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Lussemburgo, Svizzera e Uk sono i Paesi più attrattivi

A motivare la ricerca di un posto all’estero una migliore retribuzione

di Serena Uccello

2' di lettura

Lussemburgo, Svizzera, Regno Unito, Germania e Irlanda. Sono questi i Paesi più attraenti per chi è alla ricerca di un lavoro. L’Italia invece si posizione al 14° posto. È quanto emerge da “Brain gain or drain?”, il report di Indeed (il sito per la ricerca di lavoro nel mondo consultato da più 250 milioni di persone ogni mese) su come i cambiamenti nella ricerca di lavoro a livello internazionale stanno accelerando la competizione globale per i talenti. Si tratta di un indice che analizza le ricerche in entrata e in uscita negli ultimi due anni in 21 Paesi. Sul podio, in particolare per quanto riguarda i talenti in entrata, ci sono Lussemburgo, Svizzera e Regno Unito. Sul sito lussemburghese di Indeed infatti il 74% di tutte le ricerche nel 2021 sono state effettuate “in entrata”, da persone in cerca di lavoro dal di fuori del Paese. Allo stesso tempo, solo il 32% delle ricerche effettuate da persone situate in Lussemburgo erano “in uscita”. Anche la Svizzera presenta una situazione analoga. Circa il 32% delle ricerche sul sito svizzero di Indeed proveniva dall’estero, mentre l’11% era “in uscita”. Il Regno Unito si conferma, per quanto con percentuali più basse rispetto agli altri due Paesi, una destinazione attraente, nonostante il calo di interesse da parte dei candidati provenienti dall’Ue dopo la Brexit. A fronte del 3,2% delle ricerche provenienti dall’estero nel 2021, solo l’1,4% delle persone locali che cercano lavoro in altri Paesi.

Ma cercare lavoro fuori dal proprio Paese non sono solo gli europei. Anche dai Paesi extra Ue si registra una forte spinta per la ricerca di un’occupazione nel continente. Indeed ha infatti analizzato la tendenza, osservando la quota mensile di ricerche per occupazioni in Europa, provenienti da fuori regione. Nel corso del 2020, la percentuale è scesa fino al 31% al di sotto della media 2017/19. Ma, nell’aprile 2022, è rimbalzata al 38% al di sopra della media 2017/19.

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Quanto alle motivazioni, retribuzione, lavoro da remoto, carenza di manodopera e questioni geopolitiche sono i fattori che spingono la mobilità transfrontaliera. Ecco perché si prevede una crescita di questa mobilità, frutto di una combinazione di diversi fattori nel lungo periodo. Alcuni, come le competenze e la retribuzione, erano già forti fattori trainanti prima della pandemia. E sempre di più la retribuzione sarà un aspetto fondamentale nella decisione di accettare un’offerta di lavoro. «Tuttavia - spiega il report - anche fattori diversi dal mix retribuzione/competenze possono alimentare ulteriormente la mobilità transfrontaliera, l’aumento del lavoro da remoto, la carenza di manodopera e aspetti geopolitici pesano più di prima (per esempio Brexit). Alcuni Paesi stanno già approfittando dell’aumento della ricerca e della mobilità internazionale per colmare il gap nell’offerta di lavoro nazionale». Le conseguenze?: «Le imprese si trovano a competere per i talenti in un mercato globale in cui i confini tradizionali sono caduti».

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