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Lukoil, via libera dal Cdm al decreto salva Isab

Il provvedimento prevede la nomina di un amministratore temporaneo per un periodo massimo di due anni. E si torna a parlare di vendita a Crossbridge

di Nino Amadore

(Reuters)

4' di lettura

Misure a tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici. È questo più o meno il titolo del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri che punta a salvare dalla chiusura a causa dell’embargo sul petrolio russo la Isab di Priolo in provincia di Siracusa. In due articoli il decreto legge interviene su temi strategici nel settore energia. L'articolo 1 interviene in linea generale nel settore degli idrocarburi «in considerazione del carattere emergenziale assunto dalla crisi energetica, ove vengano in rilievo imminenti rischi di continuità produttiva idonei a recare pregiudizi all'interesse nazionale, conseguenti a sanzioni imposte nell'ambito dei rapporti internazionali tra Stati, al fine di garantire, con ogni mezzo, la sicurezza degli approvvigionamenti, nonché il mantenimento, la sicurezza e la operatività delle reti e degli impianti e quindi la continuità produttiva».

L’amministrazione fiduciaria

Vengono definite (ed è qui il caso Isab di Priolo) le procedure di amministrazione temporanea anche nel caso in cui sia il governo a procedere d'ufficio, con decreto interministeriale Mimit di concerto con Mef e Mase, «in caso di grave e imminente pericolo di pregiudizio all'interesse nazionale alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico». Il commissario ministeriale può avvalersi anche di società a controllo pubblico operante nel medesimo settore e senza pregiudizio della disciplina in tema di concorrenza.L'amministrazione temporanea è disposta per un periodo di massimo 12 mesi, prorogabile una solo volta fino a ulteriore 12 mesi. «L'intera disposizione ha carattere temporaneo con validità sino al 30 giugno 2023» si legge. L'articolo 2 reca invece misure economiche connesse all'esercizio del golden power.In particolare vengono determinate le procedure con le quali vengono attivate misure di sostegno della capitalizzazione dell'impresa idonee a consentire un rafforzamento patrimoniale ai fini dell'accesso agli interventi erogati dal patrimonio destinato (Cassa depositi e prestiti) e al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione della attività di impresa (Invitalia) nonché ai contratti di sviluppo e agli accordi per l'innovazione (Mimit).«In sostanza – viene spiegato – a fronte di provvedimenti inibenti ai fini della sicurezza nazionale esercitati con il golden power, vengono previsti immediati interventi compensativi a sostegno delle imprese destinatarie delle misure di golden power, ove le stesse ne facciano richiesta».

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Soddisfatta la premier Giorgia Meloni: «Una norma – si legge in una nota – con la quale il Governo interviene, tra l'altro, per garantire la continuità del lavoro nella raffineria Isab di Priolo che impiega con l'indotto circa 10mila persone. Scopo dell’intervento d’urgenza è tutelare al tempo stesso un nodo energetico strategico nazionale e i livelli occupazionali così significativi per la Sicilia e l'intera Nazione».

La strategia del governo

La strategia è chiara: prendere tempo. E superare senza traumi il 5 dicembre, giorno in cui scatta l'embargo sul petrolio russo che decreterebbe di fatto il fermo delle raffinerie di Isab di Priolo, controllate indirettamente dal colosso russo Lukoil. Evitare la chiusura delle raffinerie che certificherebbe il tracollo di un sistema, quello del polo industriale siracusano, che vale in totale 10mila posti di lavoro.  Ma metterebbe anche in difficoltà un intero sistema a livello nazionale: altre aziende che si riforniscono di prodotti dalla Isab, le forniture di prodotto raffinato visto che le sole raffinerie Isab ne forniscono un quarto del fabbisogno annuo del Paese.

Tutti elementi ormai chiari da tempo: dopo che le banche per over compliance hanno smesso di fornire credito alla Isab che, non potendo più rivolgersi al mercato internazionale, è stata costretta a rifornirsi solo di petrolio russo. L'ultima petroliera è approdata sulle coste siracusane nei giorni scorsi e l'azienda ha dichiarato che, con alcuni accorgimenti come il rallentamento della produzione, è in condizioni di andare avanti ancora per qualche settimana. Settimane, non mesi.

Una strategia in due step quella cui guarda il governo italiano: un intervento diciamo soft dello Stato con un amministratore fiduciario che possa dare le giuste garanzie alle banche in attesa che Lukoil venda le raffinerie ed esca di scena. Sono queste le premesse del provvedimento. Quale sia la logica dell'intervento lo si è capito dalle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin: «Il governo sta ragionando su varie soluzioni. Una, in attesa che si possa arrivare a un compratore e ad una proprietà che non sia più russa, potrebbe essere un’ipotesi di intervento dello Stato, con garanzie se sono sufficienti, o al limite estremo con un’operazione di quasi nazionalizzazione – Pichetto Fratin –. Oppure con deroga rispetto al meccanismo delle sanzioni. Le possibilità sono tre: o ci autorizzano la deroga come per la Bulgaria oppure la valutazione è dire se non c’è subito un compratore bisogna fare un’operazione ponte dello Stato».

I contatti con Crossbridge per vendere Isab

Intanto, secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Lukoil ha ripreso i colloqui con il gruppo di private equity statunitense Crossbridge Energy Partners per cedere la raffineria Isab di Priolo. Una cessione, scrive il Financial Times, che potrebbe avvenire sulla base di una valutazione di 1-1,5 miliardi di euro ma richiederà la preventiva approvazione del governo italiano. I colloqui tra Lukoil e Crossbridge erano già iniziati nel corso del 2022 e avevano subito un'accelerazione alla fine dell'estate, quando i manager di Crossbridge avevano condotto una due diligence di 12 giorni nell'impianto.

Secondo questa ricostruzione i russi vorrebbero chiudere l'accordo prima di lunedì, quando le sanzioni europee colpiranno l'esportazione di petrolio russo via mare, mentre per l'Italia, che vuole prima chiudere l'accordo con le banche per assicurare alla raffineria i fondi per operare, serve più tempo. L'operazione potrebbe essere finanziata dal trader di commodity Vitol, che siglerebbe un accordo con Crossbridge per fornire greggio a Isab e ritirare i prodotti della raffinazione. Nel caso in cui le trattative con gli americani non dovessero andare a buon fine, anche il trader Trafigura sarebbe interessato a Priolo. Il Ft afferma anche che l'Italia sta pensando di acquistare una quota di minoranza nella società svizzera con cui Lokoil controlla Isab attraverso l'esercizio del Golden Power.


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