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Lusso e turisti stranieri premiano la formula dei villaggi outlet

Uno studio di Cbre evidenzia come in Europa nel 2018 la superficie di vendita sia cresciuta del 5% sul 2017, mentre le stime per il 2019 sono del +14 per cento. In Italia, sia secondo Global Blue sia secondo Planet, aumenta lo shopping tax free nel canale di vendita

di Marta Casadei

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Uno studio di Cbre evidenzia come in Europa nel 2018 la superficie di vendita sia cresciuta del 5% sul 2017, mentre le stime per il 2019 sono del +14 per cento. In Italia, sia secondo Global Blue sia secondo Planet, aumenta lo shopping tax free nel canale di vendita


3' di lettura

Mentre department store e centri commerciali vengono messi a dura prova dal cambio di rotta nelle abitudini di shopping, il modello outlet non dà cenni di crisi. A partire dagli Stati Uniti, un mercato che spesso “anticipa” le tendenze economiche e di consumo, dove la tempesta abbattutasi sulle insegne multimarca di lusso (da ultimo: Barneys, che dopo aver dichiarato bancarotta ad agosto, è stato rilevato da Authentic brands group, previa la chiusura dei negozi) sembra non aver toccato gli outlet: l’International council of shopping centers (Icsc) ha rilevato che negli Usa dal 2015 hanno aperto circa 20 outlet per un totale di 600mila metri quadri, portando a quasi otto milioni di metri quadri la superficie complessiva.

In Europa 27 villaggi in progres

Anche in Europa, dove lo scenario retail è ben diverso da quello americano, con i centri storici che hanno anticipato la più artificiale formula dello shopping mall, il tasso di crescita degli outlet (circa 180 villaggi in 24 Paesi) ha superato quello degli shopping center con 13 aperture tra il 2018 e il 2019 (di cui uno in Italia, Roma Outlet village, e uno a San Marino) e 27 strutture in fase avanzata che verranno concluse dopo il 2019. Nel 2018, sempre a livello europeo si è registrata una crescita dell’area di vendita del 5% sul 2017, a fronte di un +2% per i centri commerciali. E le s time per il 2019 sono ancora più rosee: +14% di metri quadrati.

La fotografia arriva da uno studio di Cbre sul segmento outlet in Europa, che negli ultimi anni è passato dall’essere un settore di nicchia a una vera e propria asset class di categoria “intensive”, attirando sia investitori specializzati sia mainstream. E nel 2017 a livello europeo ha registrato investimenti per 1,1 miliardi: «I punti di forza dei villaggi outlet agli occhi degli investitori sono diversi - spiega Silvia Gandellini, head of Retail investment properties presso Cbre -. Innanzitutto hanno un ritorno più elevato rispetto ai centri commerciali, un grado inferiore di volatilità e rendimenti più alti. Per esempio, hanno un tasso di sfitto del 2% contro il 4% dei mall tradizionali». In uno scenario esposto a cambiamenti importanti come quello attuale, a distinguere gli outlet è stata soprattutto la capacità di reazione: «Sono più resilienti perché hanno un pubblico di riferimento che non è solo locale, ma è internazionale», continua Gandellini.

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Il lusso fulcro dell’offerta
L’Italia è terza in Europa per superficie di vendita dietro a Regno Unito e Francia: conta circa 25 villaggi outlet, comprese le prossime aperture, di cui quasi la metà nella categoria lusso. «I marchi di altagamma sono la chiave della proposta outlet che, rispetto al classico mall, vende beni che non rientrano tra le necessità e deve offrire al cliente una shopping experience di alto livello oltre, ovviamente, allo sconto», chiosa.

Il rapporto “Retail Q3 2019” di Cbre evidenzia, tra le altre cose, come i factory outlet siano stati uno dei driver di quello che viene definito «il miglior trimestre degli ultimi due anni» sul fronte degli investimenti retail. Protagonisti, in Italia, due operazioni commerciali di peso: l’acquisto del Designer outlet di Barberino da parte di DWS e l’accordo tra Percassi e Orion sui luxury outlet village a Torino e in Sicilia. Si tratta, in entrambi i casi, di outlet di lusso.

Turisti driver della crescita
A confermare come il successo degli outlet nel nostro Paese dipenda dai turisti extraeuropei sono le cifre in crescita del tax free shopping. Secondo le rilevazioni di Global Blue, principale operatore in Italia con una quota di mercato del 75%, nel primo semestre 2019 gli acquisti negli outlet hanno pesato per il 14% sul totale del tax free, con un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo 2018. Merito soprattutto di alcune nazionalità: russi (22%), seguiti da arabi (13%) e cinesi (12%). Nel primo semestre 2019 le crescite percentuali maggiori rispetto allo stesso periodo del 2018 sono state registrate dai turisti provenienti dai Paesi del Golfo (+35%) e dal Giappone (+30%). Anche Planet, operatore che gestisce il resto del mercato tax free in Italia, evidenzia un incremento delle vendite nel canale: + 9% nei primi nove mesi dell’anno rispetto al 2018.

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