Itinerari insoliti

Lungo i fiumi con le house boat: scoprire il Belpaese su 900 km di vie navigabili

Veneto e Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia sono le regioni sulle quali si concentra l’offerta turistica per le imbarcazioni a motore di bassa cilindrata che non richiedono la patente nautica

di Natascia Ronchetti


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Riviera del Brenta

3' di lettura

In fondo può essere anche essere considerata una riscoperta: per i nostri antenati, nel Medio Evo, la navigazione fluviale era la migliore alternativa a viaggi lunghi e faticosi sulle strade - poche e dissestate, spesso esposte al pericolo del brigantaggio – per trasportare merci e persone. E in effetti viaggiare sui fiumi, immersi nella natura, ha il sapore di qualcosa di antico. Un fascino che ha da tempo sedotto Francia e in Olanda, dove il turismo fluviale è molto sviluppato, grazie alla presenza di tanti canali navigabili. E che con le house boat sta facendo sempre più adepti anche in Italia, tanto da essere già un business da quasi otto milioni di euro tra fatturato diretto e indiretto, come dimostra una ricerca del centro di studi turistici JFC.

Merito di 900 chilometri di via navigabili, con un'offerta concentrata soprattutto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia, tra le bellezze del maestoso Delta del Po, i gioielli della Riviera del Brenta, con le sue ville Palladiane, la laguna veneta, con le sue isole minori. Destinazioni che l'anno scorso hanno contribuito a portare a quota 65mila le presenze totalizzate da questo settore turistico di nicchia. Del resto le house boat oltre a garantire vacanze green e slow, hanno il vantaggio di essere imbarcazioni a motore di bassa cilindrata che non richiedono la patente nautica, perfette anche per una famiglia con bambini.

La lunga stagione da aprile a ottobre
“Certo, siamo ancora nella fase embrionale”, spiega Massimo Feruzzi, amministratore unico di JFC. “Ma il turismo fluviale genera sempre più interesse, con permanenze medie che variano dalle quattro alle otto notti”. Quest'anno (in Italia sono sette i tour operator specializzati) si prevede un ulteriore incremento di circa due punti percentuali sia in termini di presenze che di fatturato. La stagione del turismo fluviale comincia in aprile e termina in autunno, stagione quest'ultima che può riservare un bel po' di sorprese. Con il grande caldo estivo alle spalle, può permettere di scoprire più agevolmente aree di sorprendente bellezza paesaggistica e villaggi e città che hanno intrecciato la loro storia ai fiumi.

Delta del Po

Il Delta del Po
Malinconica, suggestiva, incontaminata e silenziosa. L'area del Delta Po, il fiume più lungo d'Italia, si estende per 786 chilometri quadrati ed è la porzione di territorio più giovane del Paese: ha iniziato a formarsi 400 anni fa ed è in continua evoluzione. Con le sue aree protette, è uno spettacolo naturale. Qui trovano rifugio aironi, poiane, gheppi. Tra ampi spazi piatti, che si confondono all'orizzonte, case isolate, piccoli centri abitati che si fondono nel tipico paesaggio rurale della zona. Sono sette i comuni che rientrano nell'ambito delle aree protette, tutti nella provincia di Rovigo, da Porto Tolle a Rosolina per arrivare ad Adria. Tra canneti e lagune i colori si moltiplicano, dall'acciaio dell'acqua nel periodo autunnale fino ad arrivare al rosso intenso della salicornia veneta, pianta tipica della zona. Numerosi gli itinerari proposti dai due Parchi del Delta, quello del versante Veneto e quello del versante emiliano romagnolo. Per scoprire, per esempio, la splendida città di Comacchio, con i suoi canali, la Sacca di Goro, la Valle di Gorino.

Fiume Sile

Il Sile: da Treviso alla laguna di Venezia
Navigare lungo il fiume Sile, dalla laguna di Venezia a Treviso o viceversa, significa immergersi in un ambiente di raro valore naturalistico, dove flora e fauna vivono in perfetto connubio. Intorno all'asse del fiume è stato creato un parco naturale regionale che si estende su una superficie di oltre 4mila ettari e che comprende undici comuni. Il fiume è lungo circa 90 chilometri, per una lunghezza massima di 60 metri, e permette di avvicinarsi nel tratto trevigiano alla vita dei barcari di un tempo, tra mulini, burci abbandonati – i burci erano grandi imbarcazioni usate fin verso gli anni Settanta per i trasporti pesanti - e bitte che portano impresse i segni del duro lavoro dell'uomo. Tra i punti di interesse la stessa Treviso – dove, in centro, vicino al Ponte della Gobba, c'è un attracco con banchina in cemento -, la cui storia è da sempre saldamente legata al Sile, che per secoli ha costituito una importante via di comunicazione, come testimonia il “Cimitero dei burci” di Casier. Il fiume dopo aver bagnato il territorio del Trevigiano devia verso Sud-Est, in direzione della laguna di Venezia.

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