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Luna Rossa punta 100 milioni di euro sulla America’s Cup

Il 10 marzo nel golfo di Auckland prenderanno il via ufficialmente le regate tra la barca italiana e EmiratesTeam New Zealand per conquistare uno dei trofei più prestigiosi e iconici dello sport mondiale

di Marco Bellinazzo e Mario Nicoliello

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4' di lettura

Le cento ghinee del 1851 si sono trasformate in 100 milioni di euro nel 2021. Sono trascorsi 170 anni dalla prima edizione vinta dalla goletta America, siamo passati dall’isola di Wight al golfo di Hauraki, ma il fascino dell'America’s Cup è rimasto immutato. Il contorno economico invece è cresciuto a dismisura, tanto che l’edizione numero 36 del trofeo velico più antico al mondo ha prodotto un giro d’affari di 45 milioni e un investimento complessivo da parte di tutti e 4 i consorzi partecipanti di 400 milioni di euro.

Match race al via

Il tempo delle parole sta per finire. Da mercoledì 10 marzo, dopo il rinvio di alcuni giorni rispetto alla data originaria del 6 marzo a causa delle misure di sicurezza sanitaria disposte ad Auckland, si scende in acqua e a contare sarà soltanto il cronometro. Da un lato Emirates Team New Zealand, dall’altro Luna Rossa Prada Pirelli. Nuova Zelanda contro Italia, il detentore del titolo contro il primo degli sfidanti, quel consorzio tricolore sostenuto dal Gruppo Prada che ha investito massicciamente nell’evento, diventando oltre che Challenge of the record anche Title sponsor della competizione tra gli sfidanti e Presenting sponsor dell’America’s Cup. Il team guidato dietro la scrivania da Patrizio Bertelli e in porto ad Auckland da Max Sirena è un assemblaggio del miglior Made in Italy, in termini di notorietà commerciale dei marchi, estetica dell’imbarcazione, ma anche aerodinamicità del mezzo e bontà degli impianti idraulici.

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Made in Italy in acqua

Il paniere di sponsor legati a Luna Rossa annovera 23 loghi, articolati in 7 categorie. In cima alla piramide troviamo i due Co-Title sponsor, vale a dire Prada e Pirelli. Al di sotto dei quali campeggiano lo sponsor ufficiale Panerai e il Partner tecnico The Woolmark Company. Al livello medio trovano posto lo Sparkling Partner, Cantine Ferrari Trento, il Creative Partner, M&C Saatchi, e il Sustainability Partner, One Ocean. Infine alla base della piramide ci sono gli Official Suppliers: Pardo Yachts, Mercury, Fujitsu, TechnoGym, Esteco, Altair, Garmin, Commscope Ruckus, Mustang Survival, Wartsila Teorema, Microsoft, Mitsubishi Electric, Promo, Zumtobel, Dainese e Parmigiano Reggiano. L’imbarcazione che sfiderà i kiwi è nata completamente in Italia. Limitandosi allo scafo e alle vele, il primo è stato realizzato nei cantieri di Persico Marine a Nembro, in provincia di Bergamo, le seconde hanno visto la luce nello stabilimento North Sails di Carasco, in provincia di Genova. Tecnologia, innovazione e resilienza, insomma, accompagnati da un messaggio di fiducia che non guasta in epoca Covid-19, specie per il cantiere di Nembro uno degli epicentri della prima ondata pandemica .

Il giro d’affari

Il fatturato della Coppa America è circa 10 volte inferiore al volume totale degli investimenti effettuati dai partecipanti. I 45 milioni di fatturato complessivo sono alimentati soprattutto dai contributi degli enti locali per l’allestimento dello spettacolo agonistico. Quattro anni fa a Bermuda il governo dell’arcipelago atlantico investì 60 milioni di euro; stavolta nelle casse degli organizzatori, ossia del defender, sono arrivati 35 milioni di euro dall’esecutivo neozelandese e dal Comune di Auckland. Gli altri 10 milioni si ottengono sommando i diritti televisivi (la stragrande maggioranza della quota è stata pagata ai network neozelandesi) e le sponsorizzazioni. Oltre a Prada (Presenting e Naming Partner) nel paniere ci sono Yanmar, G.H. Mumm Champagne, North Sails, Emirates, Spark e Medallia col titolo di global partner, Omega nelle vesti di cronometrista ufficiale e Coca-Cola come fornitore. La tariffa di iscrizione delle squadre è di 1,5 milioni di euro, mentre non esistono proventi dal botteghino, perché l’ingresso nel villaggio e nel porto è gratuito. A gestire l'evento è la società Ace (America’s cup event Ltd), diretta propagazione di Emirates Team New Zealand, il detentore di quella brocca d’argento, tanto bramata dagli italiani, i quali invece hanno organizzato le regate degli sfidanti attraverso la società Cor36 (Challenge of record 36).

Gli investimenti

L’America’s Cup non ha quindi un promotore, né un intermediario che commercializza i diritti media e marketing. Tutto è gestito dagli stessi team il cui obiettivo è raggiungere la maggiore audience televisiva per garantire visibilità agli sponsor sfoggiati sulle imbarcazioni. Per questa ragione i proventi commerciali della manifestazione sono inferiori rispetto alla raccolta condotta in prima persona dai team. Ciascuno dei quattro partecipanti – oltre a New Zealand e a Luna Rossa c’erano pure i britannici di Ineos e gli statunitensi di American Magic – sono arrivati a spendere un centinaio di milioni di euro a testa.

Il numero 100

Il numero magico è quindi 100, come le ghinee necessarie per assemblare il trofeo messo in palio nel 1851, ma anche come i chilometri orari che da mercoledì potranno essere toccati sull’acqua. Grazie ai foil le barche volano sulle onde e gli atleti in alcuni momenti più che velisti sembrano acrobati. Alzerà il trofeo chi tra il Defender Emirates Team New Zealand o il Challenger Luna Rossa raggiungerà per prima le 7 vittorie sulle 13 regate previste (2 ogni giorno). Lo show milionario è anche questo. Uno spettacolo che, osservato dall’Italia (l’appuntamento è su Rai2 e su Sky Sport), sarà a uso e consumo dei nottambuli.

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