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Lyft, ecco chi ha fatto fortuna con l’Ipo: dai fondatori alla giapponese Rakuten

di Marco Valsania

(AFP)

4' di lettura

NEW YORK - Chi sono i miliardari - o quantomeno i veri arricchiti - di Lyft all’indomani del suo sbarco a Wall Street? Non gli autisti. Neppure l’universo dei reali e potenziali passeggeri (gran parte della popolazione, visto che le sue corse sono ormai disponibili su oltre il 90% del territorio statunitense). Il trasporto sarà anche alternativo, non così le fortune finanziarie. Quelle appartengono a tasche note, quelle dei più facoltosi e lungimiranti investitori. Anzi, in un “modello” che minaccia di ripetersi con altre grandi Ipo previste nei prossimi mesi, il novero di chi farà tesoro, letteralmente, degli sbarchi in Borsa sarà paradossalmente più rarefatto che in passato. Grandi aziende, grandi investitori, fondi colossali. Nel caso di Lyft, accanto ai fondatori, spuntano General Motors, Fidelity, Google e il re dell'e-commerce giapponese Hishiro Mikitani di Rakuten.

Al lavoro sono ferree e semplici regole del mercato. L'anzianità stessa di questi unicorni - le società che vantano valutazioni superiori al miliardo prima di quotarsi - limita forse rischi, visto che il loro business ha avuto tempo di consolidarsi, ma di sicuro anche l’impatto che possedere oggi i loro titoli potrà avere per futuri piccoli azionisti. Promette di guadagnarci, salvo shock, chi ha potuto e saputo entrare presto nel gioco. Da quel momento sono passati anni, spesso molti anni; sei nel caso di Lyft, dieci per la rivale Uber. Una protetta infanzia e adolescenza al riparo dagli sguardi e controlli indiscreti del pubblico grazie al sostegno assicurato da ampia liquidità, gonfiata dalle politiche di stimolo delle banche centrali, in cerca di mete. Lyft ha rastrellato quasi cinque miliardi di finanziamenti dalla nascita all'Ipo; Uber è arrivata a 20. È difficile tuttavia immaginare che aziende appunto già almeno parzialmente mature possano facilmente mantenere tassi di crescita da neonati.

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La classifica dei nomi degli influenti fortunati di Lyft, pur provvisoria e soggetta a variazioni di valore con le oscillazioni del titolo, è presto fatta. I valori delle quote sono calibrati alla chiusura del titolo di ieri, in rialzo dell'8,7% a 78,29 dollari, che ha dato all'intera società una valutazione da 26,5 miliardi.

Rakuten
Con una quota del 13,1%, il colosso giapponese di e-commerce del 53enne Hiroshi Mikitani è il maggio azionista. La sua partecipazione, frutto di ripetuti investimenti, vale oggi 2,5 miliardi di dollari, un multiplo della sua scommessa. Il suo primo e principale ingresso avvenne infatti nel 2015 quando per 300 milioni si aggiudicò l'11,9% della società. Mikitani, considerato gran rivale del patron di SoftBank Masayoshi Son, ha un patrimonio personale stimato in 4,9 miliardi.

General Motors
Il gruppo di Detroit aveva investito 500 milioni nel 2016; oggi il valore di quella partecipazione è triplicato a 1,5 miliardi. È stata la prima grande casa automobilistica a scommettere sul ride-hailing.

Fidelity
Il gigante dei servizi finanziari e dell'asset management ha una “fetta” di Lyft stimata a sua vota in 1,5 miliardi. In tutto, guidando round di investimenti, Fidelity aveva iniettato in Lyft circa 800 milioni.

Andreessen Horowitz
La società di venture capital, che ha quota in numerosi altri unicorni tecnologici da Slack a Pinterest e Airbnb, vanta una partecipazione pari al 5,5% valutata ora 1,2 miliardi. Era stato tra i primissimi investitori, guidando un round di finanziamenti da 60 milioni nel 2013.

Capital IG
Il braccio d'investimento di Google (era un tempo battezzato Google Capital) ha una quota stimata in 1 miliardo. Aveva capitanato una cordata di investitori in Lyft nel 2017. Nato nel 2013, si concentra su startup tecnologiche già grandi e consolidate, investendo in società quali Airbnb (che forse andrà in Borsa l'anno prossimo) e la già quotata Snap.

Logan Green e John Zimmer
Il chief executive e co-fondatore di Lyft Logan Green e l'altro co-fondatore e direttore generale John Zimmer, entrambi 35enni, non diventano miliardari ma i loro patrimoni in azioni varranno centinaia di milioni di dollari: 655,6 milioni nel caso di Green; 452,1 milioni in quello di Zimmer. Assieme detengono meno del 5% del gruppo, del quale mantengono però il controllo attraverso una speciale classe di azioni con diritto di voto.

Floodgate
Gruppo di venture capital nato nel 2010, specializzato in tecnologia e anzitutto in startup di Silicon Valley, ha oggi una quota da 120,2 milioni. È stato tra i grandi sostenitori di Lyft fin dalla sua prima versione, chiamata Zimride e dedita alla condivisione di lunghi tragitti per giovani e studenti.

Valerie Jarret
L'ex consigliere di Barack Obama in politica interna tra il 2009 e il 2017 ha una partecipazione in Lyft del valore di 520.237 dollari. Dal 2017 è anche entrata nel consiglio di amministrazione della società.

Lyft, visto l'ottimismo che ha generato tra gli investitori, dovrebbe essere solo l'inizio delle fortune scaturite dalla nuova ondata di Ipo tech. Nelle altre startup-unicorno candidate a imminenti sbarchi a Wall Street si incontrano alcuni degli stessi soci eccellenti, o a volte una selezione solo leggermente più ampia. Per Uber, con i suoi potenziali 120 miliardi di valutazione, a fianco del Ceo Dara Khosrowshahi e del fondatore poi estromesso dai vertici Travis Kalanick, si contano il fondo venture capital Benchmark e Gv, braccio finanziario di Alphabet, ancora Fidelity e poi Microsoft, il fondo sovrano saudita, SoftBank e Toyota. A Pinterest , valutata forse 12 miliardi, alle spalle del co-fondatore e Ceo Ben Silberman svettano gli altri co-fondatori Evan Sharp e Paul Sciarra, le finanziarie Bessemer Venture Partners e Valiant Capital Management, ancora una volta Fidelity e Adreessen Horowitz e infine FirtsMark Capital. Slack, stimata 7,1 miliardi, ha in prima linea i co-fondatori Stewart Butterfield (chief executive) e Cal Henderson, i protagonisti del venture capital Accel e Social Capital, l’onnipresente Andreessen Horowitz e il Vision Fund giapponese, impegnato nell'hi-tech e capitanato dalla SoftBank di Masayoshi Son.

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