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Lusso da record: nel 2022 ricavi a +22% e 400 milioni di consumatori

Turbolenze geopolitiche e crisi economica non hanno scalfito il mercato mondiale del lusso: i beni personali toccano quota 353 miliardi di euro in salita del 26% sul 2019 ( a cambi correnti). Stima 2030 a 540-580 miliardi di euro

di Marta Casadei

(yunava1 - stock.adobe.com)

2' di lettura

Turbolenze geopolitiche e crisi economica non hanno scalfito il mercato mondiale del lusso che archivia il 2022 con crescite record: l’alto di gamma nel suo complesso (inclusi auto, viaggi e yacht) chiuderà l’anno con ricavi in salita del 21% poco sotto i 1.400 miliardi di euro, in salita dell’8-10% sul 2019 a cambi correnti; i beni personali di lusso, invece, registreranno un +22% toccando quota 353 miliardi di euro di vendite, +26% sul 2019 sempre a cambi correnti. Merito dei risparmi accumulati durante la pandemia, di una filosofia di vita che è sempre più improntata a godere del presente, ma anche la consapevolezza che i prodotti di lusso sono beni da investimento.

A scattare questa fotografia sono i dati dell’Altagamma-Bain Worldwide luxury market monitor presentato ieri a Milano. «Ci troviamo di fronte a uno scenario inedito, con la fiducia dei consumatori più bassa degli ultimi 15 anni, la guerra e l’inflazione in crescita, eppure le vendite dei beni personali di lusso hanno sfondato il muro dei 300 miliardi - spiega Claudia D’Arpizio, senior partner Bain&Co-. Una delle ragioni è che il lusso ha oggi una platea di 400 milioni di consumatori nel mondo, con mercati molto promettenti come la Corea del Sud e il Sud Est Asiatico e una Generazione Z interessata ai brand dell’altagamma». Per il 2030 Bain&Co prevede che il mercato dei beni personali di lusso toccherà quota 540-580 miliardi di euro.

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Cosa succederà nel 2023

Le stime positive sono confermate dall’Altagamma Consensus che per il 2023 prevede una crescita solida spalmata su tutti i mercati, con Asia (+9%) e Medio Oriente (+7%) davanti alle piazze più mature come Europa (+5%) e Usa(+5%). E una crescita media dell’Ebitda delle aziende del settore pari al +6% (+8% nel caso di brand con target ultra ricchi). Nel 2023 i cinesi torneranno a essere i best performer (+10%), complice un rimbalzo post pandemia (e l’auspicata riapertura delle frontiere) mentre sugli europei (+4%) peseranno costi energetici e inflazione.

Il made in Italy sempre in primo piano

In questo scenario il made in Italy ha un ruolo di primo piano. Che va consolidato:  «I marchi italiani continuano a essere protagonisti - ha detto Matteo Lunelli, presidente di Fondazione Altagamma - grazie all’innovazione, alla creatività e all’eccellenza manifatturiera. È necessario che il comparto continui a lavorare mettendo al centro i territori e il talento, ma per farlo servono una serie di misure come il taglio del cuneo fiscale. Noi siamo pronti ad affrontare le sfide che verranno in sinergia con il governo».

Il ministro Urso: «Lavoriamo per tutelare il fatto in Italia»

Per superare le turbolenze in arrivo - legate ai costi energetici e alla scarsità di materie prime - il made in Italy dovrà accrescere la propria competitività a livello globale. È d’accordo Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il Made in Italy (ex Mise): «Il nostro focus, con due collegati alla Manovra, - e quello del tavolo interministeriale con il Maeci - è la tutela del made in Italy nel mondo, combattendo ciò che lo danneggia come la concorrenza sleale e la contraffazione. Ma anche aumentando gli incentivi per le imprese che devono investire in digitalizzazione e innovazione. Oggi il made in Italy non è più solo bello e ben fatto, ma deve anche essere sostenibile».

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