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Dl Lukoil, amministrazione temporanea massimo per 24 mesi

Il ministro degli Esteri Tajani: «Ipotesi coinvolgimento Eni». Il ceo Maniakhine:«L’amministrazione fiduciaria potrebbe ostacolare la cessione»

di Nino Amadore

Aggiornato il 5 dicembre 2022, ore 20:25

Crisi Lukoil, Urso: “Aperti anche a un intervento dello Stato”

7' di lettura

L’amministrazione temporanea di una società energetica che dovesse trovarsi in difficoltà per sanzioni internazionali - casistica che in Italia riguarda il sito Lukoil di Priolo - può essere decisa entro il 30 giugno e durare 12 mesi rinnovabili per una volta, in pratica per 24 mesi. È quanto prevede una bozza del decreto Lukoil «a tutela dell’interesse nazionale nel settore degli idrocarburi» bollinata dalla Ragioneria di Stato. Due le modalità per l’amministrazione temporanea: la prima scatta su richiesta dell’impresa, la seconda se c’è grave pregiudizio alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali.

Il possibile coinvolgimento di Eni su Lukoil «è un’ipotesi. Il governo ha deciso di salvare la più grande raffineria d’Italia» per evitare di «perdere 10mila posti di lavoro e mettere in ginocchio una grande parte della Sicilia. Il governo è intervenuto con determinazione. Siamo andati verso la tutela della sicurezza energetica e del lavoro, avendo avuto la rassicurazione da parte americana che non ci saranno blocchi nei confronti delle banche», ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «La decisione su Lukoil favorisce la crescita tutelando l’interesse nazionale».

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Un amministratore temporaneo da parte dello Stato per la raffineria Isab di Priolo non sarebbe né giusto né equo e potrebbe ostacolare una eventuale vendita da parte di Lukoil. La trattativa per la cessione dell’impianto è già in fase avanzata e potrebbe concludersi entro la fine dell’anno. È il sintesi il ragionamento di Eugene Maniakhine, direttore generale dell’impianto (e Ceo della società) che si trova nell’area industriale di Siracusa nel territorio del comune di Priolo. Un impianto, si ricorderà, controllato dalla svizzera Litasco a sua volta controllata dal colosso russo Lukoil.

Maniakhine sceglie di parlare con Il Sole 24Ore il giorno in cui scatta l’embargo deciso dall’Unione europea contro il petrolio russo che è stato, si è detto, l’unica fonte di approvvigionamento per la raffineria siciliana negli ultimi sei mesi a causa della scelta da parte delle banche, per quella che si chiama over compliance, di non concedere lettere di credito alla società per consentirle di acquistare petrolio sul mercato internazionale. Una situazione che ha fatto temere il peggio con possibili drastiche conseguenze non solo per i tremila lavoratori di Isab (mille diretti) ma per tutta l’area industriale che dà lavoro, secondo stime, a circa 10mila persone.

Nella serata di giovedì 1 dicembre il consiglio dei ministri ha approvato il decreto che dispone, tra le altre cose, l’amministrazione temporanea dello Stato della raffineria. Venerdì 2 dicembre Litasco ha diffuso un comunicato in cui sostiene di essere in condizione di andare avanti senza problemi.

S i è detto che senza il petrolio russo la raffineria avrebbe chiuso, ora si scopre che invece il petrolio non russo c’è. Qual è la situazione?

Oggi Isab è una società efficiente e che opera con successo ma questo non è stato un risultato facile da ottenere. Non è un segreto che la raffineria è stata in perdita per anni e ha avuto bisogno di investimenti significativi. Lukoil ha acquistato la raffineria nel 2008 e abbiamo fatto investimenti complessivi da allora di circa sei miliardi per l'acquisto, per progetti di sviluppo e per il mantenimento della capacità di lavorazione. Sei miliardi investiti nell'economia italiana. Abbiamo migliorato la struttura, la qualità dei prodotti della raffineria e aumentato la sicurezza industriale e migliorato l'impatto ambientale dell’azienda. Vorrei sottolineare che abbiamo sviluppato l’impianto in modo continuo, tenendo conto di tutte le tendenze e le sfide del settore, compresa l’agenda sul clima.

Secondo alcuni dati nel primo semestre 2022 il fatturato della raffineria è stato di poco meno di sei miliardi: mi sembra che quest’anno i conti stiano andando molto bene.

I conti sono oggi molto buoni. Oggi la raffineria è efficiente e procede con successo. Ci sono stati due anni difficili a causa del Covid, il 2020 e buona parte del 2021, ma ora possiamo dire la marginalità è migliorata.  Come già detto da Litasco, da quando ha acquisito la raffineria nel 2008, la proprietà ha investito regolarmente nel suo sviluppo. Di conseguenza, Isab è attualmente una società redditizia, una struttura tecnologicamente avanzata e un partner affidabile per tutti i suoi clienti, fornitori e appaltatori.

Oggi è il 5 dicembre, data in cui scatta l’embargo sul petrolio russo.

Oggi la raffineria è completamente pronta a operare senza interruzione in queste nuove condizioni di mercato.

Significa che voi anche senza petrolio russo siete in condizioni di andare avanti?

Sì. Le nostre riserve di petrolio sono sufficienti per mantenere la raffineria in funzione per diversi mesi. La raffineria è completamente pronta ad operare ininterrottamente nelle nuove condizioni. In particolare, le nostre riserve di grezzo sono sufficienti per mantenere la raffineria in funzione per diversi mesi. Devo sottolineare che già adesso questo grezzo in gran parte non proviene dalla Russia. Sapete che Lukoil è una società internazionale che produce petrolio in circa 10 Paesi e che il proprietario della raffineria Isab, Litasco è un trader svizzero che tratta petrolio da tutto il mondo. Pertanto, per noi non è un problema fornire una quantità sufficiente di greggio non russo per Isab.

Quindi il problema del greggio non russo non c’era? Noi abbiamo scritto che in assenza di linee di credito non sareste stati in condizione di acquistare petrolio non russo.

Come già detto, con Litasco lavoriamo per assicurarci l'approvvigionamento del grezzo necessario. Ci aspettiamo che l'approvvigionamento di petrolio non russo alla raffineria siano possibili. Non ci sono ostacoli legali. Litasco insieme all'Isab collabora con le principali compagnie per soddisfare tutti i requisiti e ridurre al minimo i rischi di trasporto.

C’è qualcosa che non capisco: se Litasco era ed è in condizione di avere il petrolio, per dire, dall’Arabia Saudita o da un altro Paese perché si è posto il problema della fornitura?

Noi siamo pronti per andare avanti in condizioni nuove: abbiamo già un programma per le forniture di grezzo per dicembre e gennaio.

Abbiamo scritto che l’ultima nave sarebbe arrivata il 28 novembre, ora abbiamo scoperto che invece sono arrivate o stanno arrivando nuove petroliere. E dal mercato internazionale. Cosa è cambiato? Avete cambiato voi strategia.

Abbiamo rispettato le sanzioni e le rispetteremo non prendendo più il petrolio russo. Lo prenderemo altrove.

Ma lo pagate in contanti perché non avete le lettere di credito.

Esatto. Sul mercato internazionale lo standard prevede che vi siano le lettere di credito da parte degli istituti bancari. In questo contesto noi stiamo procedendo in altro modo: è una scelta possibile sul libero mercato. Ecco il motivo dell'assicurazione sul petrolio non russo.

Cosa ne pensate del decreto del governo: vi aiuta? Il ministro Adolfo Urso ha dichiarato che potrebbe avvalersi dell’Eni per l’amministrazione temporanea. Voi che ne pensate?

Non ho visto il testo del decreto che però sembra mettere in relazione questa opzione ad un grave rischio di continuità operativa tale da produrre pregiudizio alla sicurezza energetica e agli interessi nazionali. Come ho detto l’impianto è completamente pronto per operare nelle nuove condizioni e possiamo garantire autonomamente che continui a funzionare in modo efficace ed efficiente a beneficio di tutte le parti interessate
Se questa opzione venisse esercitata indipendentemente dalla sussistenza delle condizioni di rischio di cui sopra noi non la riteniamo né giusta né utile. Come io ho detto l'impianto è pronto a operare e noi possiamo garantire la prosecuzione in modo efficace ed efficiente. La gestione di una raffineria per noi non fa parte della competenza dello Stato. Tale decisione potrebbe contribuire alla chiusura dell'impianto e creare ostacoli per la vendita al nuovo proprietario. Per questo ci auguriamo che il governo italiano conduca un'analisi completa prima di prendere decisioni così importanti.

Per voi l’amministrazione fiduciaria dello Stato non è una decisione né giusta né utile. Intanto il ministro sostiene che anche grazie alla loro azione è stata ottenuta dagli Stati Uniti una sorta di “liberatoria” per le banche: una lettera in cui si dice che le banche possono dare le linee di credito per continuare a operare.

È difficile commentare come l’introduzione di un’amministrazione temporanea possa influire sull’impianto. Non ho visto ancora il decreto e la lettera di cui si parla. Non ho informazioni di dettaglio che mi consentano di fare un'analisi puntuale e corretta.

Ok. Parliamo della vendita: si è parlato di Crossbridge e il Finacial Times scrive di un’offerta di un miliardo e mezzo.

In effetti stiamo negoziando la vendita. Gli accordi possono essere raggiunti il prima possibile. Non posso parlare dei dettagli finché non saranno formalizzati. Nella situazione attuale, teniamo conto degli interessi di tutte le parti: il governo italiano e i consumatori italiani. Abbiamo investito molte risorse finanziarie e gestionali nello sviluppo di Isab ed è nostro interesse che l'azienda continui a operare e a crescere senza problemi.
Vorrei solo sottolineare che sotto la nostra gestione l’impianto continuerà a funzionare in modo efficiente e a rispettare tutti gli obblighi sociali, fiscali ed industriali; in caso di vendita dell’impianto, ci assicureremo che venga trasferito correttamente a un nuovo proprietario, evitando così qualsiasi impatto negativo sui dipendenti. Non è importante il paese di origine, ma la responsabilità sociale del proprietario. Isab è sempre stata un’azienda italiana per gli italiani e un’azienda europea per gli europei.

Ma Isab è ormai diventata per Lukoil un problema da eliminare, oppure se cambiassero le condizioni potrebbe mantenere la proprietà e investire ancora? Si parlava di un piano di investimenti da due miliardi per la transizione ecologica.

La decarbonizzazione è un processo inevitabile ma non può essere troppo veloce. Se andiamo troppo velocemente la decarbonizzazione può non essere favorevole per i consumatori. Il processo della transizione energetica deve essere controllato. Come ho già osservato in precedenza, abbiamo effettuato lo sviluppo di Isab tenendo conto dell’agenda climatica e considerato efficaci tali investimenti.

Ma la vendita è un fatto obbligato? Oppure c’è la possibilità che Lukoil dica no: vogliamo rimanere in Sicilia. Qual è la valutazione: di mercato oppure anche strategica?

Come ho detto siamo in discussione e se c'è la discussione significa che c'è l'idea di vendere. Noi pensiamo che l'accordo per la vendita può essere concluso in beve tempo.

Settimane o mesi?

Probabilmente entro quest’anno.

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