolungata ci ha costretti a chiedere deroghe dei pagamenti. La maggior parte dei proprietari degli immobili, con i quali abbiamo rapporti storici e consolidati, ci sono venuti incontro con riduzioni dei canoni d’affitto e dilazioni dei pagamenti.

Avete potenziato l’e-commerce? Se sì, praticando sconti?
L’online non ha mai smesso di funzionare. Abbiamo da subito adottato un nuovo linguaggio di comunicazione. Abbiamo rivisto il piano commerciale, adattato l’offerta alla situazione e offerto il servizio di spedizione gratuita e di reso prolungato. Questo ci ha permesso di registrare crescite superiori al 20% rispetto allo scorso anno, senza spingere sulla leva sconto.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
La Luisa Spagnoli è un azienda che fattura oltre 131 milioni di euro l’anno. In Italia abbiamo oltre 150 negozi diretti, di proprietà, tutti chiusi da oltre due mesi. All’estero abbiamo 7 negozi di proprietà, una cinquantina di negozi in franchising e una novantina di multimarca, anche questi per la maggior parte chiusi. A questo si aggiunge l’incognita di quello che succederà alla riapertura. Anche se quando tutto finirà le donne avranno voglia di colore, allegria e femminilità, l’incertezza del futuro giocherà un ruolo fondamentale. Inoltre gli ingressi saranno contingentati e le restrizioni a viaggiare influiranno per molto tempo sulla domanda, sia di quella interna che legata al turismo. I conti sono presto fatti…

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?
Rialzarsi e ripartire, è una delle caratteristiche della mia famiglia e dell’azienda, che di avvenimenti ne ha attraversati molti e gravi, dalla guerra mondiale alle grandi crisi. In ogni occasione, abbiamo sempre trovato il modo di non scoraggiarci e di tracciare nuovi percorsi per tornare a crescere. La crisi che stiamo attraversando mi ha costretta a cambiare ritmi, relazioni. Mi sono ritrovata tutto d’un tratto ad avere più tempo per me stessa, per tornare a disegnare senza limiti di tempo. Mi ha concesso momenti di decompressione dalle inevitabili tensioni quotidiane dalle quali è scaturita una grande libertà creativa, che mi ha permesso di portarmi avanti con le prossime collezioni.

Avete dato un contributo con riconversioni / donazioni / raccolta fondi per l’emergenza?
Si, in questo momento particolare ci tenevo ad esprimere la vicinanza alla mia terra natale, Perugia, al mio adorato Paese Italia e soprattutto la mia gratitudine a medici, operatori sanitari, e a tutti coloro che lavorano, rischiando la propria vita per fronteggiare l’emergenza. Per dare un segno di concreto e immediato supporto, abbiamo effettuato una donazione sia di mascherine che in denaro, all’ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia, per l’acquisto di apparecchiature, secondo le necessità espresse dal personale medico-sanitario. Inoltre, su iniziativa di mio figlio Nicola, abbiamo illuminato lo storico logo che campeggia sull’azienda con i colori della bandiera Italiana, un messaggio di speranza che parte da Perugia per abbracciare l’Italia intera.

Cosa pensa dei format “virtuali” annunciati da Milano e Parigi per le prossime fashion week?

Penso che siano una giusta scelta per questo momento contingente, in cui il distanziamento sociale ci obbliga ad adottare delle strategie alternative.
Anche al nostro interno stiamo implementando dei formati virtuali per presentare ai clienti esteri la prossima collezione. Tutte formule valide ma che a mio avviso non riusciranno a ricreare l’emozione che regala una sfilata, perché manca la fisicità. Il rapporto diretto è fondamentale. Il nostro è un settore fatto di sogni e di magia. Sono le emozioni che scatenano il desiderio dell’acquisto

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti