EDUCAZIONE FINANZIARIA

Lusardi: «Dobbiamo imparare a misurarci con i rischi. Da questa crisi una lezione importante»

La direttrice del Comitato nazionale per l'educazione finanziaria: l'emergenza sanitaria e il crollo dei mercati finanziari ci impongono una nuova riflessione sull’importanza della condivisione di concetti come rischio e assicurazione declinati in tutti gli ambiti sociali ed economici

di Davide Colombo

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La direttrice del Comitato nazionale per l'educazione finanziaria: l'emergenza sanitaria e il crollo dei mercati finanziari ci impongono una nuova riflessione sull’importanza della condivisione di concetti come rischio e assicurazione declinati in tutti gli ambiti sociali ed economici


5' di lettura

L’emergenza Coronavirus per la sua gravità, velocità di diffusione e scala dei contagi lascerà un segno indelebile. Non solo nel nostro Paese. Verrà rimessa in discussione la nostra percezione collettiva di salute e dei livelli di tutela che il nostro Servizio sanitario è in grado di assicurare. Ma vedremo forse in modo diverso anche la nostra economia, la sua vulnerabilità alle crisi globali, i suoi limiti. Abbiamo chiesto ad Annamaria Lusardi, direttrice del Comitato nazionale per l’educazione finanziaria, quali lezioni possiamo trarre da questa crisi proprio nella prospettiva di una più forte alfabetizzazione finanziaria collettiva. La professoressa ci ha risposto dagli Stati Uniti, dove guida il Global Financial Literacy Excellence Center (GFLEC) e insegna Economia e Contabilità alla George Washington University School of Business.

Professoressa, i mercati finanziaria stanno registrando perdite disastrose e forse il peggio deve ancora venire. Come ci si deve comportare in questi casi? È venuto il momento di parlare anche di educazione finanziaria e non solo di educazione sanitaria?

L’emergenza sanitaria resta la priorità numero uno, ma è proprio nei momenti di difficoltà che un piccolo bagaglio di conoscenze finanziarie ci può aiutare a navigare in queste acque agitate. Se arrivano tempeste di questo genere, siamo anche noi a dover tenere saldi i nervi, a occuparci delle nostre finanze ed evitare di commettere errori. In generale, se stiamo investendo per il lungo periodo, non dobbiamo preoccuparci o rispondere alla caduta dei mercati di oggi, negli anni i mercati si riequilibrano. Lo abbiamo visto anche di fronte alla grande crisi finanziaria degli anni scorsi. Teniamo lo sguardo sugli obiettivi che avevamo e tiriamo avanti.

Questa esperienza ci propone con una forza diversa l’interrogativo di come assicurarci contro un rischio. Pensiamo, in Italia e in Europa, che il nostro modello di tutele sanitarie di tipo universalistico sia sufficiente, guardiamo agli Usa che non ce l’hanno e ci sentiamo fortunati. E giusto?

Come ci insegna la finanza personale, dobbiamo assicurarci e pensare agli imprevisti prima che accadano, non quando è ormai troppo tardi. Una cosa da chiederci, ad esempio, è se la copertura pubblica sulla nostra salute sia sufficiente per le nostre necessità. Utilizziamo questo momento per farci queste domande, per pensare al nostro futuro e a come vogliamo affrontare certi rischi. Per quanto riguarda il nostro modello di tutela sanitaria, di tipo universalistico, direi che appare il più adatto ad affrontare emergenze come questa del Covid-19, un virus molto contagioso che può infettare tutti. Con ogni probabilità, anche gli ospedali americani, per contenere l’infezione, dovranno affrettarsi ad accogliere chi è stato contagiato e fare il test a quanti mostreranno i sintomi, a prescindere dal fatto che abbiano un’assicurazione sanitaria di base o no. Certo, gli americani non sono disposti a pagare i costi di un sistema universale, anche se l’esperienza di altri Paesi dimostra che non è necessariamente il più costoso. Di sicuro, l’emergenza che stiamo vivendo aggiorna il dibattito anche negli Usa. Non è un caso che i temi dell’assistenza sanitaria siano diventati preponderanti nei programmi e nei comizi dei candidati alle presidenziali in corso.

In compenso siamo uno dei paesi più esposti al rischio sismico e non abbiamo una assicurazione diffusa come per esempio l’Rc auto. In questo caso gli americani siamo noi e non ce ne rendiamo conto?

Non direi che che in caso di calamità naturali possiamo sentirci “americani”, perché oltreoceano si è sempre restii a chiedere un intervento pubblico. In caso poi di eventi più prevedibili, c’è spesso molta programmazione. Piuttosto, la domanda da farsi come cittadini è: è opportuno mettere in gioco la nostra sicurezza finanziaria e quella dei nostri cari? Una delle ragioni del perché non ci si assicura, facendosi trovare spesso impreparati di fronte ai certi rischi, è che sappiamo poco come affrontare a calcolare certe eventualità. Purtroppo, gli studi ci dicono che tra i concetti finanziari più difficili da comprendere c’è proprio quello di rischio. Quando lo dico ai miei studenti, non ci credono e allora chiedo loro di definirmi il concetto di rischio e come far fronte a uno specifico. Il risultato è che anche tra di loro, studenti di economia avvezzi a certi concetti, quasi nessuno lo sa fare. Ma, ed è questo un aspetto interessante, ritengono alla fine che sia uno degli insegnamenti più utili del corso di finanza personale. Credo davvero che non sia più rimandabile la necessità di aumentare le conoscenze finanziarie, se vogliamo una società più robusta e resiliente.

In questi giorni si sta diffondendo l’idea di un utilizzo più diffuso dello smart working per ridurre le esposizioni al rischio dei lavoratori. In effetti i dati Inail parlano chiaro: un incidente su due accade in itinere e non sul posto di lavoro. Questa crisi può farci fare un salto in avanti strutturale verso forme di telelavoro?

Mi piace che l’accento di questa domanda sia posta sui rischi, che come dicevo prima non sono spesso considerati, e sul come possiamo diminuirli. Questo potrebbe rappresentare un potenziale vantaggio del telelavoro. Occorre però avere una buona infrastruttura tecnologica per farlo, oltre che un nuovo approccio nella gestione del personale e dei tempi-lavoro. Ma indubbiamente si tratta di opportunità che andranno considerate nel futuro.

Il prossimo anno avremo l'educazione civica obbligatoria nella scuola. Sembra una buona idea, dopo quello che abbiamo visto in questi giorni?

L’educazione civica rappresenta il fondamento su cui si regge il nostro essere cittadini. Per questo è essenziale che venga insegnata fin da bambini. Lo stiamo vedendo ora in concomitanza con quest’emergenza sanitaria, e non solo in Italia. Possiamo sconfiggere il Covid-19 solo se ci sentiamo responsabili per noi e per gli altri. Dunque è importante dare all’educazione lo spazio che merita, come trovo meritevole il fatto che si sia dato spazio anche a concetti come la sostenibilità e l’economia digitale.

Manca ancora l’ora di educazione finanziaria nell’educazione civica.

Purtroppo, ancora una volta non abbiamo considerato l’educazione finanziaria tra le materie di educazione civica, materia che con l’educazione civica e quella ambientale contribuisce a realizzarci come persone libere, responsabili e consapevoli. Senza contare che le emergenze, anche quelle sanitarie, hanno conseguenze economiche e finanziarie a cui le persone devono far fronte, senza purtroppo averne spesso gli strumenti. Nella salute come nella finanza, la prevenzione costa meno ed è più efficace della cura, è bene ricordarlo. Se desideriamo che le persone sappiano navigare il mondo intorno a loro è ora di modificare questa legge e inserire l’insegnamento dell’educazione finanziaria nelle scuole, prima di aspettare che ce lo imponga, con conti salati, la prossima crisi o il prossimo terremoto. Facciamolo subito.

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