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Luxottica riapre il dossier della quotazione a Piazza Affari

di Marigia Mangano

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Leonardo Del Vecchio è pronto a presentare al partner Essilor il progetto di quotazione del gruppo “Essilux” a Milano, oltre che a Parigi. Lo farà, assicurano negli ambienti vicini all’imprenditore, alla prima occasione utile. Tanto più che il “dual listing” è sempre stato un suo «desiderio», anche per valorizzare in Borsa l’anima più italiana del colosso che nascerà dall’aggregazione con la francese Essilor.

Insomma, la cancellazione di Luxottica dal listino italiano, in agenda il prossimo 5 marzo, potrebbe essere “a tempo”. Sul tema è intervenuto proprio ieri il premier Giuseppe Conte, che ha sottolineato come «il dual listing può essere una soluzione». «Tante aziende vanno via, ma possiamo recuperarle», ha detto Conte, in occasione della cerimonia di avvio di seduta a piazza Affari, dove ha espresso l’augurio «di avere sempre più titoli e una forte capacità di attrarre delle aziende». Un augurio, quello del premier, che segue quello fatto ieri, dalle pagine del Sole 24 Ore, dall’amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, che ha espresso la speranza che l’azienda di occhialeria torni a essere quotata a Piazza Affari attraverso un dual listing. «Tutte le volte che si è presentata questa situazione, vedi Ferrari, Cnh, Fca, Stm - ha ricordato il numero uno di Palazzo Mezzanotte - a Milano si scambia di più.».

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Nell’attesa che il progetto Borsa, per il colosso italo francese, prendi sempre più forma, la “vecchia” Luxottica fa un bilancio degli ultimi quattro anni di Luxottica sotto la guida diretta del fondatore Leonardo Del Vecchio. Ieri, a Milano, si è riunito il consiglio di amministrazione della società in quella che è, a tutti gli effetti, l’ultima seduta prima del delisting. Il board ha colto l’occasione per tirare le fila della gestione del gruppo dal rientro di Del Vecchio, avvenuto nel 2015. Un percorso, durato quattro anni, nel corso del quale, sottolinea la nota diffusa dal gruppo al termine del cda, si è assistito a «un profondo rinnovamento strategico, operativo, tecnologico e manageriale». Tanto lavoro, ricorda la nota, è stato fatto nella semplificazione organizzativa con «la semplicità che è tornare a governare processi e relazioni in agenda». Ma hanno contribuito alla trasformazione del gruppo anche il nuovo assetto di governance deciso dal fondatore e la digitalizzazione, con la tecnologia che è divenuta «l’asse portante di ogni funzione aziendale».

In questo quadro, i risultati registrati dal gruppo sembrano premiare le scelte strategiche del fondatore. Due numeri sintetizzano la crescita del colosso degli occhiali. Dal confronto dei risultati cumulati negli ultimi quattro anni rispetto al periodo 2010-2013 «le vendite cumulate sono cresciute di circa il 40% da 26 miliardi a 36 miliardi; l’utile operativo adjusted è cresciuto di circa il 60%; l’utile netto adjusted cumulato è salito dell’80% e il valore medio del margine netto è salito dal 7,5% circa a oltre il 10%». Tutto ciò si è tradotto in una importante creazione di valore per gli azionisti con un dividendo cumulato quasi doppio negli ultimi quattro anni rispetto a quello riconosciuto nel periodo 2010-2013.

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