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Lvmh rinuncia all’acquisizione di Tiffany per i dazi sui prodotti francesi

L’annunciato takeover salta dopo una lettera del governo di Parigi che chiede di ritardare l’operazione contro i dazi Usa imposti ai prodotti francesi

di Riccardo Barlaam

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(Reuters)

L’annunciato takeover salta dopo una lettera del governo di Parigi che chiede di ritardare l’operazione contro i dazi Usa imposti ai prodotti francesi


2' di lettura

NEW YORK - Lvmh Moet Hennesy fa un passo indietro nell’acquisizione da 16 miliardi di dollari di Tiffany. Il takeoker non si farà. Per ragioni politiche. Il colosso della gioelleria americana non finirà in mano francesi dopo una lettera del governo francese che chiede a Lvmh di ritardare l’operazione «così com’è» oltre il 6 gennaio 2021, alla luce dei nuovi dazi tariffari degli Stati Uniti sui prodotti francesi che potrebbero essere decisi sempre a seguito della sentenza Wto sugli aiuti di stato ad Airbus (che ha colpito anche l’Italia pur non facendo parte del consorzio Airbus, ndr).

Crollo in Borsa
«Lvmh, allo stato attuale, non è nelle condizioni di procedere con l'acquisto di Tiffany», si legge in una nota del gruppo francese. Il colosso della moda francese ha reso noto inoltre di avere ricevuto da Tiffany un’ulteriore richiesta di estendere la scadenza per concludere il deal dal 24 novembre al 31 dicembre. Sarà determinante per capire se la M&A si farà la risposta dell’amministrazione americana sui nuovi dazi, così come chi siederà alla Casa Bianca dopo il 3 novembre. A Wall Street negli scambi pre mercato le azioni di Tiffany sono crollate del 13%, Lvmh cede in questo momento lo 0,5% a Parigi.

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Tiffany avvia una causa
Tiffany dalla sua parte come risposta al no di Parigi ha avviato una causa in un tribunale del Delaware per chiedere il rispetto dei patti: «La causa - è scritto in una nota della società - non solo chiarisce che Lvmh viola i suoi obblighi per ottenere l’autorizzazione dell’antitrust ma confuta anche le argomentazioni di Lvmh secondo cui può evitare di completare l’acquisizione sostenendo che la transazione è in qualche modo incoerente ai suoi doveri patriottici come società francese”.

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