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Lusso, la crisi non pesa. L’anno si chiude a +4%

<span class="bold-nellocchiello">Monitor Bain-Altagamma: g</span>uerra commerciale Usa-Cina, Brexit e Hong Kong non cambiano lo scenario di medio e lungo periodo: nel 2025 il mercato globale potrebbe arrivare a 375 miliardi di euro dagli attuali 281, trainato dall’Asia

di Marta Casadei


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La speciale sfilata aute couture di Valentino al Palazzo d’ Estate di Pechino per l’apertura del nuovo negozio di Sanlitun dedicata ai ricchi clienti Millennials

3' di lettura

Non si spegne il motore del mercato del lusso che, nel suo complesso, chiuderà il 2019 con un valore di 1.268 miliardi di euro, in salita dell’8% a cambi correnti e del 4% a cambi costanti rispetto al 2018. E, guardando solo ai beni personali (dalle calzature ai gioielli) toccherà quota 281 miliardi di di euro, in salita del 7% a cambi correnti e del 4% a cambi costanti.

I dati arrivano dall’annuale World Wide Luxury Market Monitor realizzato da Bain&Co. e Altagamma, presentato ieri a Milano in un gremito Teatro Nazionale. Stimare l’andamento del lusso in un momento storico così complesso, con lo spettro costante di una guerra commerciale Usa-Cina, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea rimandata di continuo e la crisi di Hong Kong che non accenna a placarsi, non è semplice.

E a confermare la complessità dello scenario è la stessa Claudia D’Arpizio, partner di Bain&Company Luxury Goods Vertical e autrice dello studio: «La sola crisi a Hong Kong ha fatto perdere quasi 2 miliardi di vendite di prodotti di lusso – spiega – e potrebbe ancora influire sulla chiusura d’anno. Ma le previsioni a livello globale e di lungo termine sono positive: i consumatori ci sono, hanno voglia di acquistare, quindi nel 2025 il mercato dei personal luxury goods dovrebbe attestarsi tra i 335 e i 375 miliardi di euro, con una forbice di crescita che va dal +3 al +5 per cento».

Negli ultimi 10 anni, e quindi da quel 2009 che tutte le aziende ricordano come l’annus horribilis per eccellenza, l’espansione non si è mai fermata, mettendo a segno un +6% di crescita media annua.

Altre previsioni positive arrivano dall’Altagamma Consensus, che per il 2020 registra una crescita di tutte le principali categorie del mercato: «A brillare saranno, in particolare, la pelletteria, in crescita del 6%, le calzature e la gioielleria, entrambe in salita del 5%– spiega Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma – grazie ai consumatori cinesi, i cui acquisti aumenteranno del 10%, ma anche grazie a tutti gli altri Paesi asiatici che, in parte come reazione alla crisi di Hong Kong, prevediamo registreranno un +6 per cento».

Identikit del consumatore

In uno scenario segnato da una potenziale instabilità di contesto, avere bene in mente qual è ( e quale sarà) il proprio consumatore di riferimento è decisivo. A tracciarne un ritratto è di nuovo Claudia D’Arpizio: «Il consumatore del lusso è molto presente, nel senso che è pronto a interagire con il brand, ed è sempre più giovane: oggi il 39% dei clienti appartiene alla Generazione Y o Z e questa percentuale salirà al 75-85% nel 2035 quando queste due generazioni contribuiranno alla crescita del mercato del lusso per il 150 per cento».

Tra abitudini di shopping di Millennials e Generazione Z, peraltro, ci sono somiglianze, ma considerare sovrapponibili le due fasce d’età è un errore: «I Millennials sono consumatori critici e digitalizzati, certo, mentre i teenagers comprano quando si riconoscono nei valori del marchio, che diventa un acceleratore della loro self expression».

Età a parte, merita attenzione la nazionalità del consumatore: «Nel 2019 stimiamo che il valore degli acquisti in beni di lusso in Cina sia salito del 30% a cambi correnti ( e del 26% a cambi costanti) toccando quota 30 miliardi. Ciò non vuol dire che non ci siano margini di crescita in mercati maturi come l’Europa o gli Stati Uniti», chiosa D’Arpizio.

Il retail continua a crescere

In un’epoca sempre più digitalizzata, con le vendite online che nel 2019 hanno messo a segno un +22% ( ma pesano ancora “solo” il 12% sul totale), la notizia interessante riguarda il retail fisico: nel mondo ci sono 21mila negozi monomarca di lusso, con 200 aperture (al netto delle chiusure) registrate solo nel 2019. I negozi monobrand fisici continuano ad assorbire oltre il 30% delle vendite del lusso e, sempre quest’anno, hanno registrato un +12%, complice la sete di esperienze uniche che porta i consumatori a coltivare la dimensione reale dell’acquisto.

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