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Luxottica e quegli occhiali che attirano in Italia 5mila cervelli da tutta Europa

Il piano internazionale della società per assumere 15 future sighters dai più prestigiosi atenei

di Cristina Casadei


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5' di lettura

Oakley è, tra i marchi di Luxottica, quello dedicato allo sport, dove l’innovazione tecnologica su montature e lenti è più forte. È la prima insegna in cui i 25 giovani, che arrivano da tutta Europa e sono stati selezionati tra oltre 5mila candidati a diventare future sighters , si imbatteranno, questa mattina, entrando nel quartier generale della multinazionale degli occhiali che si affaccia su piazzale Cadorna, a Milano. Che Luxottica sia innanzitutto innovazione a 360° e semplificazione, lo si capisce un attimo dopo aver superato la porta a vetri, quando ci si ritrova in mano il tablet per registrarsi. Semplicemente, da sé.

Il raddoppio della corporate

Future sighters? Bravi e anche un po’ visionari, sì, è proprio così che qui chiamano i talenti che dovranno supportare, con il loro contributo, il percorso di crescita. «I 25 giovani arrivano dalle più prestigiose università europee e oggi incontreranno l’amministratore delegato e i nostri manager», racconta il direttore delle risorse umane, Piergiorgio Angeli, che ci accoglie sulla terrazza panoramica del settimo piano. La vista, dalle vetrate, lascia senza parole e racconta una larga parte della storia di quella Milano che è un po’ nelle origini di Luxottica. È mattina presto, alla spicciolata arrivano i cittadini - così li chiama Angeli - del building, con lo zainetto in spalla e il tablet in mano. Attorno ai tavoli si formano piccoli team. Quando sono ormai le nove, il lavoro ha raggiunto il pieno ritmo, in sottofondo c’è un vociare discreto. La terrazza è uno dei più importanti spazi di condivisione del building che, fin dall’ingresso, racconta il volto digitale dell’azienda.

Sulle pareti campeggiano imponenti schermi - qui li chiamano “Digital windows” - che servono per raccontare a chi entra nell’headquarter i prodotti, attraverso video di forte impatto. Luxottica ha un portafoglio con marchi sia di proprietà, tra cui Ray-Ban, Oakley, Vogue Eyewear, Persol, Oliver Peoples e Alain Mikli, sia in licenza, come Giorgio Armani, Burberry, Bulgari, Chanel, Dolce&Gabbana, Ferrari, Michael Kors, Prada, Ralph Lauren, Tiffany & Co., Valentino e Versace. «I video sono prodotti da un’agenzia creativa», dice Angeli. «Interna - precisa un istante dopo -. Luxottica ha un content hub che produce tutti i contenuti e negli ultimi anni ha investito importanti risorse sulle nuove competenze per poter innovare». In azienda hanno fatto il loro ingresso molti professionisti, dai direttori creativi ai grafici, fino a coloro che fanno parte del digital team che è stato fortemente potenziato. In tre anni l’head quarter di Milano, che oggi conta mille lavoratori, è pressoché raddoppiato. Soltanto negli ultimi 6 mesi sono entrate 150 persone, seguendo due logiche: build, costruisco internamente, buy, assumo dal mercato. Più della metà ha meno di 30 anni.

I numeri del gruppo

L’ultima relazione finanziaria annuale, quella del 2018, dice che il gruppo ha chiuso il 2018 con un fatturato di circa nove miliardi di euro, un utile netto pari a 900 milioni e circa 82mila dipendenti nel mondo, di cui 13mila in Italia, dove questo mese saliranno a bordo, a tempo indeterminato, 1.150 lavoratori nei siti produttivi, come previsto dall’accordo sindacale siglato nelle scorse settimane (si veda il Sole 24 Ore del 22 giugno). Fondata nel 1961 da Leonardo Del Vecchio, Luxottica nel 2018 ha prodotto 87 milioni di occhiali ed è oggi una realtà verticalmente integrata che, alla produzione di montature da vista e occhiali da sole, affianca un’estesa rete wholesale e una presenza retail concentrata per lo più in Nord America, America Latina, Asia-Pacifico ed Europa Occidentale. Con la fusione con Essilor aggiunge anche la produzione di lenti, completando così l’intera filiera.

La centralizzazione

Per capire gli input del mercato, le cosiddette region rimangono un tassello fondamentale nella struttura del gruppo, dove, però, come racconta Angeli, «quattro anni fa è stato avviato un processo di centralizzazione che ha generato un importante ricambio generazionale: la corporate, a Milano, è diventato il crocevia di tutte le decisioni strategiche e di business, mentre il mantra della nuova organizzazione è stata la semplificazione dei processi e delle relazioni. Semplificazione che ha favorito sinergie in tutte le aree geografiche, affiancandosi al ricambio generazionale degli ultimi anni».

Formazione di eccellenza

La contaminazione dei giovani, creativi e non solo, arriva all’head quarter di Milano da molte strade. Ci sono le collaborazioni con scuole prestigiose dove si formano i creativi, come la Saint Martin school of design a Londra o lo Ied e il Naba a Milano. E poi, per le funzioni più legate al business con Mit, Harvard, Columbia negli Stati Uniti, Fudan University e Tsinghua University in Cina. Il gruppo ha anche rafforzato le relazioni con la London business school, le università di Warwick, Oxford, il King’s college nel Regno Unito, Esade business school e Ie in Spagna, Hec Paris e Sorbona in Francia, l’università di Copenhagen, Bocconi, Cattolica, Politecnico di Milano, Scuola superiore Sant’Anna di Pisa in Italia. «Lanciamo ai ragazzi challenges, sfide, e li ascoltiamo. Le loro idee, anche quelle più disruptive, ci aiutano molto», dice Angeli. Ci sono poi gli stage che lo scorso anno sono stati 175 (di cui un centinaio ad Agordo) e che rappresentano un bacino importante per i nuovi ingressi. «Ne confermiamo circa il 50%», spiega Angeli.

La selezione: da 5mila a 15

Di tutte le strade che portano in Luxottica, il progetto future sighters è quello dedicato agli alti potenziali. «Siamo arrivati alla fine di un road show che ci ha portato in giro per tutta l’Europa ed è durato quasi un anno. Quando abbiamo lanciato il progetto abbiamo ricevuto oltre 5mila candidature», racconta Angeli. Per avviare la selezione, la manina dell’intelligenza artificiale è stata subito scansata perché il progetto è molto customizzato ed è la società stessa a guidarlo internamente. Questa volta Luxottica è andata oltre i confini, ha raggiunto tutta l’Europa e anche oltre, raccogliendo un bacino di candidature di 91 nazionalità diverse, da 370 università, di cui il 30% top ranked. L’età media dei candidati che conoscono tre lingue e sono tutti laureati, non più da un anno, con il massimo dei voti, è 23 anni. I 15 che verranno selezionati avranno un contratto a tempo indeterminato e inizieranno un percorso in 4 atti, ognuno dei quali della durata di 6 mesi, attraverso diverse funzioni e diverse region.

Uno, il primo, è ad Agordo, in provincia di Belluno, in Veneto, dove ha sede lo stabilimento produttivo storico del gruppo, e rappresenta la presa di contatto con il mondo delle operations, un altro è nella sede corporate a Milano, uno è nel wholesale e uno nel retail. Nel percorso c’è molta formazione con le top business school con cui Luxottica collabora, mentorship con i leader interni e coaching. Una conoscenza a 360°, per diventare molto più cittadini che sudditi dentro il progetto di essere dominatori indiscussi del mercato mondiale degli occhiali. Un’idea forte nella mente di Leonardo Del Vecchio, che si lascia andare a un solo rimpianto su Luxottica, «quando vedo qualcuno in strada che ha su un occhiale che non è nostro perché vorrei mettere su gli occhiali a tutti».

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