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Lungo la Via Emilia il «4.0» ha fatto breccia in una Pmi su due

Picchi del 70% nelle imprese più grandi. La spinta arriva dai fornitori di tecnologie

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

È un tessuto manifatturiero più avanti nell'adozione di tecnologie 4.0, quello di Emilia-Romagna e Marche, rispetto al resto del Paese, quello che emerge dall'Osservatorio 4.0 creato dal Competence Center BI-REX di Bologna e Intesa Sanpaolo per monitorare e accompagnare la trasformazione digitale delle Pmi. E ciò che colpisce della ricerca condotta su oltre 300 imprese da Piacenza ad Ascoli Piceno è che gli attori determinanti per spingere l'adozione di tecnologie 4.0 sono i fornitori diretti di tecnologie (nel 79% dei casi) e quelli di impianti e di macchinari (60%), non i consulenti.

A conferma della bontà della scelta del Piano Industria 4.0 di avviare la nascita di centri ad altissima specializzazione dove anche i piccoli imprenditori possano usare e testare macchine digitali e processi all'avanguardia. Come BI-REX, il primo degli otto Competence center del piano Industria 4.0 nato nel 2018 a Bologna, un consorzio pubblico-privato di 57 attori tra università, centri ricerca e imprese, dedicato a Big Data Innovation & Research Excellence.

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Più di metà delle imprese di Emilia-Romagna e Marche – racconta l'Osservatorio 4.0 curato dalla direzione Studi e ricerche Intesa Sanpaolo – adotta tecnologie 4.0, con punte superiori al 70% per le imprese più grandi e attive nei settori dell'elettronica ed elettrotecnica. Anche tra le imprese più piccole emerge però un buon grado di diffusione: quasi la metà dichiara infatti di adottare almeno una tecnologia 4.0.

E se nell'industria spicca l'introduzione di robotica (66% per la metalmeccanica, 53% per elettronica ed elettrotecnica), magazzini automatizzati (circa 30%), stampa 3D e cloud computing (circa 20%), nei servizi le imprese investono di più su intelligenza artificiale (29%), big data (17%) e IoT (29%). Trasversale invece il ricorso alla cybersecurity. E l'adozione di tecnologie va di pari passo con percorsi di formazione del personale in produzione o l'inserimento di profili già esperti dall'esterno.

Tra le imprese già avviate nell'era digitale, una su due adotta più di una tecnologia e una su dieci ne impiega almeno 5. L'obiettivo dell'investimento in 4.0 è prioritariamente quello di efficientare i processi e la produttività, ma anche a ridurre i costi e connettere la fabbrica e l'adozione ha sempre un impatto rilevante sia sulla struttura organizzativa che sui modelli di business. La scintilla che dà il via al processo di trasformazione digitale arriva quasi sempre dai proprietari/titolari delle imprese, soprattutto nelle Pm. E la spinta al cambiamento arriva per le realtà più piccole in primis dai fornitori di tecnologie (nel 79% dei casi) e macchinari (60%), al terzo posto da consulenti (23%) e clienti (13%). C'è però ancora strada da fare per avvicinare università e competence center alle Pmi, perché dalla survey condotta tra Pianura padana e Adriatico emerge che sono ancora soprattutto le aziende più evolute a instaurare collaborazioni con i principali propulsori di ricerca sperimentale e innovazione del territorio.

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