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Lyft, chi è l’investitore italiano che ha scommesso un milione di dollari

di Alessia Maccaferri


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2' di lettura

Fiato sospeso non solo a Wall Street. A Milano, in via Monte Napoleone, Luca Rancilio segue le notizie sulla quotazione di Lyft, la società californiana competitor di Uber con oltre un milione di corse al giorno sui suoi taxi prenotati via app. “Era il 2015 e siamo venuti a conoscenza dell’opportunità di investimento tramite un programma Credit Suisse. In quello stesso round entrò anche Gm” racconta Luca Rancilio, che guida il suo family office, dopo aver venduto nel 2013 la storica azienda produttrice di macchine da caffè.

“Andai da Brian Roberts, cfo di Lyft per la due diligence. Mi disse: nel 2025 i millennial non compreranno più l’auto. Per la mia generazione l’auto è sempre stata uno status symbol. Mi sono sentito vecchio ma ho capito che lì c’era valore. Ci abbiamo messo un milione di dollari. L’azienda nel 2015 valeva 3,8 miliardi di dollari, oggi è stimata tra 20-25 miliardi e io Brian siamo diventati buoni amici” sorride Luca Rancilio, 49 anni, che in cinque anni ha investito 15 milioni di euro tra venture capital e private equity.

Nel 2015 Luca Rancilio, assieme alla sorella Silvia e alla madre, ha iniziato a investire in Dental Pro e SoundReef – gestore indipendente di diritti d’autore - e non si è più fermato. “Abbiamo investimenti in realtà come Airbnb e Uber – aggiunge Rancilio – Cerchiamo aziende innovative ma non necessariamente digitali: per esempio in Italia abbiamo quote di Legami, che sta rivoluzionando il mondo della cartoleria”.

I tre quarti degli investimenti sono all’estero: “In questo siamo un fondo di famiglia un po’ atipico per l’Italia, siamo noi ad andare a cercare le opportunità di investimento migliori su scala internazionale. E siamo interessati a tutte quelle realtà che stanno cambiando i paradigmi” aggiunge Luca Rancilio che a vent’anni si ritrovò, con la sorella e i cugini, alla guida dell'azienda di famiglia dopo la morte del padre Romano.

Rancilio Cube è interessata all’impact investing, agli investimenti con ritorno non solo finanziario ma anche sociale e/o ambientale. Ha contribuito a realtà come Treedom, la piattaforma che permette di piantare alberi a distanza tenendoli monitorati online. E come Wami, la startup di acque minerali che destina una parte del ricavato alla costruzione di pozzi in Africa.

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