oltre il coronavirus

Lungimiranza e solidarietà, ecco cosa deve dimostrare l’Europa

L'eurogruppo discuterà il 16 del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Oggi il MES va trasformato in uno strumento di crescita, di finanziamento di beni pubblici cruciali per fronteggiare la crisi

di Roberto Castaldi e Fabio Masini

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(AdobeStock)

L'eurogruppo discuterà il 16 del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Oggi il MES va trasformato in uno strumento di crescita, di finanziamento di beni pubblici cruciali per fronteggiare la crisi


3' di lettura

Cresce la consapevolezza che il Covid 19 non rappresenti uno shock asimmetrico, che colpisce solo l'Italia, ma un rischio che investe tutta l'Unione Europea. La prossima riunione dell'Eurogruppo il 16 marzo è la grande occasione per mostrare che anche i governi nazionali dell'Eurozona sanno reagire con lungimiranza e solidarietà, dopo l'azione della Commissione sul fondo d'emergenza e la flessibilità.

L'eurogruppo discuterà del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), il fondo salva-Stati, in Italia ingiustamente criticato. Oggi il MES va trasformato in uno strumento di crescita, di finanziamento di beni pubblici cruciali per fronteggiare la crisi innescata dall'emergenza sanitaria.

Senza ricorrere alle negoziazioni diplomatiche per trovare un accordo all'unanimità sul prossimo bilancio europeo (nella proposta più avanzata pari all'1,2% del PIL europeo!) l'Eurogruppo può decidere subito di utilizzare il MES per sostenere gli investimenti necessari a fronteggiare l'emergenza sanitaria senza gravare sui singoli bilanci nazionali, evitando il rischio di innalzamento dello spread e del costo dei debiti pubblici nazionali.

Si può farlo direttamente, estendendone gli scopi per cui utilizzare le risorse del MES (che ha un potenziale fino al 5% del PIL). Oppure indirettamente, utilizzando le risorse come garanzia per un'emissione obbligazionaria comune una tantum, magari attraverso la Banca Europea degli Investimenti, come avvenuto per il Piano Juncker. Una sorta di CoronavirusBond per finanziare un piano di rilancio.

O, ancora meglio, creare uno strumento strutturale di emissione comune, il Safe Asset Europeo proposto dalla Commissione: sostanzialmente un titolo di debito collettivo che, grazie alla garanzia condivisa dei vari paesi, avrebbe presumibilmente un prezzo di mercato sostanzialmente vicino allo zero, in grado di mantenere il proprio valore stabile anche in presenza di crisi finanziarie. In sostanza gli Eurobonds, non per sostituire il debito nazionale, ma per finanziare l'azione collettiva ed i beni pubblici europei.

Ciò rafforzerebbe il mercato unico dei capitali, favorirebbe l'afflusso di liquidità in Europa, contribuirebbe al completamento dell'Unione economico-monetaria, e garantirebbe le risorse necessarie per rispondere a questa e alle eventuali future crisi di qualsiasi natura.
In questo caso, l'emissione e la gestione delle risorse raccolte andrebbe affidata alle istituzioni della UE, in primis alla Commissione sotto il controllo del Parlamento, riunendo tutti i fondi a sostegno della crescita (Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici, ecc.) e creandone di nuovi, a sostegno della ricerca e di altri settori strategici per la ripresa economica.

Come ricordato anche da Prodi e Quadrio Curzio, è il momento di creare una capacità fiscale europea per dare concreta attuazione all'idea di un'Europa solidale, almeno a partire dal potenziamento del settore sanitario di fronte alla crisi del Covid-19. L'alternativa ad una efficace risposta europea sono risposte solo nazionali. Ma in questo caso i Paesi più ricchi e con più margini di manovra risponderanno meglio dei più deboli, allargando ulteriormente le diseguaglianze nell'UE.
Angela Merkel ha detto che l'UE è l'assicurazione sulla vita per gli Stati membri. È tempo di dimostrarlo!

Una decisione coraggiosa lunedì 16 mostrerà all'opinione pubblica che l'Unione non è un vincolo, ma un grande progetto politico e lo strumento per assicurare a tutti noi ed alle generazioni future un domani migliore. Questo deve chiedere il governo italiano.

Questo devono chiedere la Commissione e il Parlamento. Perché la decisione dipende dai governi nazionali, ma l'eventuale fallimento verrebbe poi addossato all'Unione e alle sue istituzioni comuni. L'ennesimo paradosso di un'Unione in mezzo al guado, con troppe decisioni cruciali ancora in mano ai governi nazionali, in mezzo a crisi che richiedono un vero governo federale.

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