Vela

Luna Rossa vince e convince: sua la Prada Cup. Battuti 7-1 gli inglesi di Ineos

Ora l’appuntamento con Team New Zealand per l'America's Cup

di Alex D'Agosta

Vela, via alle iscrizioni alla Loro Piana Superyacht Regatta

3' di lettura

Sette a uno. Cinque vittorie di fila e solo una sconfitta patita però per soli pochi secondi al sesto volo. La prima Prada Cup è stata vinta dal team italiano di Luna Rossa con pieno merito, quasi senza sbavature, dopo aver disputato regate veloci e appassionanti.
Replica in sostanza la stessa impresa che le era riuscita nel 2000 al primo tentativo e, fino ad allora, solo ad un altro team italiano, il Moro di Venezia. La selezione degli sfidanti, infatti, per oltre trent'anni é stata intitolata a Louis Vuitton la quale, dopo aver firmato tutte le edizioni più popolate in tutte le location dove si è mai disputata l'America's Cup (Newport, Auckland, San Diego, Valencia, San Francisco e Bermuda), ha rinunciato a questa terza volta in Nuova Zelanda per vari motivi, inclusi un management mutato che non ha più creduto in questo evento.

Gli inglesi a bocca asciutta, nonostante tutto

Se da un lato non si può negare che ripresentarsi a questo appuntamento con soli quattro partecipanti potesse essere ancora una volta desolante per alcuni sponsor, a questo giro era necessario crederci e investirci molto per determinare un sano prosieguo. I presupposti per fare bene c'erano: pochi partecipanti ma di altissimo livello, con il ritorno del New York Yacht Club e di un team inglese ben fornito a bordo, con una campagna multimilionaria sostenuta nientemeno che da un gigante come Ineos. Nostante le tante medaglie olimpiche fatte del prestigioso skipper, Sir Ben Ainslie, ritenuto da tanti il velista più completo e vincente, la missione di riportare l'ambito trofeo non è riuscita neanche a questo giro. Ora la storia della finale sarà, come ventuno anni fa, di nuovo tutta italiana o neozelandese.

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Le notti insonni di Auckland

Saranno di nuovo notti insonni: anzi albe, perché l'orario è cambiato, si partirà probabilmente di nuovo alle 4 di mattina. Lo scenario, tuttavia, sarà molto differente. All'epoca i “kiwi” rappresentavano la novità di questo mondo. Per la prima volta portavano fuori dagli Stati Uniti il trofeo, conquistato dai newyorkesi, la prima volta che era stato messo in palio, nel lontano 1851. Sembravano fra i migliori custodi possibili visto il loro amore per la vela e l'importanza data per questa manifestazione dalla popolazione e dalle autorità.

In realtà poi come custodi - in senso letterale - non si sono rivelati troppo efficienti, perché la coppa più ambita del mondo è stata rubata dalla bacheca in cui era stata messa nello yacht club.

Oggi è tutto diverso: dopo averla riconquistata in terra americana, ci sono voluti due anni per mettere d'accordo le autorità, facendo perdere molto tempo e preziose opportunità di avere più sfidanti. E da allora si sono susseguite infinite polemiche e problematiche logistiche e finanziarie tali da dimostrare che la disponibilità neozelandese a ospitare un'altra edizione sarebbe davvero bassa. Sarebbe più un sacrificio che una cosa ancora gradita. Insomma, come mai prima d'ora, l'Italia non solo si avvicina a poterla riconquistare.

Il terzo tentativo italiano

Tentativo numero tre, porterà bene? Il punto vero è che per la prima volta molti tiferanno per Luna Rossa. Anche i più lontani rivali degli anni scorsi. Anche gli stessi americani, forse. Regatare infatti al prossimo giro in una terra sempre così distante non converrebbe più a nessuno. Anche se sempre affascinante, causa misure restrittive del coronavirus in questa edizione la terra kiwi si è rivelata poco ospitale.

Per non dire scorretta: per un esordio di pochissimi casi nella nazione è stato perso un giorno di gara ma gli organizzatori, forse troppo “amici” del team britannico, stavano cercando di rinviare di molti giorni le regate per tentare di favorire la sfida di Britannia, facendole almeno guadagnare tempo. È dovuta andare in scena una conferenza stampa agguerrita per mostrare i denti a riguardo, tanto temuta da essere preceduta da un comunicato stampa veloce che annunciava la ripresa delle gare con solo un giorno di ritardo. Un “teatrino” che sarebbe stato bello evitare di fronte al mondo.

A proposito. In loco, per via delle restrizione, c'è poca stampa. Ospiti? Una chimera. Rispettabili le regole che ogni nazione ha deciso di darsi ma, a questo giro, c'è aria di insofferenza. C'è voglia di cambiamento. E così, dal 6 al 15 marzo, andrà in scena una nuova finale fra Italia e Nuova Zelanda. Il team ospitante a dicembre si è rivelato forte e con la barca forse più adatta ai venti che troverà a marzo, secondo le voci della sfida pre natalizia. Ma il mondo, come accennato, tiferà in buona parte per una vittoria e, di conseguenza, una futura prima edizione tutta italiana.


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