Guerra in Ucraina

Lunedì nuovo Cdm, aiuti militari a Kiev: in partenza missili, munizioni e mitragliatrici

All’ordine del giorno aiuti militari al governo ucraino, nonché una procedura che consenta maggiore flessibilità nell’uso delle diverse sorgenti di energia elettrica del Paese.

L'Italia e il mondo in piazza per Kiev, fermate la guerra

4' di lettura

Il Consiglio dei Ministri si riunirà lunedì pomeriggio per adottare nuove disposizioni relative alla crisi ucraina. In particolare, si interverrà per garantire sostegno e assistenza al popolo ucraino attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina. Una seconda norma introdurrà una procedura che consenta maggiore flessibilità nell’uso delle diverse sorgenti di energia elettrica del Paese. Lo riferisce Palazzo Chigi.

I nuovi aiuti a Kiev andranno ad integrare quelli contenuti nel decreto approvato il 25 febbraio. E, insieme alle sanzioni in ambito Swift per la Russia e alla chiusura dello spazio aereo a Mosca, costituiranno l’ossatura del patto di ferro con l’Ue per fermare Putin. Il premier Mario Draghi esprime «il pieno e convinto appoggio» dell’Italia al pacchetto di misure contro la Federazione Russa presentato dalla Commissione Europea e commenta: «L’aggressione dell’Ucraina è un atto barbaro e una minaccia per tutta l’Europa» che «deve reagire con la massima fermezza»

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In arrivo mitragliatrici e munizioni

L’Italia, come già altri paesi europei, si prepara dunque a inviare aiuti militari all’Ucraina. Non solo equipaggiamenti per la difesa passiva, quindi, ma anche strumenti in grado di danneggiare concretamente l’avanzata delle forze armate di Vladimir Putin, infliggendo perdite di uomini e mezzi. Si tratta di alcune centinaia di missili in grado di neutralizzare carri armati o aerei, migliaia di mitragliatrici leggere e pesanti, munizioni e, non è escluso, anche mine anticarro: tutte armi di utilizzo agevole per un soldato addestrato, ma anche relativamente semplici per essere impugnate da un civile determinato a resistere all’invasione.

Armi per il conflitto urbano

Secondo gli esperti, queste armi sarebbero le più adatte ad affrontare un conflitto come quello che va delineandosi in Ucraina. L’esercito di Kiev, almeno nei primi giorni, sembrerebbe aver scelto di evitare lo scontro aperto, preferendo asserragliarsi nelle città per difendere i palazzi del governo. “Stinger” antiaerei e armi anticarro sono la scelta più indicata per i contesti di conflitto urbano. Possono aumentare, e di molto, le capacità della resistenza ucraina. Sulle strade, inoltre, potrebbero essere posizionate le mine anticarro per fermare l’avanzata russa.

I missili contraerei Stinger

Particolarmente minacciosi sono poi i missili contraerei “Stinger”. Diverse centinaia di queste armi dovrebbero prendere la via di Kiev. Dotati di tecnologia all’infrarosso, gli Stinger si dirigono verso le fonti di calore e qualunque velivolo anche di grandi dimensioni sotto la quota di 3.500-4.000 metri può essere colpito. E anche se oggi si bombarda spesso da quote più alte, un caccia o un elicottero in decollo e in atterraggio, o che scenda di quota, può essere un bersaglio utile. Accanto ai missili poi dovremmo inviare migliaia di armi da fuoco come le mitragliatrici pesanti Browning e le più leggere Mg. Tutte armi che arriveranno in Ucraina con le relative munizioni.

Non si esclude poi che dall’Italia possano arrivare aiuti ben meno costosi, efficaci e anonimi: quelli cibernetici. Hacker del nostro paese, da soli o in gruppo, spiegano sempre gli esperti militari, potrebbero rispondere all’appello delle autorità ucraine, che hanno fornito una lista delle aziende russe dell’energia e della finanza più strategiche, come il gigante del gas Gazprom o istituti bancari come Sberbank e Vtb.

Missioni Nato rafforzate

Intanto, sulla scia del decreto di venerdì scorso, l’Italia sta rafforzando le tre missioni Nato già attive sul fronte est. Sono già atterrati alla base Kogălniceanu di Costanza, in Romania, i primi due dei quattro aerei Eurofighter italiani che andranno a raddoppiare lo schieramento dell’aeronautica su quel fronte. Gli altri due toccheranno il suolo lunedì 28 febbraio. Rispetto agli uomini, invece, sono circa 3.400 i militari italiani in mobilitazione sulle tre missioni. I primi 1.350 saranno operativi fino al 30 settembre. Saranno distribuiti anche in Lettonia (nella missione ’Baltic guardian’, che vede protagonisti gli alpini) e nel Mediterraneo orientale. Saranno scelti tra i corpi più addestrati e operativi delle nostre forze armate, come parà, lagunari, incursori. L’Italia ha inoltre innalzato la prontezza di altri 2.000 militari, in caso servisse dare un rinforzo o il cambio ai primi 1.350.

Sempre in base al decreto approvato da Palazzo Chigi venerdì scorso, l’Italia fornirà all’Ucraina «equipaggiamenti per la protezione individuale e più in generale della popolazione civile dagli effetti del conflitto in atto»: giubbotti antiproiettile, elmetti, ma anche dispositivi per rilevare ordigni. La spesa prevista dal governo per tutto il decreto di intervento e mobilitazione per l'Ucraina è di 177 milioni per il 2022 più altri 21 milioni per l'anno prossimo.

Il fronte energetico

Mentre l’escalation della guerra e lo spettro del nucleare mettono in allarme il mondo, il governo italiano deve attrezzarsi anche su un altro fronte: quello energetico. E per questo approverà una norma che, in caso di vera crisi nelle forniture di gas, consenta di usare temporaneamente le centrali a carbone. Vista l’emergenza e il veloce susseguirsi degli eventi, per il premier non c’è tempo da perdere. Il secondo provvedimento che arriverà in Consiglio dei ministri introduce una procedura che consente maggiore flessibilità nell’uso delle diverse sorgenti di energia elettrica. Oltre all’ipotesi del carbone, il governo sta definendo strategie e piani di emergenza se la situazione dovesse precipitare: si va da una maggiore flessibilità dei consumi di gas alle sospensioni nel settore industriale, dall’incremento del gas naturale liquefatto dagli Usa (con in prospettiva il miglioramento delle capacità di rigassificazione) fino ai gasdotti Tap dall’Azerbaijan, Transmed da Algeria e Tunisia e Greenstream dalla Libia portati a pieno carico.

Come risposta il colosso pubblico algerino degli idrocarburi Sonatrach si è detto pronto a fornire più gas all’Europa proprio attraverso il gasdotto Transmed. E sono in corso fitte relazioni diplomatiche per trovare anche altre forme alternative di approvvigionamento, a partire dagli Usa.

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