post fallimento

Lunga vita ai jeans: il licenziatario di Jeckerson vuole salvare il marchio

Parla Federico Corneli, titolare dell’azienda umbra di denim C&S che assicura la continuità della produzione e distribuzione e che ora intende rilevare il marchio

di Ilaria Vesentini

default onloading pic

3' di lettura

La voce di Federico Corneli, titolare dell'azienda umbra di denim C&S, si era levata subito dopo la notizia del fallimento di Jeckerson, deciso dal Tribunale di Bologna, un mese fa: «Non ci sarà alcuna ripercussione sulla produzione e distribuzione dei capi “firmati” Jeckerson per questa e le future stagioni. Le linee continuano ad essere regolarmente realizzate e distribuite nei negozi», aveva ufficializzato il proprietario della casa di Umbertide, principale licenziataria del marchio di jeanswear e casual fondato 25 anni fa dai fratelli Chionna. E al Sole 24 Ore Corneli racconta ora la storia e le prospettive dell'azienda di Verna di Umbertide (Perugia) fondata negli anni Ottanta dal padre Lino Corneli con il socio Splendorini (da cui il nome C&S), che intende rilevare Jeckerson e farlo decollare sui mercati internazionali.

Cronistoria di una liaison

«Abbiamo iniziato a produrre il denim in licenza per Jeckerson nel 2011, arrivando a rappresentare quasi il 70% del loro venduto e vivendo con loro tutte le vicissitudini degli ultimi anni e soffrendo con loro la crisi, fin dal primo concordato in continuità», spiega Corneli, rimasto esposto per quasi 3 milioni di euro con l'azienda venduta dai Chionna nel 2008 al fondo inglese Stirling Square Capital.

Loading...

C&S era arrivata prima del crac Lehman a 60 milioni di euro di fatturato e 500 lavoratori tra diretti e indiretti (oggi sono un'ottantina) nella produzione di jeans donna, uomo e bambino per maison internazionali come la svedese JC Jeans Company, l'olandese G-Star RAW, la californiana 7 for All Mankind. Fino al crollo del 2010 e all'avvio di una seconda vita, ci cui co-protagonista è stata anche la casa bolognese dei pantaloni con le toppe.Scottata dall'esperienza con G-Star, cliente dominante scomparso lasciando un vuoto in fabbrica di 3 milioni di capi l'anno, Corneli ha portato avanti nell'ultimo decennio una politica di diversificazione della clientela e di investimenti sul marchio proprio Haikure – sinonimo di jeans organico ed ecologico con filiera certificata – che sta garantendo la tenuta di fatturati e margini a dispetto di crisi dei marchi committenti e dell'emergenza sanitaria Covid.

Perchè continuare a investire

«Ci siamo proposti al curatore per garantire la continuità di Jeckerson e dal 30 giugno scorso siamo licenziatari delle linee uomo e donna, per i prossimi due anni – sottolinea Corneli – perché riteniamo sia un marchio iconico con una storia alle spalle, su cui vale la pena continuare a investire e siamo intenzionati a rilevarlo dal fallimento. Abbiamo consegnato regolarmente la collezione invernale, circa 150 modelli di cui il 50% denim, con una corsa incredibile che ci ha costretto a tenere aperta la fabbrica tutto agosto, ora stiamo producendo la linea estiva, che consegneremo tra gennaio e febbraio e abbiamo presentato anche la prossima collezione autunno-inverno 2021/22 che distribuiremo invece tra giugno e settembre prossimi».

Mercati esteri per crescere

Jeckerson presidia oggi il mercato, quasi esclusivamente domestico, attraverso una rete di 20 negozi monomarca e circa 370 multistore, ma Corneli sta accarezzando il progetto di valorizzare il marchio anche oltreconfine. «Abbiamo già contatti all'estero, ma voglio prima avere conferme dal mercato italiano. Ci siamo salvati in questo ultimo anno di altalene imprevedibili, che hanno fatto piazza pulita di ogni strategia pianificata, grazie a risposte basate su creatività e intuito. Credo dovremo procedere così ancora per un po' - commenta il proprietario di C&S - con la soddisfazione di aver chiuso il 2020 attorno ai 20 milioni di euro di fatturato, un risultato stabile se non in lieve crescita rispetto al 2019 e con buone marginalità, a fronte di un settore crollato di oltre il 30%».

I due marchi controllati direttamente – Haikure e Jeckerson – valgono oggi il 35% del giro d'affari e Corneli prevede che nel 2021 possano salire al 40%, senza sacrificare però i contratti e le lavorazioni di denim top di gamma per brand quali 7 For All Mankind, Nudie Jeans o Roy Rogers.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti