l’intervista

Luti: «Salone modello dell’Italia ottimista e che vuole crescere»

di Giovanna Mancini

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AGF


2' di lettura

«Sui numeri della fiera ho poco da dire: sono i numeri di una manifestazione che da anni registra il sold out e genera lunghe liste di attesa». Quello che c’è di nuovo, fa notare il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti «sono le proposte delle aziende espositrici, che dimostrano lo sforzo a investire per portare a Milano solo il meglio».

Ha detto che il Salone non è solo una fiera: che cosa intende?

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È il momento dell’ottimismo: per una settimana gli imprenditori dimenticano i problemi e il Salone diventa il modello di una Italia positiva e attrattiva, che vuole crescere. Tutti mettono l’anima per portare qui la propria creatività e la capacità, tipicamente italiana, di trasformare questa creatività in forza industriale, rende unico il Salone di Milano. Lo rende un luogo dove si fa cultura di impresa.

Perché la presenza del presidente Mattarella all’inaugurazione è importante?

È un riconoscimento del valore della filiera. Inoltre, fare sistema è fondamentale: il design-arredo italiano è apprezzato in tutto il mondo, ma ci sono ancora molti spazi per crescere e la competizione è forte. Per vincere occorre essere tutti insieme. Noi imprenditori mettiamo la passione e la produttività, ma poi le istituzioni possono fare molto per sostenerci sul fronte ad esempio della distribuzione o del marketing in giro per il mondo.

Anche con Milano sono migliorate le sinergie?

Sì. E infatti l’unicità del nostro Salone è data anche da questa atmosfera di energia che si respira in tutta la città. La fiera è il momento del business, dove domanda e offerta si incontrano, ma questa manifestazione è caratterizzata da un’emozione che coinvolge anche i non operatori.

Che cosa si aspetta dal Salone di quest’anno?

Mi aspetto tanti visitatori ma, come per gli espositori, quello che conta è la loro qualità: devono venire a Milano i buyer e gli operatori migliori, per spingere ancora di più la crescita del made in Italy nel mondo. Il Salone deve essere un ponte per le aziende. Perché per andare sui mercati esteri occorre essere strutturati, investire in prodotto, marketing e distribuzione, con programmi di medio e lungo termine, in modo da creare una presenza stabile nel tempo.

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