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Azioni del lusso sotto la lente tra uscita Michele da Gucci e Covid in Cina

Lo stilista lascia la maison di punta del gruppo Kering, ancora non è chiaro chi sarà il successore. Titoli sotto pressione per i timori di un rallentamento delle vendite in Cina

di Eleonora Micheli

Alessandro Michele (Ansa)

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Lusso sotto la lente sulle Borse europee, con gli investitori che si interrogano sull'andamento dello shopping in Cina. Sul FTSE MIB è debole Moncler, fuori dal listino principale perde terreno Brunello Cucinelli, mentre sono in lieve rialzo Aeffe e Salvatore Ferragamo dopo aver accusato decise perdite nelle precedenti sedute. A Parigi in calo Kering, Lvmh ed Hermes sono ferme. A Londra deboe Burberry e a Francoforte sale Hugo Boss.

Negli ultimi giorni il settore del lusso ha registrato una performance più deludente rispetto a quella degli indici, poiché il rialzo dei casi di Covid in Cina fa temere che la autorità possano varare un'ulteriore stretta delle misure per combattere la diffusione della malattia. E la Cina, va ricordato, è ormai il maggior mercato per il comparto. Le chiusure varate già nei mesi di settembre e ottobre nella Repubblica Popolare si sono fatte sentire sullo shopping e quindi sui conti dei grandi gruppi del lusso, che per altro si apprestano ad aprire la stagione più importante, quella degli acquisti natalizi. Così mentre si attendono indicazioni dal Black Friday americano sulla propensione agli acquisti, al tempo stesso si teme un’ulteriore frenata delle vendite in Cina.

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A Parigi, poi, i riflettori sono puntati su Kering, visto che Alessandro Michele ha annunciato di lasciare la maison di punta del gruppo, Gucci. Dopo una girandola di rumor circolati ieri per tutto il giorno, in tarda serata la holding della famiglia Pinault ha ufficializzato la notizia. «Gucci annuncia che Alessandro Michele lascia il ruolo di direttore creativo di Gucci», ha annunciato una nota di Kering, che ha ricordato che il designer è stato alla guida del team creativo della società dal 21 gennaio 2015 e «ha ricoperto un ruolo fondamentale nel rendere Gucci quella che è oggi, grazie alla sua creatività rivoluzionaria e sempre nel rispetto dei codici del brand». Anche il creativo ha dichiarato: «per me finisce uno straordinario viaggio, durato più di venti anni, dentro un'azienda a cui ho dedicato instancabilmente tutto il mio amore e la mia passione creativa». Per adesso non sono stati indicati nuovi direttori creativi della maison. Nel comunicato di Kering è scritto: «il team creativo di Gucci porterà avanti la direzione creativa della Maison fino all'annuncio di una nuova organizzazione».

Gli esperti del lusso per adesso sono cauti nel formulare giudizi: da una parte una riorganizzazione della parte creativa di Gucci potrebbe essere positiva, visto che dopo la volata registrata dal marchio nei primi anni di direzione di Michele, le vendite della casa fiorentina, pur crescendo, hanno rallentato l’andatura su livelli deludenti. Il ceo Marco Bizzarri nel periodo del Covid ha anche dato la possibilità al creativo di ripensare al suo stile, ma alla fine con scarsi risultati. Anche i conti del terzo trimestre 2022 di Gucci hanno evidenziato una performance del marchio più sottotono rispetto ad altre griffe della holding dei Pinault e in primis Bottega Veneta e Saint Laurent. Numeri alla mano il fatturato complessivo di Kering è stato di 5,137 miliardi di euro, in rialzo del 23% sullo stesso periodo del 2021 (+14% su base comparabile), mentre quello della sola Gucci ha raggiunto un giro d'affari di 2,581 miliardi, in rialzo del 18% o del 9% su basi comparabili. Al tempo stesso, però, commentano ancora gli osservatori, fa paura il fatto che ancora non sia stato indicato il nome di un nuovo responsabile in sostituzione di Alessandro Michele.

Gli analisti di Equita hanno comunque confermato la raccomandazione di ‘Buy’ sulle Kering, con indicazione di un prezzo obiettivo a 730 euro. «Da qualche anno ormai l’impressione prevalente era che la sottoperformance del marchio Gucci rispetto ad altri brand del settore fosse anche legata ad una certa stanchezza del consumatore riguardo alla creatività dirompente con cui il designer aveva fortemente contribuito al rilancio nei primi anni alla guida dell’ufficio stile», hanno commentato gli analisti, ricordando che in occasione dell’ultimo Capital Market Day di Kering il management aveva annunciato una riorganizzazione dell’area creativa lasciando a Michele piena libertà nella creatività delle collezioni per le sfilate, ma incaricando un altro componente dell’ufficio stile per le main collection e nominando un brand manager, con l’obiettivo di assicurare maggiore coerenza delle collezioni con la strategia recentemente avviata di ribilanciamento fra contenuto fashion e timeless delle collezioni, orientata ad attrarre una clientela più matura, fedele e con maggiore capacità di spesa, per una crescita più regolare e sostenibile del brand.

Secondo Equita l’uscita di Michele rappresenta un passo ulteriore verso questa strategia, da leggersi positivamente in un’ottica di medio termine. «Tuttavia la decisione appare improvvisa e il comunicato stampa indica che l’ufficio stile si occuperà della direzione del brand fino all’annuncio di una nuova organizzazione creativa. Nel breve, quindi, l’incertezza sui tempi e sulla nomina di un nuovo direttore creativo potrebbe pesare sulle azioni, in attesa di verificare come verrà gestita la fase di transizione, considerata l’importanza di continua novità creativa in questa fase di mercato e in particolare per un marchio come Gucci», hanno aggiunto gli analisti della sim, che ha anche rilevato che «sarà anche da verificare anche la reazione della clientela più fedele ad Alessandro Michele». Va ricordato che Gucci vale il 63% dell’ebit atteso per il 2023 dell’intera Kering, peso che ad ogni modo è sceso dall'83% al quale si attestava prima del Covid.

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